100 capolavori del cinema secondo Taschen

100 capolavori del cinema secondo Taschen

Curato dal critico Jürgen Müller, 100 capolavori del cinema secondo Taschen ripercorre la Storia del Cinema attraverso immagini e testi, immergendo il lettore/spettatore in un viaggio che è prima di tutto visivo, iconografico.

“Il conte Orlok avanza a passi brevi e misurati verso il nuovo arrivato. Il suo corpo è avvolto da un ampio cappotto nero, le mani sono raccolte al petto, in una posizione alquanto singolare. Alla sua prima apparizione, il vampiro riesce a celare la sua vera identità; le orecchie da pipistrello sono nascoste da un cappuccio di foggia antiquata, mentre la posizione raccolta delle mani rende invisibili le unghie affilate. Con maniere gravi, il conte accoglie l’ospite sul portone del maniero medievale e cortesemente lo invita a entrare”. L’incipit del corposo 100 capolavori del cinema secondo Taschen,ottocento pagine equamente suddivise in due volumi, arriva agli occhi del lettore dopo una lunga serie di immagini abbacinanti, cariche di suggestioni e ricordi, di storia e vivide emozioni: la celeberrima inquadratura di Peter Lorre, alias Hans Beckert, che scorge la “M” scritta sul proprio cappotto [1], stampata a lucido sia sul contenitore cartonato che sul primo volume; l’intenso e coloratissimo primo piano di Vivien Leigh, nei panni di Scarlett O’Hara [2], che crea un forte contrasto con il bianco e nero di Lorre e, con un sagace montaggio simmetrico, dà vita a un volto a due facce ipnotico e velatamente inquietante sulla costa dei due volumi [3]; la silhouette del suddetto conte Orlok (Max Schreck) [4], seguita in maxi-formato a doppia pagina o in dimensioni ridotte da altri fotogrammi tratti dal classico teutonico.

100 capolavori del cinema secondo Taschen, curato dal critico Jürgen Müller, ripercorre la Storia del Cinema attraverso immagini e testi, immergendo il lettore/spettatore in un viaggio che è prima di tutto visivo, iconografico. Le ottocento pagine dei due volumi vanno guardate e poi lette, divorate in un susseguirsi di stupore e poi assaporate in una riflessiva lettura, come tradizione di molte pubblicazione della Taschen: siamo di fronte a un doppio volume che rappresenta una sorta di tassello mancante della già prodigiosa collana dei vari Cinema degli anni 20, Cinema degli anni 30 e tutto quel che segue.
I livelli di visione/lettura dei due volumi curati da Müller sono molteplici, a partire dalla predominanza delle immagini, cuore pulsante del linguaggio cinematografico. Attraverso le immagini dei cento lungometraggi possiamo ricostruire l’evoluzione tecnica ed estetica dell’industria cinematografica, dai contrasti del bianco e nero dell’espressionismo tedesco ai vividi colori che esplodono a pagina 151 con il primo piano di Clark Gable/Rhett Butler [5]: uno dei tanti passaggi significativi, come l’animazione che irrompe a pagina 184 (il disneyano Fantasia), il fantastico a “passo uno” del King Kong di Merian C. Cooper e Ernest B. Schoedsack o la fantascienza cyberpunk di Blade Runner di Ridley Scott. E alle immagini corrispondono le agili schede dei singoli film, da Nascita di una nazione (1915) di David Wark Griffith a Ben-Hur (1959) di William Wyler nel primo volume e da La dolce vita (1960) di Federico Fellini a La tigre e il dragone (2000) di Ang Lee nel secondo: scheda tecnica con cast e altre utili informazioni, sinossi e qualche spunto critico, due o tre citazioni e dei piccoli focus su autori o attori. Ma la vera fase di lettura/scrittura, che dalle immagini ci/si immerge nei decenni che portano da D. W. Griffith ad Ang Lee, è rappresentata dal profilo storico che funge da cornice e al tempo stesso da approfondimento rivelatore: dalla fascinazione spesso inconscia delle immagini alla contestualizzazione puntuale del testo, che ripercorre il periodo del muto (Anni 20 e cinema degli esordi – Ombre), la rivoluzione del sonoro e lo splendore e le inquietudini del cinema prebellico (Anni 30 – Illusione e caos) e via discorrendo.

100 capolavori del cinema secondo Taschen è un invito alla visione dei film, dei classici, e non solo di quelli mostrati e descritti nelle schede. Perché non sono poi così importanti i titoli scelti (e i titoli esclusi: cento saranno sempre e irrimediabilmente pochi), ma è l’evocazione della magia del cinema, della luce che ricrea la vita sullo schermo, dei colori che emergono dal buio della sala – e dal nero lucido di queste pagine. Il grande pregio di questa pubblicazione è proprio la sua capacità seduttiva ed evocativa, con il certosino lavoro sull’apparato iconografico, sostenuto da un profilo storico scorrevole, privo di inutili accademismi.

Note
1.
M, il mostro di Dusseldorf (1931) di Fritz Lang
2. Via col vento (1939) di Victor Fleming
3. Vivien Light più il Robert De Niro/Travis Bickle di Taxi Driver (1976) di Martin Scorsese.
4. Nosferatu il vampiro (1922) di Friedrich Wilhelm Murnau
5. Nuovamente Via col Vento.
Info
100 capolavori del cinema secondo Taschen sul sito della Taschen.
Jürgen Müller (a cura di)
100 capolavori del cinema secondo Taschen
Taschen, 2011
Formato: 19.6 x 24.9
Pagine: 800 (2 volumi)
Prezzo: 19.99 euro
ISBN: 9783836524032
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