Mai Mai Miracle

Mai Mai Miracle

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Il character design morbido e arrotondato, i colori vivaci, l’ambientazione rurale e buona parte delle tematiche, che richiamano la gloriosa tradizione del World Masterpiece Theater, fanno di Mai Mai Miracle una pellicola a dir poco graziosa, seppur lontana dall’essere originale.

Come le foglie al vento…

Shinko è un’alunna di terza elementare nata e cresciuta in una delle più antiche famiglie del paese. Ha uno strano ricciolo sulla fronte (che lei chiama il suo Mai Mai) e ama giocare nei campi. Ha una passione segreta, sognare ad occhi aperti e immaginare il mondo di mille anni fa. Un giorno, arriva da Tokyo una ragazza di nome Kiiko e si unisce alla classe di Shinko. Questa ragazza proveniente dalla grande metropoli ha difficoltà ad adattarsi alla vita di una piccola cittadina, ma a poco a poco la situazione cambia con l’approfondirsi della sua amicizia con Shinnko…  [sinossi]

Per fugare qualsiasi dubbio è sufficiente scorrere la filmografia di Sunao Katabuchi, cineasta nipponico, classe 1960. Tra i suoi lavori, infatti, troviamo la serie televisiva Il fiuto di Sherlock Holmes, prodotta, incredibile a dirsi, dalla Rai. Altri tempi. Katabuchi era uno degli sceneggiatori. Tra i registi di questa irripetibile coproduzione Rai-TMS, spassosa e dall’animazione sopraffina, spicca il nome di Hayao Miyazaki. Non è una coincidenza. I due si ritroveranno, regista e assistente, per Kiki’s Delivery Service (1989). Saltando qualche anno, ci si imbatte nel lungometraggio Princess Arete (Arete Hime, 2001), prima regia cinematografica di Katabuchi: ottima animazione, qualche buona intuizione e, soprattutto, tanti (troppi) rimandi alle opere di Miyazaki.

Mai Mai Miracle, presentato in concorso al Future Film Festival 2010, conferma pregi e difetti della formazione/ispirazione di Katabuchi, legato all’immaginario e allo stile grafico dello Studio Ghibli, con evidenti rimandi a Isao Takahata e Hayao Miyazaki. Complice la MadHouse [1], il bravo Katabuchi ha confezionato un elegante racconto sull’infanzia, sospeso tra romanzo di formazione e suggestioni fantasy, con alcuni spunti degni di nota. Il character design morbido e arrotondato, i colori vivaci, l’ambientazione rurale e buona parte delle tematiche, che richiamano la gloriosa tradizione del World Masterpiece Theater [2], fanno di Mai Mai Miracle una pellicola a dir poco graziosa, seppur lontana dall’essere originale. Nel cinema di Katabuchi si rintraccia un evidente gusto classico, un più che comprensibile legame con la produzione animata nipponica degli anni d’oro [3]: a parte l’apprezzabile minimalismo, convince soprattutto l’ispirata rappresentazione del paesaggio, della campagna nipponica degli anni cinquanta. Sulla scia del misconosciuto gioiello Heisei tanuki gassen pompoko (1994) di Isao Takahata, Mai Mai Miracle focalizza l’attenzione, seppur in un’ottica ben più positiva, sul paesaggio culturale, sull’intervento umano, sui cambiamenti avvenuti nel corso degli anni. Katabuchi, con tono nostalgico, ci racconta di un luogo ideale [4], del tranquillo villaggio assai distante dalla grande città, dall’orrore della Seconda Guerra Mondiale, dalle novità del commercio – anche una scatola con ventisei matite colorate può portare scompiglio e stupore in una scuola…

Interessante, insomma, lo sguardo sulle terre bonificate, sui resti, da un mantice per il ferro a una villa signorile, di un tempo che non c’è più, ma che è ancora percepito dalla piccola protagonista e dai suoi amici. Mai Mai Miracle, anche se troppo debitore di opere e autori precedenti, ha il merito di rappresentare quel Giappone che, fuori dalle frenetiche grandi città, sembra materializzarsi da un altro tempo, da una dimensione quasi immutabile. Ennesima contraddizione di un Paese che andrebbe visitato in lungo e in largo.

Probabilmente destinato a rimanere inedito, il lungometraggio di Sunao Katabuchi merita di essere recuperato, anche per la più che buona qualità tecnico-artistica. La MadHouse si conferma uno studio da seguire con attenzione.

Note
1. Ai tempi dell’ottimo Summer in Andalusia (2003) di Kitaro Kousaka, sorprendente mediometraggio sul ciclismo non distante dallo Studio Ghibli, la MadHouse già dimostrò di potersi esprimere su diversi fronti dell’animazione nipponica. Non si vincerà il premio per l’originalità, ma prendere spunto dai maestri è un buon primo passo.
2. Il World Masterpiece Theater (Sekai Meisaku Gekijo) è un ciclo di serie animate trasmesse dalla Fuji TV la domenica sera, dal 1975 al 1997, e prodotte dalla Nippon Animation. Il progetto nacque dopo il successo planetario di Heidi (1974). Trai titoli più noti e riusciti, senza dubbio, Anna dai capelli rossi, Marco e Il fedele Patrash. Ovvero, i suddetti Takahata e Miyazaki.
3. Ovviamente gli anni settanta, decennio controverso ma assai fertile dal punto di vista artistico, dal cinema alla musica e via discorrendo. Tra gli anime di quel periodo, almeno una citazione per Capitan Harlock, Gundam, Conan, il ragazzo del futuro e Lady Oscar. Ma le serie da recuperare sarebbero molte di più.
4. Ancora una volta, inevitabilmente, un chiaro debito nei confronti dello Studio Ghibli. L’ambientazione e le venature fantasy sono pericolosamente vicine a Il mio vicino Totoro.
Info
La scheda di Mai Mai Miracle su AnimeNewsNetwork.
Mai Mai Miracle sul sito della Madhouse.
Il trailer di Mai Mai Miracle.
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