Il rapporto tra uomo e natura nell’opera di Miyazaki [4]

Il rapporto tra uomo e natura nell’opera di Miyazaki [4]

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1.04 – HYARBOR E I PICCOLI PARADISI

La natura che si rigenera, nonostante i disastri causati dall’uomo – l’isola nel cielo Laputa, On Your Mark e il disastro di Chernobyl, il Mare della Putrefazione di Nausicaä – e l’avamposto umano della Città del Ferro di Princess Mononoke.

 

1.05 LAPUTA: RITORNO ALLA NATURA

Laputa è un’isola che fluttua nel cielo, ultima testimonianza di una leggendaria civiltà che in un tempo remoto dominava il mondo. Laputa, oltre alla capacità di volare, è dotata di una tecnologia avanzatissima, di armi micidiali e di favolosi tesori. La piccola Sheeta, che possiede un frammento della Levi Stone, la pietra che permette all’isola di levitare, è inseguita da Muska, cattivissimo agente dei servizi segreti di una non precisata nazione, e dai pirati dell’aria di Mamma Dola. In suo aiuto accorre il giovane Pazu che vorrebbe trovare l’isola per realizzare il sogno del padre. Dopo alterne vicende l’eterogeneo gruppo giungerà sull’isola, dando vita ad un pirotecnico e drammatico scontro finale.
Le armi ad alto potenziale distruttivo ed i temibili robot corazzati equipaggiati di laser fanno di Laputa un’isola della Morte: l’uomo ha nuovamente deviato la sua tecnologia verso l’autodistruzione. La ricchezza e la magnificenza dell’isola sono inutile apparenza, destinata a sgretolarsi come ogni costruzione umana di fronte allo scorrere del tempo ed alla forza della natura.

«Laputa è conosciuta come una macchina da guerra devastante; quando comunque vi atterrano, i personaggi non trovano altro che un rifugio coperto di muschio custodito da ex robot da guerra che si stanno arrugginendo. Un tentativo di riportare Laputa al suo passato splendore finisce in un cataclisma allorché Sheeta usa i propri poteri per disfare l’isola: «Non possiamo vivere disgiunti dalla Madre Terra!». Mentre gli armamenti di Laputa si sbriciolano in mare, la parte a “giardino” dell’isola sale in cielo, libera dall’influenza umana». [1]

Un solo robot da combattimento è sopravvissuto, trasformandosi in un silenzioso e solerte guardiano di questo splendido giardino, abitato da buffi animaletti. Un albero gigantesco sovrasta i palazzi invasi dalla vegetazione e non vi è alcuna traccia dell’uomo. Un ecosistema purificato non prevede necessariamente la presenza dell’uomo: la sopravvivenza dell’umanità è legata alla sua capacità di integrarsi con un sistema infinitamente più grande e potente.
Laputa rappresenta i due poli opposti dell’universo di Miyazaki: da un lato la cieca e distruttrice volontà di onnipotenza dell’umanità, incapace di accettare un ruolo secondario, dall’altro la forza, lenta e inesorabile, della natura che esiste ed esisterà da prima e oltre l’uomo.

Nel videoclip On your mark Miyazaki ripropone, ispirato dal disastro di Chernobyl, una situazione simile a quella dell’isola di Laputa. Nella città russa, che nel video sembra una tipica cittadina del New England, le radiazioni hanno costretto gli abitanti ad andarsene e, col passare del tempo, la vegetazione e gli animali selvatici hanno preso possesso delle strade deserte e delle case, che cominciavano a sgretolarsi.

Il tema della natura che si rigenera, nonostante i disastri causati dall’uomo, è dominante in Nausicaä della Valle del vento: il Mare della Putrefazione, avvolto da miasmi nebbiosi ed abitato da mutazioni gigantesche di insetti, «non è altro che un elemento di pulizia del mondo» grazie al quale «l’inquinamento è assorbito dagli alberi che si pietrificano e così cristallizzano in sabbia il veleno» [2]. L’eventuale estinzione umana è quindi un irrilevante e microscopico avvenimento che non può incidere su un meccanismo autorigenerante che coinvolge l’ecosistema mondiale: l’uomo non è il centro della natura, ma una creatura che deve imparare a integrarsi con l’ambiente per garantirsi la sopravvivenza.

