Lorenzo Bianchini e l’horror friulano

Lorenzo Bianchini e l’horror friulano

Il cinema di Lorenzo Bianchini, fautore di un horror friulano che sfrutta la propria peculiarità geografica per trovare un nuovo linguaggio all’angoscia e al terrore.

Inoltrarsi nell’intricato dedalo del cinema di genere battente bandiera tricolore rende evidente una verità spesso taciuta. Ci si trova tra le mani infatti un microcosmo spesso e volentieri sottostimato, nella migliore delle ipotesi: già, perché in realtà non di rado anche le firme più autorevoli (o supposte tali) della critica italiana ignorano completamente che a pochi chilometri da loro vedono con regolarità la luce horror, thriller, fantasy, gialli, polizieschi, opere di fantascienza e chi più ne ha più ne metta. Figli e nipoti di Mario Bava, Dario Argento, del primo Pupi Avati, ma non solo: in questi film si possono rintracciare retaggi di atmosfere statunitensi come fascinazioni dalle cinematografie orientali. Perché, e sarebbe ora che in molti lo comprendessero, il cinema è un linguaggio universale, in cui il discorso “identitario” (per utilizzare termini con i quali si ha ben poca affinità) corre seriamente il rischio di scadere nel ridicolo. Ciononostante è indubbio che esista un’anima italiana nei titoli indipendenti e spesso autoprodotti.

“Volano pensieri, come angeli, nei labirintici corridoi della nostra mente. A volte, dai cunicoli più oscuri, più profondi, emergono angeli maligni più potenti della ragione, più forti della volontà… ed è DELIRIO.”

È con queste frasi, bianche su sfondo nero, che prende il via la carriera di regista di Lorenzo Bianchini: per quanto √3 – Lidrîs cuadrade di trê (Radice quadrata di tre, 2001) non rappresenti il vero esordio dietro la videocamera del cineasta friulano – e tra i suoi cortometraggi precedenti è doveroso citare quantomeno l’ottimo horror licantropico I Dincj de Lune (I denti della luna, 1999) – è senza dubbio grazie al successo, pur di nicchia, di questa storia demoniaca in cui il male si annida nelle latrèbe di un istituto tecnico, che il nome di Bianchini ha iniziato a circolare tra gli addetti ai lavori. Se ci sembra a dir poco indispensabile partire, nella mappatura del cinema di genere indipendente della penisola, proprio dal cinema di Bianchini è perché la sua figura sintetizza molti dei tratti peculiari che è possibile rintracciare nelle opere dei suoi giovani colleghi. Innanzitutto, quasi come forma di resistenza al moghul istituzionale, i film di Bianchini sono tutti girati e ambientati ben lontano dai “luoghi di potere”: niente Roma, niente Cinecittà, nessuna metropoli. Addentrarsi nella materia di Bianchini significa sprofondare nella provincia friulana, in particolar modo quella udinese, che esplode letteralmente in faccia allo spettatore anche per un’altra originale particolarità: gli attori non recitano in italiano, come prassi vorrebbe, ma si esprimono principalmente in marilenghe, vale a dire la lingua friulana. Un espediente che potrebbe apparire a prima vista di poco conto, ma che invece segnala prima ancora delle scelte stilistiche – su cui ci si soffermà a breve – l’urgenza espressiva di un autore che non ha alcuna intenzione di scendere a compromessi con la ristagnante palude produttiva nostrana. I suoi film saranno anche a bassissimo budget (dopotutto Radice quadrata di tre è anticipato dalla scritta “un film amatoriale”), ma al loro interno è possibile respirare una vitalità salvifica, libertà concettuale e pratica che gli permettono di evitare le secche cui spesso i registi, in particolar modo quelli alle prime armi, si trovano ad annaspare.

