Un regista tra le nuvole: il volo, gli aerei e le acrobazie [3]

Un regista tra le nuvole: il volo, gli aerei e le acrobazie [3]

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3.03 – LA LIBERTÀ È LEGGERA LEGGERA
3.04 – UN HANGAR SENZA FINE

La forza fisica e le incredibili acrobazie di Conan e di Lupin III; l’inarrestabile corsa della Fiat 500 gialla; gli omaggi ai fratelli Fleischer, a Windsor McKay, a Marco Pagot, alla Pixar dell’amico Lasseter, al maestro Yasuji Mori…

 

3.05 – IL GUSTO PER LE ACROBAZIE

Gli eroi di Miyazaki si distinguono, spesso, per delle capacità fisiche non comuni. Ashitaka è un prode guerriero e la sua abilità è potenziata dalla maledizione che ha colpito il suo braccio, rendendolo un’arma micidiale e infallibile; la stessa San dimostra di possedere notevoli doti atletiche e la gentile e illuminata Nausicaä non esita a sfoderare una grinta inarrestabile quando è necessario. Sono però Conan e Lupin III, nella versione de Il castello di Cagliostro, a eccellere nella categoria delle acrobazie impossibili.

Conan possiede un’energia straordinaria che gli permette di sollevare enormi massi e di fare salti che sono uno sberleffo alla forza di gravità. Questa sua esuberanza fisica è quasi sempre collegata al personaggio di Lana: Conan agisce al di sopra delle righe soprattutto quando la ragazza è in estrema difficoltà. Nell’episodio La partenza, tentando di impedire il rapimento di Lana, salta sulle ali del Falco in fase di decollo e vi rimane attaccato anche con la sola forza delle dita dei piedi. Precipitato in mare da un’altezza che avrebbe ucciso chiunque, torna a nuoto sull’Isola Perduta. Nell’episodio Il capitano si ribella, dopo aver liberato Lana, salta da una delle torri di Indastria con la ragazza in braccio, volando per decine di metri. In queste sequenze Miyazaki alterna i momenti drammatici a evidenti siparietti comici, affidati appunto alle performance di Conan.

«Un importante leitmotiv tecnico-narrativo è proprio la forza fisica di Conan, che non manca mai di risultare – per quanto iperbolica – simpatica, effervescente e dinamica […] la forza di Conan viene resa “credibile” (ed esaltata) proprio dal fatto che viene messa tra parentesi […] la fantasia (l’intenzionalità di Conan) supera, come per magia, le leggi del mondo reale, e il risultato è sempre affascinante». [1]

Nell’episodio Il primo amico Conan incontra e si scontra con un altro ragazzino terribile, il selvaggio Jimpsy. Orfani entrambi e abituati a cavarsela da soli, sono destinati a diventare grandi amici, ma solo dopo aver orgogliosamente dimostrato le loro capacità atletiche in una divertente e improbabile sfida. Miyazaki confeziona una sequenza che punta sull’escalation delle acrobazie dei due contendenti, puntando sull’effetto comico di performance impossibili ma sapientemente inserite in un contesto credibile.

«Le gare di bravura tra Jimpsy e il protagonista assumono volontariamente l’assurdità di una colossale strizzata d’occhio allo spettatore: si pensi al loro perfetto sincronismo motorio, tanto impossibile e divertente quanto funzionale (è sempre questo il punto) a esprimere l’eguale valore dei due contendenti». [2]

La forza fisica di Conan, come degli altri giovani eroi dell’universo miyazakiano, è il segno più evidente e tangibile della superiorità della nuova generazione, in armonia con il mondo e la natura, nei confronti della precedente.

«La superiorità della “nuova generazione” vede innanzitutto in Conan (che gira scalzo in libertà) una forza straordinaria: egli è il miracolo di un germoglio che nasce, ha la stessa forza che è in grado di alzare al cielo un’intera foresta, come accade in una delle scene più suggestive di Tonari no Totoro». [3]

Le esibizioni circensi di Lupin III rispondono esclusivamente a esigenze comiche e funzionali alla vicenda, non avendo nessuna attinenza con l’analisi miyazakiana del rapporto tra uomo e natura, ma sono legate a Conan, il ragazzo del futuro per quanto riguarda le movenze e il design dei personaggi.

«Grazie al lavoro congiunto di Miyazaki e Otsuka al banco di animazione, Lupin ricorda terribilmente Conan nelle movenze (ha il muso scimmiesco di Conan, salta di tetto in tetto e si aggrappa ai muri come Conan, nuota come Conan!)». [4]

L’esuberanza fisica di Lupin III è una caratteristica del personaggio estremizzata esclusivamente per il lungometraggio Il castello di Cagliostro: nella serie del 1971 il ladro gentiluomo, pur atletico, rientrava nella normalità.
La sequenza più riuscita vede il pronipote del ladro creato da Maurice LeBlanc salire sui tetti del castello per tentare di liberare Clarisse. Dopo un’impervia scalata, Lupin si sistema sulla cima di un ripidissimo tetto per preparare uno dei suoi aggeggi stile 007. Inaspettatamente, il suo progetto viene ostacolato da un accendino scarico. Innervosito, si lascia sfuggire la sua attrezzatura e tenta di raggiungerla, correndo giù per il tetto, ma l’eccessiva angolazione gli fa perdere il controllo delle gambe. Al nostro eroe non rimane che correre sempre più velocemente e saltare. Superato miracolosamente il primo ostacolo, continua la sua corsa sfrenata e si schianta letteralmente sulla torre in cui è imprigionata la principessa. Con la destrezza di un free climber si aggrappa con le sole dita a uno spigolo e penetra nella torre.

