Agente Lemmy Caution: missione Alphaville

Agente Lemmy Caution: missione Alphaville

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Personale e orwelliana rilettura della fantascienza orchestrata da Godard a partire dalle suggestioni poetiche de La capitale de la douleur di Paul Eluard, Alphaville è un’opera che non assomiglia a nulla, forse neanche nella filmografia del regista svizzero.

Lemmy Caution viene inviato in missione ad Alphaville, una città extraterrestre (in realtà Parigi), per far luce sulla scomparsa del professor Von Braun. Presentatosi come inviato di un giornale, Lemmy scopre, con l’aiuto di Natacha, figlia di Von Braun, che Alphaville è guidata dittatorialmente da un cervello elettronico, l’Alpha 60 che in base a una ferrea logica di formule matematiche, toglie agli abitanti qualsiasi autonomia di giudizio e di azione. Lemmy avvicina Von Braun, inventore di Alpha 60, e lo uccide. L’agente riuscirà a fuggire da Alphaville? [sinossi]

Il pregio principale dei veri rivoluzionari del linguaggio, della sintassi e della logica non può essere ristretto “solo” alla capacità di stravolgere la prassi rinnovandola dalle fondamenta: la vera rivoluzione, al contrario, nasce proprio dalla volontà intrinseca di creare il nuovo utilizzando, rimasticando e a volte criticando il già esistente. È partendo da questa riflessione che si può forse comprendere meglio, senza fermarsi alla mera superficie delle cose, il ruolo svolto all’interno della storia del cinema francese, europeo e mondiale da Jean-Luc Godard. Troppo facilmente ridotto a materia da museo in quanto (co)creatore di quel micro/macro-cosmo che fu la nouvelle vague, Godard ha in realtà attraversato gli ultimi cinquant’anni di storia del cinema schierandosi sempre e comunque dal lato meno “sicuro” della barricata; un’indole che deflagra in maniera incontrovertibile in Alphaville, une étrange aventure de Lemmy Caution (1965) conosciuto dalle nostre parti con il titolo Agente Lemmy Caution: missione Alphaville e ora disponibile in una splendida edizione dvd curata dalla RaroVideo.

In Alphaville, personale e orwelliana rilettura della fantascienza orchestrata da Godard a partire dalle suggestioni poetiche de La capitale de la douleur di Paul Eluard, tutto è rinnovato senza che nulla possa essere considerato lontanamente nuovo: Lemmy Caution, il protagonista, all’epoca è un personaggio noto a tutti gli amanti della letteratura gialla, e in Francia ha già avuto diverse trasposizioni sullo schermo, tra l’altro sempre interpretato da Eddie Constantine; il professor Von Braun non solo rimanda a Wernher von Braun, ma quando Lemmy Caution lo chiama per nome si riferisce a lui come Nosferatu; il pastiche visivo architettato da Godard è perfettamente in linea con le sperimentazioni già affrontate – anche con maggior rigore – a partire da Fino all’ultimo respiro; la stessa città di Alphaville, entità apparentemente extraterrestre, non è altro che Parigi. Godard scardina dunque le resistenze del genere per dare corpo a un viaggio altro, realmente alieno e forse destinato a consumarsi “al termine della notte”, come suggerisce il protagonista in una delle battute più celebri citando Louis-Ferdinand Céline: chi in questo bailamme visivo e archetipico ha voluto vedere la prova definitiva dell’incompatibilità tra il cineasta francese e la fantascienza, dimostra davvero di non essere in grado di spingere il proprio sguardo al di là dello steccato. Se il ritmo e la messa in scena dell’azione di Alphaville risultano perfino rozzi nella propria plasticità espressiva, è perché solo nella ripetizione scarna e basica del già visto Godard può rifondare gli stilemi di un cinema troppo abituato alla propria medietà per riuscire a comprendere la salvifica iniezione di alterità che viene proposta.

Elogio dell’amore e descrizione crudele, dissacrante e intellettuale della morte dell’utopia, Agente Lemmy Caution: missione Alphaville è un film da riscoprire, presentato in questo dvd in versione integrale senza i tagli che lo mutilarono parzialmente all’epoca della sua prima presentazione al pubblico italiano. Oltre a un libretto esplicativo, curato da Gabrielle Lucantonio ed Enrico Ghezzi, che accompagna la visione ripescando stralci di recensioni e di saggi (quasi tutti) del periodo, il dvd presenta un buon numero di contenuti extra, in grado di alzare a dismisura il valore del prodotto. Si inizia con il raro e significativo Ritorno ad Alphaville (Prologo), cortometraggio nel quale un ancora sconosciuto Mario Martone diresse Tomas Arana e Vittorio Mezzogiorno tornando sul “luogo del delitto” godardiano, e tracciando una linea ipotetica di prosecuzione del discorso. Si continua poi con una lunga e approfondita intervista con Charles Bitsch, assistente alla regia di più di un film di Godard ma a sua volta critico, direttore della fotografia, regista, scenografo, che permette di scendere maggiormente nel dettaglio per quel che concerne il rapporto tra Godard e il set. Particolarmente interessante è poi la ripresa della sequenza dell’arrivo di Lemmy Caution/Ivan Johnson all’albergo, raffrontata alle indicazioni tracciate dal regista in fase di scrittura della sceneggiatura: il mito del Godard capace di “scrivere” il proprio film direttamente con la macchina da presa viene confermato e smentito allo stesso tempo. A corollario di tutto ciò non dispiace trovare anche il trailer originale francese con cui la produzione cercò di accalappiare l’attenzione del pubblico, sentenziando tra l’altro con un’intuizione facile ma assolutamente perfetta: “Il nuovo film e il film nuovo di Jean-Luc Godard”. Autore di un film metaforico, criptico, ricco di citazioni colte che non ha paura di un “Je vous aime” pronunciato con tenera incertezza da Anna Karina.

Info
Alphaville, il trailer.
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