Il rapporto tra uomo e natura nell’opera di Miyazaki [3]

Il rapporto tra uomo e natura nell’opera di Miyazaki [3]

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1.03 INDASTRIA

I luoghi dell’utopia umanista miyazakiana: l’isola di Hyarbor, la Valle del Vento di Nausicaä, la campagna giapponese anni Cinquanta di Totoro, il villaggio degli Emishi di Mononoke Hime, la città di Colico della streghetta Kiki…

 

1.04 – HYARBOR E I PICCOLI PARADISI

Hyarbor è un’oasi felice, un’area incontaminata, scampata miracolosamente alla distruzione, dove la vita ha ripreso a girare a ritmi lenti e pacifici. Sulla piccola isola si lavora per il bene comune e per una giusta tranquillità: la vita è semplice e non è corrotta. Il contrasto con Indastria è forse eccessivo, ma risponde alla logica narrativa di una science fiction per ragazzi. L’insediamento ricorda i paesi montani dei primi del Novecento, con le sue casette e il piccolo lago, con la massiccia guglia di roccia squadrata e con i suoi abitanti, che si conoscono tutti e che hanno gli stessi modesti abiti. La presenza della moderna tecnologia è irrilevante, quasi una scomoda eredità, degli oggetti che vanno usati solamente da mani esperte e responsabili. Ritroviamo le atmosfere di Hyarbor, tra i lavori precedenti di Miyazaki, nel paesino di montagna di Heidi e nel villaggio di pescatori de Il segreto della spada del Sole: ma ancor più numerosi e importanti sono i collegamenti con i suoi lungometraggi successivi.

Nel lungometraggio Nausicaä della Valle del vento, contrariamente alla versione manga in cui era un’ambientazione di sottofondo, la Valle del Vento è il centro narrativo della vicenda: le alte montagne hanno, per il momento, difeso dalla minaccia della foresta tossica questo piccoloparadiso medievale, con il suo castello, i mulini, i rigogliosi raccolti e la laboriosa e pacifica popolazione. Nonostante le similitudini paesaggistiche con Hyarbor, la Vallespeciale-miyazaki-il-rapporto-tra-uomo-e-natura-2-la-valle-del-vento non è circondata da uno splendido mare ma è pericolosamente vicina al mare della Putrefazione e alle sue velenose spore. Giornalmente gli abitanti della Valle sono costretti a bruciare le spore trasportate dal vento, in una battaglia senza fine. In un mondo divenuto sterile e improduttivo e ancora teatro di sanguinose guerre, la terra di Nausicaä rappresenta l’unica scelta per il futuro: il conflitto tra gli esseri umani e l’ecosistema è giunto all’ultimo drammatico stadio e solo un ritorno alla natura può evitare l’estinzione dell’uomo. All’invasione dell’esercito di Tolmekia, il popolo della Valle risponde con tutte le proprie forze e la stessa Nausicaä, quando costretta, si dimostra un’abilissima guerriera: il pacifismo di Miyazaki non è rifiuto delle armi e della autodifesa in caso di pericolo. La giovane principessa uccide e vede altri morire per la sua salvezza, così come Conan non disdegna l’uso della sua incredibile forza e come Ashitaka, ultimo discendente del popolo Emishi in Princess Mononoke, si rivela un implacabile arciere. La Valle del Vento, rispetto ad Hyarbor, è inserita in un contesto geografico e in vicende ben più drammatiche e l’ottimismo di Conan comincia ad appannarsi: lo splendore della Valle non è incontaminato e la minaccia è vicina e concreta.

L’ambientazione di Tonari no Totoro, la campagna giapponese negli anni Cinquanta, è uno dei punti di forza del film: gli sterminati campi di riso e di grano, i prati ricchi di coloratissimi fiori, gli stagni coi girini e i suggestivi tramonti ne fanno il luogo ideale per una tenera favola di due bambine e uno spirito dei boschi. Tutto sembra possibile tra i giganteschi alberi che sovrastano la casa delle due sorelline. L’idilliaco paesaggio e l’innocenza delle protagoniste si fondono in modo assolutamente spontaneo, dando vita a uno struggente affresco di ricordi e di nostalgia per un tempo e dei luoghi oramai lontani. La presenza di un essere come Totoro sembra naturale in un bosco che, realizzato con instancabile attenzione, possiede un’aura magica. La proverbiale meticolosità di Miyazaki e il livello assoluto del suo staff raggiungono, con la realizzazione di questa location, un risultato tecnico e poetico difficilmente eguagliabile.