«Il film predilige anche le acrobazie tecnologiche, e Lupin salva la principessa usando una cintura-verricello di cui persino Batman sarebbe molto invidioso». [5]

La sequenza di Lupin III sul tetto e, in generale, la realizzazione del castello hanno un grosso debito nei confronti della parte finale della pellicola Il gatto con gli stivali, alla quale aveva lavorato Miyazaki ai tempi della Toei. L’immagine di Lupin in fase di volo tra un tetto e l’altro riprende una situazione identica del lungometraggio del 1969.

«Nagagutsu wo Haita Neko […] è considerato un capolavoro della commedia d’animazione giapponese. Miyazaki si occupò dell’animazione, e fornì numerose idee. Gli ultimi venti minuti del film sono considerati il prototipo de Il Castello di Cagliostro». [6]

 

3.06 – QUEL BOLIDE DELLA FIAT 500!

Il castello di Cagliostro è l’unico lungometraggio diretto da Miyazaki prima della fondazione dello Studio Ghibli ed è quello meno legato all’universo immaginifico del suo autore [7]. Nonostante sia un prodotto di puro intrattenimento, è giustamente ritenuto una delle pietre miliari dell’animazione giapponese.

«La componente di mistero e di suspense è notevole e i frequenti colpi di scena ne fanno uno dei più riusciti lungometraggi degli anni ’70; inoltre, l’animazione dinamica e caratterizzata dai rapidi cambi di prospettiva – in cui l’abile animatore riversa tutta la sua grande esperienza – contribuisce a enfatizzare i molteplici e geniali inseguimenti e le situazioni più incredibili». [8]

Il pregio maggiore della pellicola è nel ritmo incalzante e frenetico delle scene d’azione, condite da una buona dose di comicità. Miyazaki confeziona un film ricco di trovate registiche e di sequenze memorabili, recuperando stile e impostazione della prima serie, che si erano smarrite nelle successive produzioni dedicate al personaggio di Lupin III.

«Miyazaki e Otsuka trasferirono le atmosfere della vecchia serie tv del 1971, di cui proprio loro erano stati gli artefici, in questo lungometraggio animato, compiendo una sorta di “operazione nostalgia”. La Fiat 500, la giacca verde del ladro gentiluomo, la scanzonata ilarità, tutto ciò di cui si componeva quella storica serie, si ritrova in questa nuova produzione». [9]

Proprio la Fiat 500 gialla è protagonista della sequenza più celebrata dai cultori del personaggio creato da Monkey Punch. Riproponendo il leitmotiv tecnico-narrativo delle acrobazie impossibili già utilizzato in Conan, il ragazzo del futuro, Miyazaki oltrepassa la barriera del reale, rendendo il minuscolo modello prodotto dalla casa torinese una specie di incrocio tra una Ferrari e uno stambecco.

Lupin III, «professionista del crimine e dilettante della carità» che «non disdegna le buone azioni, che spesso hanno come destinatari innocenti, fanciulle, reietti o bambini» [10], eredita l’agilità sopra le righe di Conan e, come per osmosi, la trasferisce alla sua inseparabile automobile.

Non è secondario sottolineare che «Otsuka e Miyazaki sono da sempre fan sfegatati di questa automobile» e che «durante la realizzazione del film il primo possedeva la Fiat 500, il secondo la Citroen cremisi che servirà da modello all’auto di Clarisse» [11]; considerazione che va ad aggiungersi a un aneddoto che avrebbe visto i due animatori provare la sequenza, «usando le loro macchine su una strada di montagna poco trafficata» [12]. Il regista giapponese arricchisce, come sempre, le sue pellicole, riversandoci le proprie passioni, riflessioni ed esperienze: il valore aggiunto dei film di Miyazaki è Miyazaki stesso. E il suo talento, espresso attraverso opere che ne dimostrano lo spessore umano e poetico, si conferma anche in sequenze trascinanti ed esplosive come la folle corsa della Fiat 500.

 

3.07 – OMAGGIO A CARTOONIA

Il rocambolesco duello finale, prima aereo e poi pugilistico, tra Porco Rosso e l’americano Donald Curtis è anticipato da una sequenza in bianco e nero che Miyazaki ha realizzato come omaggio alle produzioni dei fratelli Fleischer e di Windsor McKay.

