Colorful

Colorful

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Dopo aver raccolto consensi e premi un po’ ovunque (Tokyo Anime Award, Manichi Film Award, Annecy), Colorful di Keiichi Hara sbarca al Future Film Festival di Bologna.

The Colour out of Space (citazione lovecraftiana a sproposito)

L’anima di un defunto ha la possibilità di redimersi, ma per farlo si deve reincarnare nel corpo di un quattordicenne, Makoto, anch’egli recentemente scomparso. L’anima ha pochissimo tempo per rimediare al suo più grosso errore commesso in vita, e allo stesso tempo scoprire cosa abbia spinto Makoto a togliersi la vita… [sinossi]

Colorful. Questo è un film che ha un inizio in soggettiva, dove alla computer grafica e al disegno animato tradizionale si giustappongono didascalie silenti che farebbero moderatamente felice Godard (sono troppo diegetiche). Questo è un film tratto da un romanzo, ma non te ne puoi accorgere, tu con la tua lingua neo-romanza. Questo è un film anti suicidio (pre)puberale, e ho come il sospetto che sia necessario, dopo tutti quei Sono Sion. Questo è un film con un angelo di seconda classe che non è Clarence Oddboy, ma un piccolo principe enigmatico e stizzoso che ti rifila testate nello sterno. Questo è un film nel quale la morte la si guarda dal lato est (metempsicosi, anyone?), e al posto del  peccato c’è l’errore, e al posto del senso di colpa la vergogna. Questo è un film di nipponico under statement, e di momenti “Amurooooh!” ce n’è ben pochi. Questo è un film non di detection per scoprire chi sia il colpevole, ma cosa ha fatto. Questo è un film in cui i colpevoli lo sono per eccesso di umanità, e non per sua assenza. Questo è un film di colori, e tecniche miste, e a volte di un fotorealismo scenografico che atterrisce, per come sia ben sposato a un character design molto più anime. Questo è un film con una minorenne che si prostituisce per  il “kawaii” superfluo. Questo è un film che ha un film dentro, un corto nostalgico sulla fine di un viaggio, quello della linea filo-tramviaria di Tokyo Tamaden, soppressa nel 1969. Questo è un film dove una madre guadagna il disprezzo del figlio tradendo il marito con un maestro di flamenco (e no, non c’è niente da ridere). Questo è un film che riesce a farsi carico di figurette usurate (la compagna di classe geek), e situazioni usurate (il bullismo), ma, oh, non gli pesano per niente. Questo è un film che cita Ascesa all’Empireo di Hyeronimus Bosch, o almeno dovrebbe. Questo è un film di cauto ottimismo. Questo è un film con un protagonista antipatico a cui impariamo ad affezionarci. Questo è un film giapponese d’animazione che dura 127 minuti senza una sola esplosione corporea indotta da arti marziali, e non se ne sente affatto la mancanza. Questo è un film di ellissi, in cui le cose veramente terrificanti, ovvero banali, quali l’ingestione dei barbiturici che portano alla morte del nostro antieroe, o le scopate umilianti del suo love interest, come quelle della madre, sono lasciate all’immaginazione. Questo è un film dove le suddette ellissi, cui aggiungo i comportamenti passivo aggressivi che caratterizzano il personaggio principale, sempre intento a negare il suo affetto agli altri, pesano come macigni. Questo è un film di un cinquantaduenne, veterano nella direzione della serie e dei lungometraggi di Doraemon (citato peraltro nella scena in cui la compagna di classe nerd del nostro Makoto va a trovarlo dopo che i bulli gli hanno sottratto le ficherrime scarpe nuove, e come “get well soon” gli porta dei dolciumi del gatto spaziale. E per tutta risposta si becca un tentativo di violenza). Questo è un film che anche il fatto che lo diriga un cinquantaduenne veterano non si sente. Questo è un film così ben costruito, così lieve nel trattare un tema così pesante, eppur così ficcante, così compiuto e senza bisogno di mezzucci per incantare la platea, che i mezzucci per recensirlo ce li deve mettere l’intimidito redattore (perdono, Jannacci). Questo è un film che avrebbe meritato una collocazione migliore nel programma del Future Film Festival, o almeno una replica. Questo è un film che ha fatto incetta di premi (trentaquattresimo Japan Academy Prize for Excellent Animation, Manichi Film Award), ma non fidatevi di loro e di me, muovete il culo e recuperatevelo.
Ah, soprattutto, questo è un film, non un movie.

L’alone viola dei sieropositivi? Chiedete a Iridella.
(questo è un film che qualcuno si è scordato le pillole)
INFO
La scheda di Colorful su Animenewsnetwork.
Il trailer originale di Colorful.
Colorful sul sito della Sunrise.
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