Draquila – L’Italia che trema

Draquila – L’Italia che trema

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Il nuovo documentario di Sabina Guzzanti, Draquila – L’Italia che trema, parte dal terremoto dell’Aquila per lanciare un atto d’accusa nei confronti di tutto il sistema-Paese. Un film che andava fatto e che, oltre a denunciare lo stato delle cose, sa anche emozionare.

La dittatura della merda

Era appena iniziata la primavera nella bella penisola e per
Silvio Berlusconi era una giornata di merda come tante altre:
la magistratura continuava a stargli alle calcagna,
i sondaggi lo davano in caduta libera.
Così, quando alle 3:32 del 6 aprile 2009 un terremoto
sveglia perfino gli abitanti della casa del
Grande Fratello, e quando si scopre che un’intera
città è stata annientata, per Silvio Berlusconi è come
se Dio gli avesse teso ancora una volta una mano.
L’incipit del film
“Ho avuto la fortuna di spendere 200 milioni
di euro per consulenti e giudici…”
Simbolico lapsus di Silvio Berlusconi
durante una conferenza stampa
Una mia amica giornalista un giorno mi dice:
“Ho conosciuto un signore che racconta storie stranissime su L’Aquila.
Non ho capito molto di quello che diceva,
ma gli ho detto di parlare con te perché questo
è il genere di cose che ti interessano”. Non aveva torto.
Era luglio, a breve sarebbe iniziato il G8
ed ero decisa a incontrare il signore in questione.
Qualche tempo dopo, alla fine di uno spettacolo,
io e due amiche ci rimettiamo in marcia verso L’Aquila partendo da Arezzo.
Il signore che avrebbe detto delle cose che mi avrebbero impressionato,
era di casa in un campo autogestito.
La cosa che mi ha colpito è che tutti avevano un’adorazione
e una gratitudine sconfinata per i volontari e i vigili del fuoco
mentre nei confronti dei dirigenti della Protezione Civile
c’era diffuso un sentimento di diffidenza e di paura.
Ho cominciato ad osservare quello che succedeva.
(Sabina Guzzanti)
Un’inchiesta che prende il via dal terremoto dell’Aquila del 2009 per indagare la politica dell’emergenza e dei grandi eventi gestita in modo discutibile dalla Protezione Civile, il cui direttore, Guido Bertolaso, è un uomo nominato da Silvio Berlusconi. [sinossi]

Al di là delle polemiche montate ad arte, degli attacchi preventivi, della strategia dello “shock”, della dittatura della merda; al di là delle giuste contrapposizioni politiche, della “politica del fare” contro quella delle “chiacchiere”, della crisi economica, sociale, politica, culturale e chissà cos’altro: al di là di tutto quello di cui potremmo parlare, e in parte lo faremo a breve, riguardo a questo Draquila – L’Italia che trema la prima cosa che ci sentiamo di dire è che il nuovo film di Sabina Guzzanti è una pellicola emozionante, nel senso più pieno e denso del termine.
È un’emozione vera, sincera, quella che scaturisce dalla visione di Draquila, un evento raro in un film, è il caso di dirlo, che nasce anche da un approccio della regista con la materia filmica assolutamente rispettoso, mai invadente. Approcciarsi a un magma incandescente come il dopo-terremoto de L’Aquila – con tutte le sue componenti tragiche, sociali, politiche… – nascondeva in realtà più insidie che altro: ma chi si aspettava dalla Guzzanti un semplice aggiornamento della sua precedente opera “accusatoria” (Viva Zapatero!, classico esempio di opera giusta nel fine ma assolutamente sbagliata se non controproducente nel metodo…), o l’ennesima puntata del suo show Raiot o ancora un’apparizione oversize da Santoro, magari per continuare a urlare à la Di Pietro/Travaglio in qualche piazza, rimarrà estremamente deluso.