«La breve sequenza nel cinema in cui Marco parla con il suo vecchio amico Feralin è un omaggio di Miyazaki ai Fratelli Fleischer ed a Windsor McKay, il lavoro dei quali ha avuto una notevole influenza sull’animazione giapponese negli anni intorno alla Seconda Guerra Mondiale». [13]

Miyazaki ringrazia affettuosamente i suoi illustri predecessori, riconoscendoli come una fondamentale fonte d’ispirazione per il proprio lavoro. È interessante notare come uno dei due contendenti della sequenza abbia le fattezze di un maiale, a indicare lo stretto legame con il duello finale, che del primo è una sorta di remake, e il debito nei confronti dei pionieri del cinema d’animazione.

Il regista giapponese aveva già omaggiato i fratelli Fleischer nell’episodio I ladri amano la pace della seconda serie di Lupin III: le sequenze iniziali sono una dichiarata citazione di The Mechanical Monster, secondo episodio della serie Superman, realizzato nel 1941. Il “mostro meccanico” degli animatori americani ha decisamente influenzato il design del robot realizzato da Miyazaki, che lo ha poi riutilizzato anche per il lungometraggio Laputa, il castello nel cielo. Il personaggio di Zenigata, ispettore perennemente all’inseguimento di Lupin III, a proposito del robot dice: «It’s just like Superman!» [14].

Nei film del regista nipponico c’è anche posto per un animatore italiano. Il vero nome del personaggio chiamato Porco Rosso, per via del suo aspetto, è Marco Pagot, che altri non è che l’ideatore della serie Il fiuto di Sherlock Holmes.
A conferma della stima reciproca e dell’amicizia che lega Miyazaki a John Lasseter, numero uno della Pixar, e come sorta di “controcitazione” (si veda la sequenza di A Bug’s Life che omaggia Laputa), il Maestro giapponese ha ritagliato un piccolo ma significativo ruolo per il logo e mascotte dello Studio americano nel finale de La città incantata: il lampione saltellante che accompagna Chihiro e i suoi amici lungo la strada buia è la versione miyazakiana della lampada Luxo Jr. (protagonista del primo cortometraggio realizzato negli studi californiani).
Infine, un doveroso omaggio al maestro Yasuji Mori, punto di riferimento ai tempi della Toei, che è ricordato in Mimi wo Sumaseba, lungometraggio scritto da Miyazaki e diretto dal compianto Kondo. Il personaggio di un anziano musicista, proprietario di un negozio di oggetti di porcellana dai magici segreti, è modellato sui lineamenti di Mori.

 

Note
1. F. Filippi, Conan, il ragazzo del futuro, in Marco Pellitteri, Mazinga Nostalgia. Storia, valori e linguaggi della Goldrake-generation, Roma, Castelvecchi, 1999, pp. 402-403.
2. Ivi, p. 402.
3. Ivi, p. 401.
4. Carlo Savorelli, Dossier: Hayao Miyazaki, «G-generation», I, 1, settembre 1999, p. 21.
5. «The film also has a taste for high-tech gimmicks, and shows the Wolf rescuing the princess by using a belt winch that would make Batman very envious indeed».
Janet Maslin, A Wolf, a Princess, a castle in the Alps, «The New York Times», 3 luglio 1992.
6. «Nagagutsu wo Haita Neko […] is considered a masterpiece of comedy anime in Japan. Miyazaki did key animation for it, and provided numerous ideas for it. The last twenty minutes of it is considered to be the prototype of Cagliostro».
Ryoko Toyama, Earlier Films by Hayao Miyazaki & Isao Takahata, www.nausicaa.net.
7. Lo Studio Ghibli fu fondato nel giugno del 1985, ma le sue origini risalgono al 1983, quando iniziò la lavorazione di Nausicaä della Valle del vento.
8. Andrea Baricordi, Massimiliano De Giovanni, Andrea Pietroni, Barbara Rossi, Sabrina Tunesi, Anime. Guida al cinema d’animazione giapponese, Bologna, Granata Press, 1991, p. 113.
9. Lupin III vol. 1, a cura di Francesco Nicodemo, «Speciale Ukiyo», n. 5, Genova, Lo Vecchio, 1998, pp. 43-44.
10. L. Di Martino, Lupin III, in Marco Pellitteri, Mazinga Nostalgia cit., p. 381.
11. Carlo Savorelli, Dossier: Hayao Miyazaki cit., p. 21.
12. Lupin III vol. 1, a cura di Francesco Nicodemo cit., p.46.
13. «The brief sequence in the cinema in which Marco talks to his old friend Feralin is Miyazaki’s homage to the Fleischer Brothers and Windsor McKay, whose work had such a powerful influence on Japanese animation in the years around World War II».
Helen McCarthy, Hayao Miyazaki. Master of Japanese Animation, Berkeley, California, Stone Bridge Press, 1999, p. 167.
14. Ryoko Toyama, Rupan Sansei – TV & Cagliostro no Shiro, www.nausicaa.net.
Info
La scheda di Hayao Miyazaki su animenewsnetwork.com.
Il sito ufficiale dello Studio Ghibli.
Il sito Nausicaa.net dedicato allo Studio Ghibli.
Il sito del Museo Ghibli.
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