Dots

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Assai distante dalle consuete strutture narrative, Dots “racconta” il movimento e la musica: quasi un incrocio tra animazione e performance jazzistica.

Norman McLaren (1914-1987), celeberrimo animatore nato in Scozia ma trapiantato in Canada (il legame tra McLaren e il glorioso National Film Board of Canada è quasi simbiotico), è stato uno dei grandi sperimentatori e innovatori del cinema d’animazione (si pensi al rivoluzionario utilizzo dei corpi umani per il cortometraggio Neighbours, 1952). Prima di approdare al NFB canadese nel 1941, McLaren realizzò tra le varie opere “giovanili” tre corti finanziati dal Guggenheim Museum: Allegro (1939), Loops (1940) e Dots (1940), in cui portava avanti le sue sperimentazioni, dipingendo direttamente su celluloide e realizzando colonne sonore elaborate meccanicamente.

Dots, cortometraggio di nemmeno due minuti, sviluppa la ricerca sulle forme, i colori, il movimento e l’interazione coi suoni e la musica sintetica. Dietro l’apparente semplicità dei puntini che si muovono e si deformano sul fondale rosso si cela l’incessante ricerca di nuove tecniche espressive (e negli anni arriveranno le incisioni con gli spilli, la pittura del nastro secondo la lunghezza, la metamorfosi continua dei disegni, l’animazione dei corpi umani e via discorrendo) e l’assoluta centralità del movimento, della danza che si crea grazie all’unione dei vari disegni – “L’animazione non è l’arte del disegno che si muove, ma del movimento disegnato; l’essenziale non è quello che si trova in un disegno, ma quello che si crea fra disegni legati in serie”, “Ogni film per me è una specie di danza, perché la cosa più importante nel film è il movimento. Non importa che cosa io faccia muovere: gente, oggetti, disegni. In qualunque modo sia fatto, è una forma di danza” (Norman Mclaren).

Immagine anteprima YouTube
INFO
Il sito del National Film Board of Canada.
La scheda di Dots sul sito del NFBC.

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