Radice quadrata di tre evidenzia già molte delle suggestioni che rappresenteranno il marchio di fabbrica di Bianchini: atmosfere principalmente notturne, molta attenzione dedicata all’utilizzo del fuori campo, una videocamera che si muove e che sfrutta in maniera sempre espressiva le tecniche a sua disposizione (zoom, dettagli, cambi di fuoco), e un impianto narrativo che procede in modo non necessariamente lineare. I due protagonisti principali, Massimiliano Pividore e Alex Nazzi, si dimostrano ampiamente all’altezza della situazione, e verranno confermati da Bianchini anche nei lavori successivi. Passano tre anni tra Radice quadrata di tre e Custodes Bestiae (2004), eppure i due film sembrano formare un naturale dittico sul tema del demoniaco, e sulla ricerca di una verità inaccettabile e mortale: non è difficile rintracciarvi l’eco del Pupi Avati de La casa delle finestre che ridono e Zeder, anche per via di un’ambientazione contadina, rurale, che evoca segreti nascosti, maledizioni passate di generazione in generazione nel silenzio più totale (tema, questo, presente anche nel già citato mediometraggio I denti della luna). Bianchini riesce a negare la necessità di un universo urbano anche quando decide di confrontarsi con un genere, quello del noir notturno, che al contrario sembrerebbe pretenderlo: Film sporco (2005), gioco in gran parte improvvisato, e girato in un’economia forse persino maggiore rispetto ai due predecessori, è risolto quasi interamente in automobile, o facendo ricorso a poche altre location. Divertissement che gioca nel prendere di petto un genere, come il noir venato di thriller, che fino a questo momento sembrava essergli piuttosto distante per indole e utilizzo di spazi e tempi, Film sporco procede con un ritmo serrato attraverso una girandola di situazioni tra il grottesco e il malsano, senza mai correre il rischio di prendersi eccessivamente sul serio. Pividore strappa una volta di più applausi per la sua continua mimesi: l’abbiamo visto studente a pochi passi dalla bocciatura e ad ancor meno dalle porte dell’Inferno, e quindi giornalista curioso di venire a capo di un mistero che affonda le sue radici nelle brutalità del medioevo, e ora lo ritroviamo strafottente capo di una gang di poveracci, braccato da qualcuno che vuole vederli tutti morti. Ennesima dimostrazione della straordinaria professionalità di Bianchini, nonché della qualità assai al di sopra della media delle sue produzioni.

La riprova della sua fama sul territorio friulano – per quanto riguarda il panorama nazionale la situazione, ovviamente, è assai più triste e problematica – la si ha una volta per tutte quando il Centro Espressioni Cinematografiche gli affida il compito di dirigere la sigla dell’ottava edizione del Far East Film Festival: Bianchini si inventa un incappucciato, armato di katana, che fa strage di blocchi di metallo che andranno a formare la scritta del festival. L’anno scorso, dopo un silenzio durato cinque lunghi anni, ha finalmente visto la luce Occhi, ideale riallaccio a Custodes Bestiae e, più in generale, nuovo confronto diretto con il lavoro sull’atmosfera: opera inclassificabile, horror che non ha bisogno di sangue né (quasi) di morti per turbare fino in fondo lo spettatore, Occhi simboleggia la definitiva maturità artistica di Bianchini, che per la prima volta non ha dovuto prodursi da solo, affidandosi alle cure del portoghese Francisco Villa-Lobos. Concentrandosi sull’uso millimetrico e sapiente di spazi e tempi, Occhi nasconde al suo interno una continua guerra tra luce e ombre, in cui la tensione sale poco per volta, deflagrando letteralmente sui volti di Giovanni Visentin e Sofia Marques, protagonisti di un viaggio di scoperta nel mistero di una villa, e di coloro che l’abitarono. Alla fine del film ci si trova annichiliti, sbalestrati da un terrore sottile, che si insinua sottopelle e non abbandona mai lo spettatore: Lorenzo Bianchini è un maestro del nuovo cinema di genere italiano, e come tale meriterebbe di trovare spazio su quotidiani e riviste di settore. Purtroppo in pochi hanno il privilegio di essere profeti nella propria patria. Ma c’è sempre tempo per rimediare.

Info
Il trailer di Radice quadrata di tre di Lorenzo Bianchini.

