Coraline e la porta magica

Coraline e la porta magica

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Meraviglie tecniche a parte, Coraline e la porta magica conferma, come ampiamente prevedibile, il talento del trio Henry Selick, Neil Gaiman e Dave McKean, ovvero regista, scrittore e illustratore.

Una ragazzina curiosa, un gatto e un paio di bottoni

Una bambina di undici anni, Coraline, si trasferisce con i suoi genitori in una nuova casa. Non tutto va per il meglio, si sa, quando ci si trasferisce e le cose sembrano più brutte di prima, e così, un giorno in cui la noia la faceva da padrona, Coraline inizia a contare le porte della nuova casa e ne scopre una che era stata murata. Spinta dalla curiosità, Coraline aprirà la porta e scoprirà così un mondo magico e parallelo, simile in molte cose a quello che le appartiene, ma allo stesso tempo misterioso e un po’ inquietante… [sinossi]

Prima ancora di essere un ottimo film, Coraline e la porta magica è l’ennesima e felicissima testimonianza delle molteplici possibilità espressive del cinema d’animazione, sorretto da una varietà di tecniche che troppo spesso (quasi sempre, a dire il vero) non trovano la strada della distribuzione nelle sale. Il circuito cinematografico, soprattutto nel Bel Paese, guarda con sospetto   quelle pellicole che si discostano dall’imperante ricorso alla computer grafica, limitando persino le uscite delle opere realizzate con l’animazione tradizionale. Il film di Henry Selick, al di là dell’evidente valore artistico, ha il grande merito di contribuire ulteriormente al rilancio dell’animazione a “passo uno”, tecnica che nel corso dei decenni è stata adottata da veri e propri maestri del cinema come Ladislaw Starewicz (La vendetta del cameraman, Le roman de Renard), Jirí Trnka (Sogno di una notte d’estate, The Hand) e il creatore di effetti speciali Ray Harryhausen (Il 7° viaggio di Sinbad, Gli Argonauti). Coraline si aggiunge ai vari Nightmare Before Christmas di Selick e Tim Burton, James e la pesca gigante di Selick e La sposa cadavere di Burton e Mike Johnson, gioielli che almeno in parte alleviano la nostra sofferenza per i tanti artisti costretti all’invisibilità: nomi come quelli di Jan Švankmajer (Alice, Lunacy) e Kihachiro Kawamoto (Winter Days, The Book of the Dead), pressoché sconosciuti in Italia, testimoniano chiaramente le lacune del nostro sistema distributivo.

Altro aspetto davvero interessante di  Coraline e la porta magica è il sapiente e per nulla invasivo utilizzo del digitale 3D stereoscopico: il ricorso alla tridimensionalità, infatti, permette a Selick di enfatizzare la profondità di campo, esaltando la corposità dei modellini e creando un costante effetto ottico che rende piena giustizia alla certosina creazione delle ambientazioni (si veda, ad esempio, il meraviglioso/orrorifico giardino della “seconda casa” di Coraline, specchietto per le allodole che si trasforma in una trappola infernale). Coraline, in questo senso, utilizza nel modo migliore, a nostro parere, le potenzialità della proiezione tridimensionale, evitando scontate soluzioni spettacolari – valga il confronto con la messa in scena della pellicola horror San Valentino di sangue 3D.
Meraviglie tecniche a parte, Coraline e la porta magica conferma, come ampiamente prevedibile, il talento del trio Henry Selick, Neil Gaiman e Dave McKean, ovvero regista, scrittore e illustratore. Gaiman, già autore di culto (Sandman, Mirrormask, Stardust e via discorrendo), ha scritto Coraline nel 2002, affidandosi al talento grafico di McKean (Sandman, Cages, la regia di Mirrormask e molto altro) e vincendo, tra l’altro, il premio Hugo per il miglior romanzo breve: quasi scontato, quindi, appoggiarsi al metteur en scène Selick, che aveva già ampiamente dimostrato di possedere la giusta sensibilità per portare sul grande schermo fiabe gotiche (i suddetti Nightmare Before Christmas e James e la pesca gigante).

In questa delicata e istruttiva favola nera, intrisa di buoni sentimenti mai banali, tesa a sottolineare l’importanza del focolare domestico e il valore delle cose semplici e della quotidianità, possiamo rintracciare un solo limite, peraltro relativo: il cinema di Selick, scintillante e perfetto nella messa in scena, sembra mancare, in Coraline e la porta magica come nel precedente James e la pesca magica, della genialità e delle inarrivabili intuizioni narrative e visive di Tim Burton. Nel confronto con Nightmare Before Christmas e La sposa cadavere, pellicole peraltro impreziosite da gustosi sottotesti metacinematografici, Coraline appare come un fratello minore, un gioiellino a cui manca il plus valore burtoniano per essere un capolavoro.

Pignolerie a parte, l’opera del trio Selick-Gaiman-McKean era destinata a essere un piccolo cult movie ancor prima di vedere la luce. L’affusolato character design, l’ottima colonna sonora (Bruno Coulais e They Might Be Giants), il connubio tra “passo uno” e 3D stereoscopico, le soluzioni grafico-visive della ragnatela e del tunnel che collega i due mondi paralleli, la perfezione tecnica e il testo originale sono merce rara: Coraline e la porta magica è, senza dubbio, una delle uscite imperdibili di questa afosa estate.

INFO
Il sito ufficiale di Coraline.
Il trailer di Coraline e la porta magica.
La pagina facebook di Coraline.
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