5 centimeters per second

5 centimeters per second

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Evitando le facili scappatoie nella fantascienza, che pure rendevano ammalianti le sue opere precedenti, il trentacinquenne regista di Nagano trova il coraggio per affrontare di petto la sfida più ardua che un film d’animazione può porsi, quella del realismo: e la vince a mani basse. 5 centimeters per second ha vinto il Lancia Platinum Grand Prize al Future Film Festival 2008.

Frammenti di un discorso amoroso

Dopo essere stati trasferiti presso la stessa scuola, Takaki e Akari diventano grandi amici. Ma quando le loro famiglie devono nuovamentre trasferirsi, la loro vita cambia. Dopo un anno di separazione, Takaki sta per reincontrare Akari. Seduto sul treno da Tokyo, tutti i ricordi gli tornano alla mente… [sinossi]

Il nome di Makoto Shinkai non è particolarmente noto al pubblico italiano, per quanto abbia ricevuto una piccola eco nel 2002, dato il successo di critica del suo Hoshi no Koe/Voices of a Distant Star, luccicante cortometraggio che sfruttava le dinamiche del cinema di fantascienza per puntare l’occhio sulle umane vicende, architettando una storia d’amore struggente in cui le emozioni raggiungevano il climax senza alcuna forzatura apparente da un punto di vista diegetico e narrativo. Ed è un peccato che la sua esperienza autoriale viva nel ghetto umbratile e non sempre illuminato dei cultori del cinema d’animazione giapponese, perché fuoriuscendo dalla visione di 5 centimeters per second l’impressione, netta, è quella di trovarsi di fronte a un cineasta tutt’altro che trascurabile.

A un primo impatto 5 centimeters per second appare come la sublimazione dell’intero corpus autoriale portato avanti nel corso delle sue opere da Shinkai: sia i corti degli esordi, tra cui il già citato Voices of a Distant Star, che il lungometraggio del 2004 Kumo no mukô, yakusoku no basho/The Place Promised in Our Early Days, erano la messa in scena di un’umanità scandagliata attraverso il filtro del cinema fantastico e di fantascienza. Il genere correva in aiuto di Shinkai, dunque, e il giovane regista si divertiva a scardinarne i punti fermi attraverso una messa in scena rarefatta, dedita al minimale, in cui solo ragionando sui dettagli (anche i più insignificanti) si poteva arrivare ad avere una visione d’insieme. Anche 5 centimeters per second mostra un procedimento simile; le tre storie, dipanate nel corso degli anni, di cui è protagonista il giovane Takaki e il cui collante è il percorso di crescita e maturazione sentimentale del ragazzo, scorrono davanti ai nostri occhi attraverso una sequela di particolari apparentemente slegati tra loro. Vediamo immagini bucoliche, ci soffermiamo su un megafono posto in mezzo a un campo, osserviamo l’immobile e sudata stanchezza di alcuni calciatori in panchina, e via discorrendo. In una serie continua di meticolosi piani sequenza a macchina fissa (notevole il senso di caducità e nostalgia che Shinkai riesce a rendere mostrando solo un’aula scolastica vuota, con le sedie ordinate, eccezion fatta per una), il regista costruisce una narrazione che più che episodica – dopotutto la voce narrante ci pone di fronte a una fabula niente affatto raffazonata, e priva di buchi – ci sembra naturale e giusto definire lirica.

È un vero e proprio procedimento poetico quello messo in atto da Shinkai, un verismo lirico che non ha molti eguali di questi tempi, e non solo per quanto concerne il cinema d’animazione. Evitando le facili scappatoie nella fantascienza, che pure rendevano ammalianti le sue opere precedenti, il trentacinquenne regista di Nagano trova il coraggio per affrontare di petto la sfida più ardua che un film d’animazione può porsi, quella del realismo: e la vince a mani basse. Certo, il suo modo di narrare, così letterario e dilatato, potrà facilmente attirare non poche critiche da chi vede ancora gli anime come un balocco che deve primariamente porsi il problema di stupire, frastornare e sorprendere (neanche stessimo parlando di saltimbanchi…), ma poche volte, lo ammettiamo, siamo stati spinti alla commozione come durante la visione dell’ultimo parto artistico di Shinkai. Una commozione mai ricattatoria, magari “semplice” – dopotutto lo studio dell’adolescenza è, anche e soprattutto nell’animazione giapponese, uno dei punti cardine del cinema romantico – ma capace di una purezza di sguardo e di una sincerità che devono essere senza dubbio riconosciute e applaudite.

Un piccolo grande film (dopotutto dura appena un’ora e uno scampolo di minuti), 5 Centimeters per Second, ennesimo tassello luminoso della grande epopea le cui gesta Elio e le Storie Tese ebbero modo di cantare come Cartoni animati giapponesi.

Info
Il trailer originale di 5 centimeters per second.
La scheda di 5 centimeters per second su AnimeNewsNetwork.
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