Draquila è un film molto maturo – partigiano ma assolutamente non talebano (basti guardare i due minuti, due, dedicati all’opposizione politica: una tenda elettorale aquilana vuota e spoglia, che più simbolica non si potrebbe…) – che sceglie di analizzare in maniera compiuta e razionale gli eventi immediatamente successivi a quella terribile scossa che ha distrutto L’Aquila la notte del 6 aprile 2009, senza dimenticare però di affrontarlo in maniera umana, avendo ancora la capacità di reagire e di indignarsi ma anche di emozionarsi. Lavorando dunque di testa ma anche di pancia, cosa che il cinema italiano si scorda di fare da anni ormai, la Guzzanti è riuscita a disegnare un’opera a tutto tondo, un piccolo grande capolavoro di cui si sentiva davvero il bisogno. Un’opera che si sviluppa e che prende letteralmente forma davanti agli occhi dello spettatore, quasi ci fosse una sorta di linea empatica tra l’autrice e il suo pubblico: è per questo che non si avverte distanza alcuna tra l’oggetto rappresentato e lo spettatore, siamo anche noi lì, tra le tendopoli aquilane e abbiamo poi l’ardire di guardare dritto in faccia l’intoccabile e fugace “sua emergenza” Guido Bertolaso mentre tira su improbabili new town come funghi.

E l’inchiesta on the road della Guzzanti si arricchisce via via di nuovi inquietanti capitoli, dettagli impercettibili, metafore sottili, sospensioni crudeli, personaggi fantastici e chicche imperdibili. Ad esempio c’è sempre una tv accesa nelle tende o nelle case degli sfollati. Il nostro caro Presidente ha dotato tutti gli appartamenti di uno scintillante apparecchio ultra-piatto ultima generazione, ovviamente per non far mancare ai poveri terremotati il conforto del tubo catodico.
Certo, poi scopriamo che la vita nelle tendopoli ricorda assai vagamente quella dei campi, decidete voi quali, con una militarizzazione esagerata, con qualche divieto sospetto (niente caffè, né coca-cola, insomma nessuna sostanza eccitante verrà servita all’interno degli spacci…) e con l’impossibilità, se non dietro stretta sorveglianza, di potersi riunire e discutere.
L’emergenza dunque – ed eccoci al punto nodale dell’opera della Guzzanti – spinge il Governo Berlusconi ad agire in deroga, a scavalcare quelle leggi e quella Costituzione che non riesce e non può cambiare, e di ordinanza in ordinanza fa nascere una vera e propria holding, con l’intento di trasformarla in Società per Azioni quanto prima.

Siamo arrivati dunque al Dottor Bertolaso, ai grandi eventi, all’Ing. Balducci e alla sua cricca di amici/costruttori/imprenditori (tuttora in carcere, ricordiamolo); siamo dunque arrivati alla mondezza di Napoli, nascosta sotto gli occhi dei (grandi) media o peggio ancora bruciata negli inceneritori in sfregio a ogni regola ambientale; siamo dunque arrivati a una Protezione Civile che non bada a prevenire (4 mesi di sciame sismico a L’Aquila e non era stato preparato uno straccio di piano di evacuazione; mentre due giorni dopo il sisma era già pronto il piano di ricostruzione…) ma semplicemente a gestire una marea di denaro (pubblico, è il caso di ricordarlo…) in maniera spudoratamente e sfacciatamente privatistica.

Draquila è tutto questo, l’ennesimo immenso horror sul nostro paese: una galleria degli orrori iniziata con Il caimano e proseguita con Videocracy, con lampi da Il divo e Gomorra.
Non sposterà un voto né scuoterà coscienze nemmeno questo, ne siamo quasi certi. Però, cribbio, andava detto…

p.s. Sorvoliamo, ovviamente, sulla pietistica tiritera in voga da anni nel nostro paese ogni qualvolta i fatti italici valicano le Alpi. Dal celebre commento andreottiano di “i panni sporchi si lavano in famiglia” a proposito dei film di Vittorio De Sica, passando per i vari Cannavaro e Berlusconi, aggiungiamo come new entry in questa speciale classifica Guido Bertolaso, sentitosi anche lui in dovere di “avvisare” sul danno di immagine che di qui a breve il film della Guzzanti avrebbe provocato…

Info
Il trailer di Draquila – L’Italia che trema su Youtube.
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