«Tonari no Totoro tocca gli apici del lirismo di Miyazaki, supportato da un team di artisti capaci di risolvere le variazioni di luce del giorno in ogni più piccolo dettaglio, inondando la pellicola con caldissime luci solari cariche di velate penombre, che trovano il loro corrispettivo nelle ambientazioni notturne.» [1]

Andrew Osmond indica negli scenari il vero punto di forza delle produzioni del maestro del Sol Levante:

«Movimento a parte, dove i film di Miyazaki eccellono è nelle loro composizioni di fondali sublimi e irriducibilmente personali. Contro il simbolismo di animatori più astratti, i film di Miyazaki si gloriano nelle minuzie, fondendo scenari da fonti sia reali che fantastiche, impregnando i luoghi con una meraviglia ad occhi aperti che non riesce a separare città attuali e terre di meraviglie future. Dal sottobosco della giungla tossica di Nausicaä ai saloni sgretolati di Laputa, dal gigantesco albero di canfora di Totoro alle marine di Kiki e Porco Rosso, Miyazaki crea una serie di mondi immaginari ineguagliati nel cinema fantastico.» [2]

La città di Colico, dove si stabilisce la maghetta di Kiki’s Delivery Service, è l’interessante risultato di un puzzle architettonico e paesaggistico ideato da Miyazaki.

speciale-miyazaki-il-rapporto-tra-uomo-e-natura-2-kiki«La città di Colico, dove si stabilisce Kiki, possiede elementi di molte città – Napoli, Parigi, Lisbona, Amsterdam, e perfino San Francisco è stata indicata da chi era convinto di riconoscere un angolo favorito di strada – ma Stoccolma rimane l’ispirazione principale. Miyazaki disse che un lato della città era rappresentato come se confinasse con il Mar Baltico e l’altro lato con il Mediterraneo […] Colico ha parchi e piazze molto costosi, edifici pubblici solenni, piccole strade laterali affascinanti, calme enclavi residenziali e grandi sobborghi ai margini della città. Una volta ancora, Miyazaki crea il sogno di Europa che non fu mai ma che sarebbe potuta essere.» [3]

Anche la tecnologia e i costumi sono allegramente mescolati: il design delle automobili ricorda gli anni Quaranta ma i vestiti alla moda delle ragazzine sono ispirati agli anni Novanta. Inoltre, la storia è ambientata in una sorta di dimensione parallela in cui la seconda guerra mondiale non ha mai avuto luogo. Ancora una volta, Miyazaki ci mostra la sua versione del mondo ideale, un mondo che sarebbe potuto essere. Non è sciocco ottimismo: i paesi o le città di Miyazaki non sono mai zuccherose e stucchevoli utopie, ma, anche nei lungometraggi più leggeri, sono un manifesto poetico e politico basato su un’ideologia che si semplifica sulla pellicola per essere universalmente comprensibile.

Princess Mononoke si apre con l’attacco di un tatarigami, un gigantesco cinghiale trasformato in demone dalle ferite, all’ultimo villaggio degli Emishi, scampato alla dominazione del potere imperiale. La popolazione degli Emishi, insediata nel nord-est di Honshu, è realmente esistita e ha resistito fino al Tredicesimo secolo prima di essere sottomessa. Miyazaki immagina che un piccolo clan degli Emishi sia sopravvissuto alla resa generale – Princess Mononoke è ambientato nella tarda fase dell’era Muromachi (1392-1573), cioè due secoli dopo la reale scomparsa del fiero popolo del protagonista – e che il villaggio non sia mai stato scoperto, conservando un rispetto per la natura e delle tradizioni oramai dimenticate. Ashitaka, discendente della stirpe reale degli Emishi, uccide il tatarigami che aveva improvvisamente attaccato l’insediamento e, colpito dalla maledizione, è costretto a mettersi in viaggio.

Miyazaki non ha mai nascosto la sua simpatia per chi si oppone ai poteri forti: durante la preparazione di Laputa, il castello nel cielo è rimasto impressionato dalla lotta dei minatori contro le industrie e ha cominciato a interessarsi alla storia e alla cultura celtica.

