Rocky Joe 2 – Box 1

Rocky Joe 2 – Box 1

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Il cofanetto Rocky Joe 2 – Box 1 contiene i primi ventitré episodi della serie divisi in cinque dischi, da Il ritorno di Rocky Joe fino a La belva di ghiaccio. La particolare mise-en-scène dezakiana emerge con forza fin dal primo episodio: del regista giapponese sono immediatamente riconoscibili i suggestivi fermo immagine, inquadrature che esaltano disegni accurati, dalla innegabile forza drammatica e dal fascino pittorico, e il ricorso allo split screen, soluzione innovativa per gli anime degli anni Settanta.

La lotta per sconfiggere le proprie paure è il match più difficile della sua vita. E Rocky lo sta imparando a sue spese: è trascorso quasi un anno dalla scomparsa di Eddie Morgan, suo amico e storico rivale, e ancora non sa rassegnarsi all’idea di avergli inferto, accidentalmente, il colpo fatale nell’incontro vinto dallo stesso Morgan. Lo troviamo così a vagare senza meta per Tokyo quando si convince che è ora di riprendere ad allenarsi e tornare a fare sul serio. Rocky vince facilmente i primi incontri, sostenuto da zio Frank e dalla bella Alex Shiraki, ostacolando gli interessi della Lega Asiatica che organizza per lui incontri con terribili avversari: i manager del pugilato vogliono smorzare sul nascere il nuovo talento sfruttando il suo punto debole. Ma Rocky è un vero campione! E l’incontro con Carlos Rivera potrà dimostrarlo… [sinossi]

Non siamo mai stati particolarmente favorevoli a sequel e/o remake (o prequel, spin-off eccetera) televisivi e cinematografici. Innumerevoli le delusioni, i flop, le mere operazioni commerciali. Fortunatamente Rocky Joe 2 (1980-81), aka Ashita no Joe 2, può contare su basi solidissime, ovvero la presenza in cabina di regia di Osamu Dezaki, già responsabile della serie originale datata 1970-71 e di altre perle dell’animazione nipponica degli anni Settanta: segnaliamo quantomeno il capolavoro Lady Oscar (Versailles no bara, 1979, dal diciannovesimo episodio), lo straziante Remì le sue avventure (Rittai anime ie naki ko, 1977) e lo sportivo Jenny la tennista (Ace o nerae!, 1973) [1]. Nome poco noto nel Bel Paese, Dezaki è un cineasta non solo affidabile, sinonimo di ottima qualità, ma ha affinato nel corso degli anni uno stile registico personale e assai elegante [2]. Del regista giapponese sono immediatamente riconoscibili i suggestivi fermo immagine, inquadrature che esaltano disegni accurati, dalla innegabile forza drammatica e dal fascino pittorico, e il ricorso allo split screen, soluzione innovativa per gli anime degli anni Settanta. Dezaki, che pone sempre particolare attenzione ai giochi di luce, è un autore in bilico tra espressionismo e nuove tecnologie [3].

La particolare mise-en-scène dezakiana emerge con forza fin dal primo episodio, Il ritorno di Rocky Joe: il protagonista vaga tra la folla, ed ecco il primo fermo immagine e il sottofondo di una tromba malinconica, e poi un altro fermo immagine, che sottolinea la solitudine del giovane boxeur. In questa sequenza, come in tutto il primo episodio e in quelli successivi, il conflitto tra dramma annunciato ed eroismo sportivo sembra imboccare una strada inevitabilmente negativa. La poetica dezakiana volge verso il nichilismo: i fermo immagine sono quadri senza speranza.
Da segnalare, inoltre, l’ottima direzione artistica di Kazuo Oga, in seguito responsabile dei fondali e dell’animazione di alcuni capolavori dello Studio Ghibli e di altre perle (Il mio vicino Totoro, Kiki’s Delivery Service, Ponyo sulla scogliera, La ragazza che saltava nel tempo e via discorrendo). Nonostante un character design e uno stile grafico più patinato rispetto al più sporco e convincente tratto di Rocky Joe (Ashita no Joe, 1970), questo seguito, più vicino agli anni Ottanta piuttosto che ai Settanta, vanta caratteristiche tecnico-artistiche di rilievo: animazione dettagliata, fluidità dei movimenti eccetera. Come si diceva, un caso non comune tra la selva di sequel, remake, prequel, spin-off.

Il cofanetto Rocky Joe 2 – Box 1 contiene i primi ventitré episodi della serie divisi in cinque dischi, da Il ritorno di Rocky Joe fino a La belva di ghiaccio, più un booklet con i disegni preparatori (simile al booklet del cofanetto Galaxy Express 999 – Memorial Box 1), che propone i character design dei vari personaggi, compresi i temibili avversari del protagonista. Tra gli extra, come di consueto, le sigle iniziali e di chiusura (versione inglese e versione giapponese) e il trailer dello Yamato Shop. Audio italiano e originale giapponese in dolby digital 2.0, formato video 4/3 (1.33:1) e durata complessiva di cinquecentosettantacinque minuti, tra incontri di pugilato, amori mancati e l’indomabile voglia di vivere del ribelle Rocky Joe, enfant prodige del ring.

Note
1. Tra gli altri lavori a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta di Dezaki, già regista di alcuni episodi di Astro Boy (Tetsuwan Atom, 1963) Kimba il leone bianco (Jungle taitei, 1965) e Monkey (Goku no daiboken, 1967), serie firmate dal dio dei manga Osamu Tezuka, meriterano indubbiamente un recupero L’isola del tesoro (Takarajima, 1978), Le avventure di Marco Polo (Animation kiko Marco Polo no boken, 1979) e i lungometraggi Jenny la tennista (Ace o nerae!, 1979), Space Adventure Cobra (Cobra Gekijoban, 1982) e Golgo 13 (id., 1983).
2. Dezaki è stato anche animatore per l’ottimo e stravagante lungometraggio Kanashimi no Belladonna (1973) di Eiichi Yamamoto e per Jenny la tennista. Ha realizzato numerosi storyboard: Big X (1964), Akado Suzunosuke (1972), Lupin III: Il virus Beta (Rupan Sansei: Bye Bye Liberty – Kiki Ippatsu!, 1989) Golgo 13: Queen Bee (1998) e via discorrendo.
3. Dezaki fu il primo a sperimentare l’animazione digitale in una sequenza di Golgo 13. Da ricordare l’innovativo lavoro sui fondali (tanto che si parlò di 3D…) per Remì le sue avventure.
Info
La scheda di Rocky Joe 2 su AnimeNewsNetwork.
La sigla di chiusura di Rocky Joe 2.
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