Principesse ed eroi, giganti e maiali [3]

Principesse ed eroi, giganti e maiali [3]

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2.03 – L’EPOCA DELLE DONNE

Il cinema di Hayao Miyazaki (Il mio vicino Totoro, Ponyo sulla scogliera, Kiki consegne a domicilio, La città incantata) è spesso un viaggio nel mondo dei bambini, uno sguardo sincero e attento alla sensibilità dei più piccoli.

 

2.04 – SOLO I BAMBINI POSSONO VEDERE TOTORO!

Cercare delle ghiande nel prato, scrutandolo attraverso un secchio metallico sfasciato; notare due puntine bianche che trotterellano sopra il livello dell’erba e seguire il loro buffo padrone che ondeggia tra il bianco ed il trasparente… non è cosa da tutti, non bastano due occhi attenti e una buona vista.
La naturalezza e il candore dello spirito permettono ai bambini di vivere il mondo su un piano diverso e inaccessibile agli adulti, soffocati dai ritmi e dal peso della società. Le gabbie della routine e della forma sono un filtro che offusca lo sguardo immaginifico, allontanando le persone dal loro passato di adolescenti e fanciulli.

Miyazaki ha sempre realizzato film pensando alle nuove generazioni e raccontando storie su di loro. Il suo cinema è spesso un viaggio nel mondo dei bambini, uno sguardo sincero e attento alla sensibilità dei più piccoli. La grandezza dell’autore nipponico non è solo nella perfezione delle ambientazioni, nel maniacale perfezionismo e nei suoi profondi messaggi ambientalisti e pacifisti, ma si riconosce anche nella rara sensibilità con cui riesce a descrivere un’età che per molti adulti è oramai incomprensibile.

Il mio vicino Totoro, Kiki’s Delivery Service, La città incantata e Ponyo sulla scogliera sono le pellicole interamente dedicate all’infanzia e al passaggio nell’adolescenza. Totoro, concepito nel 1976 subito dopo l’esperienza di Panda Kopanda e dopo che Miyazaki ebbe visionato i documentari televisivi Nippon no Shizen (trad. la natura del Giappone) e Nichijo no Ugoki (trad. il muoversi giornaliero), è la vicenda più intimista e autobiografica realizzata dal regista.

«Esisteva un collegamento perfino più stretto con la sua vita e il suo film, poiché la madre è stata ricoverata in ospedale e costretta a letto a causa della tubercolosi alla spina dorsale per la maggior parte della sua fanciullezza. Non viene mai detta esplicitamente la natura della malattia della madre nel film […] ma l’ospedale Shichikokuyama nel quale la madre è ricoverata era, al tempo, nella realtà, un centro di prestigio per la cura della tubercolosi, e la piccola Mei ha quasi la stessa età del giovane Hayao quando ha avuto inizio la malattia della madre […] Il setting ha avuto risonanza per Miyazaki adulto, che vive nella città di Tokorozawa della Prefettura Saitama, luogo dove è ambientato il film. La zona in questione è adesso un sobborgo dormitorio di Tokio, ma al tempo della storia era una comunità sviluppatasi nelle Sayama Hills». [1]

Mei e Satsuki [2], le piccole protagoniste della pellicola, stringono un’affettuosa amicizia con gli spiriti dei boschi, confermando il ruolo fondamentale che hanno i ragazzi nel riavvicinare gli uomini alla natura per Miyazaki. Mei, come qualsiasi bambino di quattro anni, storpia le parole, non ha un grande senso dell’orientamento e del tempo ed è spinta da un’infaticabile curiosità: travolgente e inarrestabile, esprime i suoi sentimenti senza pudori ed è un inno alla gioia di vivere. Satsuki, graziosa ragazzina di dieci anni con un carattere aperto e responsabile, si occupa della sorellina e aiuta il padre: cosciente dello stato di salute della madre, affronta con maturità le difficoltà, ma non ha fretta di crescere, trovandosi a proprio agio nella dimensione fanciullesca di Mei e Totoro.

Con l’opera successiva, Miyazaki, ispirandosi all’omonimo romanzo di Eiko Kadono, narra l’apprendistato della streghetta Kiki, metafora del passaggio della protagonista in una fase della vita più complessa e autosufficiente. Kiki ha tredici anni e, per completare il suo tirocinio di maga, deve vivere per un intero anno in una nuova città contando solo sulle proprie forze. Oltre ai problemi pratici di tutti i giorni, deve affrontare nuovi sentimenti come la solitudine, l’indifferenza di alcune persone e l’amore per il coetaneo Tombo. Kiki riesce a superare tutte le prove, anche la temporanea perdita della facoltà di volare, grazie alla sua forza interiore e all’aiuto delle brave persone che incontra nel corso della sua avventura. Osono e suo marito, proprietari del panificio, le offrono lavoro ed ospitalità, trattandola come una figlia. Tombo riesce a risollevarla anche nei momenti di maggiore sconforto. Infine una giovane pittrice, Ursula, che ha già vissuto questa fase della vita, è un prezioso esempio e fonte di consigli.