Articoli correlati

  • Interviste

    intervista-lorenzo-bianchini-cov932Intervista a Lorenzo Bianchini

    A ridosso della proiezione di Oltre il guado all'interno del Fantafestival, prevista per il 18 luglio, abbiamo incontrato Lorenzo Bianchini per parlare dei suoi film, del cinema horror, di Friuli e di molto altro...
  • Trento 2014

    Oltre il guado (2013) di Lorenzo Bianchini - Recensione - Quinlan.itOltre il guado

    di L’etologo naturalista Marco Contrada raggiunge le zone boschive del Friuli orientale, ai confini con la Slovenia, per svolgere il consueto lavoro di censimento degli animali selvatici...
  • Cult

    dark-waters-1994-mariano-baino-cov932Dark Waters

    di L'horror cult diretto nel 1993 dal napoletano Mariano Baino è ancora pressoché sconosciuto. Riscoprirlo a oltre venti anni dalla sua realizzazione permette di coglierne l'assoluta unicità, anche nel rispetto dei canoni del genere.
  • Saggi

    tutti i diritti riservati; vietato il download e qualsiasi tipo di utilizzo senza il permesso scritto dell'autore; (C) Venier 2012, all right reservedIl cinema agricolo di Sebastiano Montresor

    Cos'è il cinema agricolo? Per scoprirlo bisogna imparare a conoscere le opere di Sebastiano Montresor, a partire dal folle dittico Vigasio Sexploitation...
  • Trieste S+F 2016

    la-casa-dalle-finestre-che-ridono-1976-pupi-avati-cov932La casa dalle finestre che ridono

    di La casa dalle finestre che ridono, la più celebre incursione nel thriller e nell'horror di Pupi Avati, viene ospitato sullo schermo del Trieste Science+Fiction, nell'omaggio a Fant'Italia.
  • Archivio

    shadow-2009-federico-zampaglione-cov932Shadow

    di Shadow mette in chiaro fin da subito l'alta ambizione di Federico Zampaglione, quella di riscoprire il cinema dell'orrore narrando una storia di persecuzione e redenzione, di mostruosità reali e artificiali, di mondi impossibili, e per questo ancor più spaventosi.
  • AltreVisioni

    almost-dead-2016-giorgio-bruno-cov932Almost Dead

    di Almost Dead permette a Giorgio Bruno di partecipare al revival dello zombi-movie, rivisto però dal giovane regista italiano con uno sguardo nostalgico, più prossimo ai ritmi romeriani che alla rilettura di buona parte degli autori contemporanei.
  • FFF 2017

    apocalissi-a-basso-costo-future-film-festival-raffaele-meale-carlo-tagliazucca-cov932Apocalissi a basso costo al Future Film Festival

    Apocalissi a basso costo - Il nuovo cinema fantastico italiano, questo il titolo di un focus che accompagnerà le giornate del Future Film Festival di Bologna, ripercorrendo le tappe del cinema indipendente italiano che non teme il soprannaturale.
  • Speciali

    italia-degenere-la-nuova-onda-giovanni-bufalini-beware-of-the-dog-cov932Italia (de)genere – La nuova onda

    Visto che il dibattito sullo stato del cienma di genere in Italia continua a tenere banco, perché non lanciarsi in un viaggio nel sotobosco indipendente, alla ricerca di quell'Italia (de)genere che in barba alla prassi industriale cerca nuove vie al visionario?
  • FFF 2017

    i-dincj-de-lune-1999-lorenzo-bianchini-cov932I dincj de lune

    di I dincj de lune, mediometraggio con cui Lorenzo Bianchini iniziò il percorso che l'avrebbe portato a diventare uno dei numi tutelari dell'horror italiano contemporaneo, è un raro esempio di film licantropico nostrano, agghiacciante riassunto delle leggende popolari friulane.
  • FFF 2017

    custodes-bestiae-2003-lorenzo-bianchini-cov932Custodes Bestiae

    di Il secondo lungometraggio dell'udinese Lorenzo Bianchini, Custodes Bestiae, continua nell'esplorazione dell'archetipo della paura e nella fusione tra retaggio (e linguaggio) popolare e cinema di genere. In Apocalissi a basso costo al Future Film Festival 2017.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento