Monster X Strikes Back: Attack the G8 Summit!

Monster X Strikes Back: Attack the G8 Summit!

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Con Monster X Strikes Back: Attack the G8 Summit! Minoru Kawasaki firma un delirante omaggio ai kaiju eiga, recuperando dalle memorie del tempo cinematografico il mostro Guilala. Con uno spassoso cameo di Takeshi Kitano.

Il ritorno dei Mostri Giganti!!!

Il 7 luglio 2008 i leader delle nazioni più industrializzate del pianeta (Stati Uniti d’America, Regno Unito, Germania, Francia, Giappone, Italia, Russia e Canada) si riuniscono presso il Lago Toya, nell’isola di Hokkaidō per il summit del G8. Due giornalisti, Sumire Sumidagawa e Sanpei Toyama, si allontanano dal lago, imbattendosi in un villaggio: lì gli abitanti stanno eseguendo delle bizzarre danze e delle preghiere rituali. Nel contempo, mentre è in atto una discussione sul riscaldamento globale tra i leader, una sonda spaziale cinese cade su Sapporo: una spora extraterrestre, portata sulla Terra dalla sonda, si ingigantisce fino a trasformarsi in un enorme mostro, ribattezzato Girara… [sinossi]
Finalmente la presenza dell’Italia al G8 ha un senso.
Presidente Burger, USA

La visione di un film come Monster X Strikes Back: Attack the G8 Summit! ha risvegliato in noi interrogativi in realtà mai definitivamente sopiti: era infatti da qualche tempo che ci chiedevamo se stesse nascendo, in maniera più o meno sotterranea, una nuova generazione di kaiju eiga, i film di mostri giganti che imperversavano sugli schermi nipponici tra gli anni ’50 e i ’70. Era quella l’epoca di Godzilla, Mothra, Gamera, King Ghidorah, Rodan e dei loro fratellini e antagonisti: dopo aver sbancato i botteghini a ripetizione, con film che spesso e volentieri (purtroppo) vivevano di rendita grazie ai loro predecessori, questi bestioni vennero relegati in ruoli di secondo piano, pur senza mai abbandonare la contesa. Non è certo stato per caso che il rinnovato interesse di pubblico e cinefili verso le gesta dei mostri giganti sia venuto al di fuori dei confini giapponesi: i coreani hanno messo sul piatto della bilancia l’ottimo The Host di Bong Jon-hoo e il miserando D-War di Shim Hyung-rae (già regista del trascurabile Yonggary), gli statunitensi hanno risposto con il sorprendente Cloverfield di Matt Reeves, che omaggiava il Godzilla di Ishiro Honda fin nella scelta della colonna sonora. Dal Giappone era arrivata una più che decente ennesima avventura di Gamera (Gamera the Brave di Ryuta Tazaki), ma il film che era più atteso al varco era proprio quello di Minoru Kawasaki: attesa giustificata, almeno a giudicare dal risultato finale.

Spingendo il piede sul pedale del demenziale, il cinquantenne regista nipponico, soprannominato “l’Ed Wood del Giappone” – nomignolo dopotutto imperfetto, visto che al contrario dell’autore di Plan 9 from Outer Space, Kawasaki sembra estremamente consapevole di ogni scelta artistica operata -, disegna un monster movie buffo e dalle coordinate anarcoidi e imprevedibili. Aggiornando il tema ecologico da sempre caro ai kaiju eiga (lo stesso Godzilla altro non era se non un “figlio della bomba”), Kawasaki si fa beffe dei potenti della terra, arrivando a descrivere i leader del G8 come un mucchio selvaggio di malati cronoci di protagonismo, viziosi egocentrici privi del minimo senso del reale. In un crescendo anomalo e disturbato, Monster X Strikes Back: Attack the G8 Summit! riesce nell’arduo compito di creare un mostro (o meglio, ricreare, visto che Guilala era stato già protagonista, nel 1967, del misconosciuto The X from Outer Space) e un antagonista del tutto imprevedibili e spassosi. Abbandonando quasi da subito qualsiasi pretesa di pathos, Kawasaki si concentra su una messa in scena palesemente artefatta, in cui il ruolo della finzione si eleva a vero e proprio codice etico e l’accettazione dell’improbabile diventa l’unico vero pass per riuscire a entrare nella pellicola.

Nella sua negazione, divertita e sorniona, di qualsiasi segmento di potere, il film esaurisce la sua funzione di opera politica, tirando non poche stilettate a destra e a manca, annichilendo ogni rigurgito patriottardo (da sempre una delle armi non dichiarate del genere) e mettendo alla berlina l’apparato istituzionale. Difficile rammentare tutte le battute che si susseguono sulla contemporaneità politica: quella che più ci ha colpito, per ovvie ragioni, l’abbiamo posta in apertura di recensione. Dotato della rara capacità di aggirare la volgarità senza rinunciare mai al cattivo gusto, Kawasaki si conferma cineasta demodé e fuori tempo: i suoi effetti speciali, volutamente superati, donano un’aura di cristallizzazione magica all’intera struttura narrativa. Non si tratta solo di assecondare l’aspetto più demenziale della vicenda – a quello semmai pensa il geniale dio Také-majin interpretato da Takeshi Kitano -, ma di sposare una scelta filologica ben precisa, a ennesima dimostrazione della totale mancanza di casualità alla base del progetto. Solo il cinema giapponese poteva essere capace di uscire indenne da una sfida così in bilico sul confine tra lecito e ridicolo, e Monster X Strikes Back: Attack the G8 Summit! riesce pienamente nell’intento.
Un’avventura ludica dalla quale si esce con la rassicurante consapevolezza di non dover definire estinti i kaiju eiga, che un tempo prefiguravano scenari futuri di tregenda e oggi, più prosaicamente, non esitano a sganasciarsi del farsesco presente.

ps. Un’annotazione speciale la merita la danza di Guilala davanti al sole morente: una delle sequenze più poeticamente dementi viste di recente.

Info
Una clip sottotitolata in inglese di Monster X Strikes Back: Attack the G8 Summit!
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