Kiki’s Delivery Service è l’affermazione di Miyazaki del valore della gente comune e della vita di tutti i giorni, dell’importanza delle brave persone nel processo di crescita di un ragazzo. Un film che pone l’accento sulle piccole cose che affrontiamo e condividiamo giornalmente.

 

2.05 – GIOVANI CON LE RUGHE

Nei film di Miyazaki è sempre presente la figura dell’anziano, sia nella forma di “vecchio saggio” sia in quella di adulto che si riavvicina alla sua fanciullezza.

«La figura dell’anziano è, al pari dei bambini, forte e radicata nei topos di Miyazaki […] Miyazaki crea un passaggio fra passato (gli anziani) e futuro (i bambini) che gli adulti si ritrovano a percorrere nel presente, liberi di scegliere se ignorare quei due mondi per così tanti aspetti affini o se prendervi parte, recuperando così un equilibrio interiore a cui avevano rinunciato ormai da troppo tempo (Monsley). L’anziano non a caso è un elemento destabilizzante: ha ormai superato la fase dell’età adulta, tornando ad una condizione raffrontabile a quella dei bambini». [3]

I giovani protagonisti tengono in grossa considerazione le parole degli anziani, instaurando con loro un solido legame affettivo. Il loro rapporto è più diretto e naturale, poiché l’età li ha riavvicinati, in una sorta di ciclico ricongiungimento dell’anziano all’infanzia.
La Gran Dama di Nausicaä della Valle del vento è la donna più anziana della Valle del Vento e ricopre il ruolo di “grande saggia”. Nonostante l’età avanzata non ha timore di opporsi con dure parole all’esercito invasore di Tolmekia. Attraverso le sue parole veniamo a conoscenza della leggenda del salvatore della Valle e attorno a lei si stringono i bambini nei momenti più drammatici. È la memoria storica e la guida spirituale della Valle.

Hi-Sama, la sacerdotessa del villaggio degli emishi, ricopre lo stesso ruolo in Princess Mononoke: è lei a interpretare il significato dell’attacco del Tatarigami, il dio-cinghiale trasformato in demone dal dolore, ordinando ad Ashitaka di abbandonare il villaggio e di dirigersi verso ovest per «esaminare i fatti con sguardo limpido e cristallino» [4]. La sua esperienza e il suo oracolo suonano come delle sentenze scolpite nella roccia e nessuno si oppone alle sue parole o tenta di fermare Ashitaka, che eppure era destinato a diventare l’ultima guida della stirpe degli emishi.
Nanny, nonostante il peso degli anni, lavora instancabilmente nelle risaie della sua campagna e aiuta la famiglia Kusakabe di Totoro nei lavori domestici, facendo da balia a Mei in assenza del padre e della sorella. È molto amata da Satsuki, che le confida i suoi timori sulla salute della madre. È proprio lei a spiegare alle due bimbe la natura dei Susuwatari [5] , che anche lei ricorda di aver visto nella sua infanzia.
Madame è una raffinata signora che vive in un’antica villa di Colico, insieme alla sua devota governante. Colpita dall’ingenuità e dal candore di Kiki la tratta come una nipotina, spronandola ad andare avanti con le proprie forze, senza mai tirarsi indietro.

Mamma Dola è il capo della Dola Gang di Laputa, un’allegra banda di pirati dell’aria. È una vedova autoritaria e indipendente che conduce una vita all’insegna dell’azione e del pericolo. Dopo aver preso con sé Pazu e Sheeta, facendoli lavorare duramente come mozzi, rivela il suo vero carattere di donna tenera e comprensiva. Commossa dal coraggio dei due giovani, si schiera dalla loro parte sfidando il pericolosissimo Muska e rischiando la vita. Ryoko Toyama, analizzando questo personaggio, ha trovato dei collegamenti che ne farebbero una “Sheeta anziana”.

