La notte dei morti viventi

La notte dei morti viventi

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La notte dei morti viventi diventa il canto appassionato e crudele della decadenza naturale della società occidentale, urlo di protesta contro il razzismo e la guerra, analisi spietata del fallimento dell’interclassismo.

A causa di misteriose radiazioni prodotte da un esperimento mal riuscito, i morti tornano in vita: sono affamati e l’unico cibo che sembra interessargli è la carne umana. In Pennsylvania un gruppo di persone, nel tentativo di sfuggire ai famelici “ritornanti”, si asserraglia in una casa abbandonata, che viene ben presto presa d’assedio… [sinossi]

Nella storia del cinema dell’orrore La notte dei morti viventi (Night of the Living Dead) di George A. Romero svolge il vero e proprio ruolo di spartiacque: si può infatti tranquillamente affermare che esistano due fasi ben distinte, una pre-Romero e una post-Romero. Fino al 1968 nel mettere in scena morti tornati in vita si faceva riferimento all’accezione classica del termine zombi, derivato dalla haitiana religione voodoo: uomini che, in seguito all’incantesimo di uno stregone, diventavano schiavi di quest’ultimo, del tutto deprivati delle proprie facoltà intellettive e della volontà. In questo titoli come White Zombie di Victor Halperin (1932), Ho camminato con uno zombie di Jacques Tourneur (1943) e Voodoo Island di Reginald Le Borg (1957), sintetizzano con una certa chiarezza l’approccio metodologico e teorico alla materia: anche l’ambientazione, dopotutto, permane nell’area caraibica, quasi a voler creare un non-luogo ad hoc nel quale identificare l’intero filone (procedimento non nuovo all’interno delle dinamiche del cinema horror, si pensi alla Transilvania per Dracula, all’Egitto da cui proviene la Mummia o al castello in cui svolge i suoi folli esperimenti il barone Frankenstein). Il primo a ipotizzare uno scarto sensibile per quel che concerne l’idea stessa di non-morto destinato a tornare in vita in seguito al decesso è in realtà Richard Matheson nel suo capolavoro letterario Io sono leggenda.

Non è dunque certo un caso che Romero, al momento di iniziare a lavorare sull’idea da cui sarebbe poi venuto alla luce La notte dei morti viventi, abbia gettato ben più di uno sguardo alle pagine scritte da Matheson – il quale, a quanto si dice, non apprezzò mai particolarmente il lavoro del cineasta statunitense – per trarne ispirazione. In realtà il rapporto tra il libro e il film si ferma a un livello piuttosto basico, vale a dire la ripresa dei mostri affamati di carne e della lotta dell’uomo per la propria sopravvivenza. Se infatti Matheson vedeva nelle sue creature un ibrido affascinante tra il morto vivente e il vampiro, Romero è il primo a portare sulla ribalta i “ritornanti” così come li conosciamo oggi: anche per questo la sua esalogia (la saga è comunque in continua evoluzione), in cui il termine “zombie” è sempre sostituito da “dead”, deve necessariamente essere presa come punto di riferimento per chiunque voglia avvicinarsi all’universo dei morti viventi. Ma La notte dei morti viventi è molto di più di una “semplice” storia di assedio e difesa, così come i morti viventi di questo film non svolgono esclusivamente il ruolo di esseri mostruosi contro i quali combattere. Romero inaugura qui lo schema che, in un modo o nell’altro, tornerà a ripetersi anche nei seguenti film da lui diretti sui non-morti: una volta identificato il luogo in cui concentrare l’azione (la casa abbandonata che diventerà in Dawn of the Dead il grande magazzino, in Day of the Dead la base sotterranea, in Land of the Dead la città fortificata, in Diary of the Dead l’università, l’ospedale, il fienile e la villa, in Survival of the Dead l’isola), l’attenzione di Romero si sposta sul significato metaforico di ciò che sta prendendo corpo sullo schermo. Il rapporto tra assediati e cannibali che rappresenta di fatto il trait d’union inevitabile di tutti e sei i film si traduce in una visione cupa e rabbiosa della società statunitense – e, per diretta filiazione, dell’intera società capitalistica occidentale –, letta nella sua chiave più pessimista: nel mondo del capitale l’uomo è destinato all’estinzione, in un barbarico annullamento di tutte le proprie capacità intellettive, fatta eccezione per la pulsione verso il cannibalismo e la fagocitosi di sé. Una lettura politica che si espanderà film dopo film, stratificandosi e irrobustendosi, ma che già ne La notte dei morti viventi deflagra in una rivoluzione visiva in grado ancora oggi, a più di quarant’anni dalla sua produzione, di sconvolgere lo spettatore: nel 1968, epicentro del movimento di protesta contro le storture della società, un regista esordiente portava in scena un horror scarno, essenziale (l’utilizzo del bianco e nero, la parca semplicità delle inquadrature e delle scenografie), in cui l’intera civiltà veniva condannata alla (auto)distruzione e l’unico personaggio in cui era realmente possibile riconoscersi era un afro-americano, ben lontano dalle rozze sinapsi sia dei wasp borghesi con lui rinchiusi nella casa sia, ancor più, dei “liberatori” volontari armati di fucile e pronti a far fuoco in maniera indiscriminata contro chiunque gli si parasse di fronte. La notte dei morti viventi diventa dunque il canto appassionato e crudele della decadenza naturale della società occidentale, urlo di protesta contro il razzismo e la guerra, analisi spietata del fallimento dell’interclassismo.

La RaroVideo lo presenta ora in un blu-ray imperdibile, accompagnandolo con l’interessante documentario One for the Fire, diretto da Robert Lucas e Chris Roe su indicazione dello stesso Romero per festeggiare il quarantennale dell’uscita del film: un montaggio di interviste alla stragrande maggioranza del cast artistico e tecnico con un paio di chicche davvero notevoli: il ritorno sul luogo del crimine, vale a dire le location in cui fu girato il film (tra Evans City e Pittsburgh, in Pennsylvania) e soprattutto la sequenza iniziale interpretata nuovamente da Judith O’Dea e Russell Streiner. Un’occasione per scoprire di più di un caposaldo della storia del cinema. A corollario ulteriore è giusto citare anche le interviste a Claudio Simonetti – il leader dei Goblin che compose la colonna sonora per la versione italiana di Dawn of the Dead – e Gabriele Albanesi, giovane regista italiano che ha tra le sue fonti di ispirazione proprio il cinema di Romero. Uno dei tanti figli illegittimi partoriti da questo straordinario maestro di cinema, omaggiato dalla RaroVideo di un blu-ray dalla resa visiva e sonora a dir poco strabiliante. Un film non-morto destinato a tornare ritualmente in vita, per cannibalizzare nuovi spettatori e assuefarli, una volta per sempre, al suo volere.

INFO
Il trailer de La notte dei morti viventi.
La notte dei morti viventi sul sito della RaroVideo.
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