Nel finale di Laputa, il castello nel cielo, l’isola, dopo il crollo della parte inferiore della sua struttura che ha liberato le radici del grande albero, inizia a dirigersi ad altissima quota fino a superare l’atmosfera terrestre: il microcosmo di Laputa sfugge alla forza di gravità, liberandosi così da ogni possibile interferenza umana.

 

1.06 LA CITTÀ DEL FERRO

Il Tatara era un enorme mantice usato per pompare aria nella fornace in cui erano sciolte le sabbie ferrifere: il termine Tatara-ba (trad. luogo del mantice) indica l’insediamento costruito attorno al Tatara e può essere reso in italiano con “città del ferro”.
Sabbia ferrosa e carbone di legna venivano inseriti nella fornace di terracotta e tenuti ad altissime temperature per alcuni giorni, quindi la fornace era abbassata per estrarre dei lingotti di ferro: per questo procedimento erano necessarie grandi quantità di carbone per permettere la fusione del metallo. Ovviamente il legname rappresentava una risorsa fondamentale per i Tatara Mono (trad. Popolo del Mantice). La città del ferro era un avamposto umano, costruito al limitare della foresta, e aveva l’aspetto di un fortino: ingegneri, operai, fabbri, minatori, portatori e fabbricanti di carbone lavoravano alacremente per la loro sopravvivenza e, giorno dopo giorno, abbattevano alberi e fabbricavano gli ishibiya (trad. freccia fatta con la pietra focaia), i fucili, nuove e terribili armi. Ogni albero abbattuto era un grido di dolore che gli umani non potevano sentire, ma per gli dei della foresta era straziante e risuonava come una dichiarazione di guerra.

Princess  Mononoke è incentrato sull’inevitabile conflitto tra l’uomo e la natura, un conflitto eterno e irresolubile. Miyazaki torna alle tematiche e alle atmosfere di Conan, il ragazzo del futuro e, soprattutto, di Nausicaä della Valle del vento. La visione della vita di Miyazaki è cambiata nel corso degli anni e l’ottimismo si è gradualmente appannato: se la città del ferro è una versione assai meno negativa e devastante di Indastria, la città della plastica della serie televisiva dell’eroico Conan, il villaggio degli Emishi, ultimo rifugio di un popolo giunto alla sua fine, è una Hyarbor o una Valle del Vento senza futuro.

Tatara-ba è l’espressione della civiltà umana e del suo ingombrante ed eco-destabilizzante progresso. Il suo possibile futuro è in bilico tra la graziosa Colico e la grigia Indastria: l’ecologismo idealista di Miyazaki, tingendosi di un maturo e mite umanitarismo, ammette l’impossibilità di un perfetto equilibrio – «Non stiamo tentando di risolvere i problemi globali. Non può esserci un lieto fine nelle battaglia tra la schiera degli dei e quella degli uomini» [3] – ma sottolinea fermamente il valore dell’esistenza.

«Tuttavia, anche nel bel mezzo di ostilità e assassinii, esistono cose per cui vale la pena vivere. Un incontro meraviglioso o una bella cosa possono esistere. Noi descriviamo le ostilità ma solo per indicare che esistono cose più importanti. Descriviamo una maledizione per descrivere la gioia della liberazione». [4]

Nell’epica vicenda della città del ferro, degli spiriti dei boschi, di San e di Ashitaka, tra aspre battaglie e dolorose perdite, risplende il valore della vita, la gioia delle cose realmente importanti.

 

…continua
1.07IL GRANDE ALBERO O MADRE DEGLI SPIRITI DELLA FORESTA

 

Note
1.
Andrew Osmond, Nausicaä and the Fantasy of Hayao Miyazaki, «Foundation», Issue 72, primavera 1998.
2. Ibidem.
3. «We are not trying to solve the global problems. There can not be a happy ending to the fight between the ranging gods and humans».
Hayao Miyazaki, Project proposal of Mononoke Hime, www.nausicaa.net.
4. «However, even in the middle of hatred and killings, there are things worth living for. A wonderful meeting, or a beautiful thing can exist. We depict hatred, but it is to depict that there more important things. We depict a curse, to depict the joy of liberation». Ibidem.
Info
La scheda di Hayao Miyazaki su animenewsnetwork.com.
Il sito ufficiale dello Studio Ghibli.
Il sito Nausicaa.net dedicato allo Studio Ghibli.
Il sito del Museo Ghibli.
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