«Nella camera da letto di Dola si trova il dipinto di una ragazza con i codini. Lei (Dola) è piuttosto carina e si potrebbe dire che esiste una forte rassomiglianza tra lei e Sheeta. Particolare ancora più importante, Sheeta dimostra la stessa fermezza, lo stesso coraggio e la stessa intelligenza che hanno permesso a Dola di diventare un grande pirata […] Inoltre, l’ultimo marito di Dola […] era un ingegnere geniale e inventò i flapter […] Pazu, che desiderava diventare anch’egli un ingegnere, stava costruendo un aeroplano personale a casa sua». [6]

Il dottor Briack Rao, nonno di Lana, ha un ruolo determinante in Conan, il ragazzo del futuro: è l’ultimo scienziato esistente in grado di far funzionare la Torre del Sole ed è il leader carismatico di Hyarbor. Responsabile a suo tempo della catastrofe, lotta disperatamente per salvare la popolazione di Indastria. Inizialmente celato dietro la falsa identità di Patch, il burbero ingegnere del cantiere di recupero della nave Salvage, dimostra poi tutto il suo valore e il suo buon cuore. I suoi poteri telepatici evidenziano il legame affettivo con Lana e l’eccezionalità delle doti intellettive. Anche il nonno di Conan, ucciso dai soldati di Indastria all’inizio della serie, viene più volte ricordato dal protagonista con affetto e tristezza, accompagnandolo in tutte le sue avventure.

Con Il castello errante di Howl Miyazaki realizza quello che può essere considerato un manifesto della terza età: la protagonista Sophie, trasformata in una ricurva novantenne dalla Strega delle Lande Desolate, è un miracolo di character design e un inno a un periodo della vita che viene generalmente interpretato in un’ottica esclusivamente negativa. Miyazaki riesce, cosa evidentemente inusuale e ben poco commerciale, a incentrare tutta la pellicola su una protagonista anziana, ribaltando gli stilemi del genere e, in fondo, del proprio cinema (la Sophie giovane, infatti, ha quasi la funzione di cornice narrativa). Le difficoltà, anche fisiche, della vecchiaia non sono messe in secondo piano (si pensi alla bellissima sequenza della scalinata del Palazzo Reale o all’ascesa della montagna), eppure a emergere è la rinnovata forza d’animo del personaggio, arricchito da questa sua nuova, e all’apparenza mortificante, condizione. Come per le due streghe de La città incantata, la forza di Sophie risiede nella propria interiorità, nella conoscenza del proprio io, nell’esperienza di tutta una vita. Il non più giovanissimo autore giapponese, come i suoi personaggi, non si arrende ad una società che ha poca memoria e scarsa consapevolezza.

 

…continua
2.06 – PALADINI DEL MALE, FIGLI DEL POTERE
2.07 – GLI ESSERI GIGANTI

 

Note
1.
«There was an even more personal link between his life and his movie, since his mother had been hospitalised or bedridden with spinal tuberculosis for most of his childhood. We are never explicitly told the nature of Mother’s illness in the movie […] but the Shichikokuyama Hospital in which she is being treated was a real-life centre of excellence for the treatment of tuberculosis at the time, and little Mei is around the same age as the young Hayao was when his mother first became ill […] The setting also had resonance for the grown-up Miyazaki, who lives in Tokorozawa City in Saitama Prefecture where the movie is set. It’s now a bedroom suburb of Tokio, but at the time the story took place it was a farming community set in the Sayama Hills».
Helen McCarthy, Hayao Miyazaki. Master of Japanese Animation, Berkeley, California, Stone Bridge Press, 1999, p. 120.
2. Inizialmente Miyazaki aveva optato per una sola protagonista, quindi decise di farne due, una più giovane ed una più vecchia. «Questo è evidenziato anche con il nome delle giovani: Mei è una versione giapponesizzata di May (Maggio), Satsuki è invece una vecchia parola giapponese che significa “il quinto mese dell’anno” (Maggio)».
Federico Amodeo, Tonari no Totoro, in F. Amodeo e Andrea Piccardo (a cura di), Il magico mondo di Miyazaki, «Special Strike n° 2», I, 2, 1999, p. 38.
3. Alberto Corradi, Hayao Miyazaki. Viaggio nel mondo dei bambini, Venezia, Akromedia, 1996, pp. 3-4.
4. Dialogo tratto da Hayao Miyazaki, La Principessa Mononoke, «Planet Manga», III, 17, gennaio 2000, p. 44.
5. Spiritelli neri e lanuginosi, grossi come palline da ping-pong, che nella tradizione giapponese sono chiamati Makkuro Kurosuke.
6. «In Dola’s bedroom, there is a painting of a girl with pigtails. She (Dola) is rather beautiful, and it could be said that she looks somewhat like Sheeta. More importantly, Sheeta shows the same kind of toughness, bravery, and intelligence which made Dola such a great pirate […] Further, Dola’s late husband […] was a genius engineer, and invented the flapters […] Pazu, who also wants to be an engineer, was building his own plane at his house».
Ryoko Toyama, Laputa: The Castle in the Sky. Frequently Asked Questions, www.nausicaa.net.
Info
La scheda di Hayao Miyazaki su animenewsnetwork.com.
Il sito ufficiale dello Studio Ghibli.
Il sito Nausicaa.net dedicato allo Studio Ghibli.
Il sito del Museo Ghibli.
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