«La mia rabbia verso la superpotenza militare quando lessi il De Bello Gallico di Cesare e Spartacus di Howard Furst, e il coraggio del re dei barbari Celti uscito dalle pagine di Mark of the Horse Lord di Sutcliffe vennero allaspeciale-miyazaki-il-rapporto-tra-uomo-e-natura-3-foresta-mononoke luce insieme e, inoltre, mentre la battaglia dei minatori britannici si univa all’impressione della battaglia di Miike (miniera di carbone) del 1960 […] Andai nel Galles per perlustrare i posti e feci del protagonista del film un giovane minatore prima che le miniere venissero chiuse. Sebbene il film sia stato completato, l’interesse (nei Celti) continua a perseguitarmi.» [4]

L’art director Kazuo Oga, responsabile di molti fondali di Princess Mononoke, si recò sulle montagne Shirakami, parco naturale di proprietà dell’UNESCO, per la location del villaggio di Ashitaka. L’uomo moderno, nei mondi di Miyazaki, ha smarrito la sua vera identità, i legami con madre natura, rinunciando per sempre al passato: anche il recupero di un equilibrio ecologico non potrebbe far tornare la natura al suo stadio mitico. Solo un popolo fuori del tempo può rispettare e meritare un luogo incontaminato.

Con La città incantata e i successivi Il castello errante di Howl e Ponyo sulla scogliera, conclusa (almeno per il momento) la lunga e profonda riflessione sul rapporto tra l’uomo e la natura, Miyazaki recupera suggestioni più favolistiche, dando libero sfogo alla sua imponente forza immaginifica: nelle storie post-Mononoke i conflitti vengono via via smussati, fino a sparire (si veda Ponyo), e i “piccoli paradisi” come Hyarbor o il villaggio degli Emishi, pur trovando degni eredi (e torniamo a Ponyo), si confondono con la messa in scena di un mondo ideale. Nel microcosmo in cui si muovono Sosuke e Ponyo, dalla casetta sulla scogliera fino al vivace ricovero per anziani, ritroviamo buona parte delle tematiche care al maestro giapponese: ancora una volta, dopo la campagna di Totoro e la città di Kiki’s Delivery Service, Miyazaki riesce a rappresentare luoghi che vorremmo poter raggiungere.

 

…continua
1.05  LAPUTA: RITORNO ALLA NATURA
1.06  LA CITTÀ DEL FERRO

 

Note
1. Alberto Corradi, Hayao Miyazaki. Viaggio nel mondo dei bambini, Venezia, Akromedia, 1996, p. 10.
2. Osmond, Andrew, Nausicaä and the Fantasy of Hayao Miyazaki, «Foundation», Issue 72, primavera 1998.
3. «The town of Korico, where Kiki settles, has elements of many cities – Naples, Paris, Lisbon, Amsterdam, and even San Francisco have been put forward by those who feel they recognise a favourite street corner – but Stockholm is the primary inspiration. Miyazaki said that one side of the town looked as if it bordered the Baltic Sea and the other side the Mediterranean […] Korico has expansive squares and parks, dignified public buildings, fascinating little side street, quiet residential enclaves, and green suburbs on the outskirts of town. Once again, Miyazaki creates the dream of Europe as it never was but should have been». Helen McCarthy, Hayao Miyazaki. Master of Japanese Animation, Berkeley, California, Stone Bridge Press, 1999, p. 144
4. «My anger at the military superpower when I read Caesar’s Gallic Wars and Howard Furst’s Spartacus, and the courage of the king of the barbarian Celts that comes out of Sutcliffe’s Mark of the Horse Lord come gushing forth all in a jumble and, moreover, whilst the year-long struggle of the British miners mixed whit impression of the Miike [coal mine] struggle of 1960, these were all imposed on the faces of the Welsh miners in the photographs. I went to Wales to scout locations, and made the film’s protagonist a young boy miner just before the mines were shut down. Although the film has been completed, the interest [in the Celts] continues to dog me». Ivi, p. 97.
Info
La scheda di Hayao Miyazaki su animenewsnetwork.com.
Il sito ufficiale dello Studio Ghibli.
Il sito Nausicaa.net dedicato allo Studio Ghibli.
Il sito del Museo Ghibli.
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