L’alba del pianeta delle scimmie

L’alba del pianeta delle scimmie

di

Superate alcune incongruenze, L’alba del pianeta delle scimmie decolla grazie alla componente action e ad alcune sequenze particolarmente commoventi, dimostrando di avere imboccato una strada assai diversa rispetto al film di Schaffner e alla saga post-sessantottina.

Attenti al gorilla!

Will Rodman è uno scienziato che lavora in una grande società farmaceutica, la Gen-Sys, dove svolge ricerche sulla genetica per sviluppare un virus benigno in grado di ricostituire il tessuto cerebrale danneggiato. L’uomo vuole individuare una cura per l’Alzheimer, malattia da cui è affetto il padre Charles. Poco prima che la Gen-Sys dia inizio alla sperimentazione umana di un nuovo farmaco promettente e potenzialmente molto redditizio, l’ALZ-112, le scimmie sulle quali Will sta effettuando i test mostrano all’improvviso un comportamento insolitamente aggressivo. Viene così decretato l’esito negativo della ricerca e Will deve interrompere il programma. Nella confusione che segue l’improvvisa interruzione dello studio, Will si trova a dover accudire un neonato di scimpanzé, un maschio, figlio orfano del primate più promettente della sperimentazione. Il giovane scimpanzé, destinato alla grandezza, si chiama Cesare… [sinossi]
Sulla piazza d’una città
la gente guardava con ammirazione
un gorilla portato là
dagli zingari di un baraccone.
Con poco senso del pudore
le comari di quel rione
contemplavano lo scimmione
non dico dove non dico come…
Il gorilla – Fabrizio De André

Tra remake, sequel, prequel, crossover, spin-off e reboot si rischia di perdere il conto, di confondersi e magari di sottostimare preventivamente volenterose riscritture e rielaborazioni di pellicole di successo. Nel caso dell’atteso L’alba del pianeta delle scimmie, affidato alla regia dell’inglese Rupert Wyatt (The Escapist) e alle penne di Rick Jaffa (Relic – L’evoluzione del terrore) e Amanda Silver (La mano sulla culla e il suddetto Relic), non aiutano il ricordo del fallimentare tentativo di Tim Burton (Planet of the Apes – Il pianeta delle scimmie, 2001), la china discendente della saga [1] e, ça va sans dire, l’inevitabile confronto con l’originale Il pianeta delle scimmie, diretto da Franklin J. Schaffner nel 1968 e assurto giustamente al rango di cult movie. Eppure è proprio il lavoro di riscrittura, ancor prima dei pur prodigiosi effetti speciali della Weta e della performance attoriale del solito Andy Serkis [2], a impreziosire una volta tanto un reboot et similia [3]. Nonostante alcune farraginosità nella prima parte, Amanda Silver e Rick Jaffa sono infatti riusciti a declinare le suggestioni di Pierre Boulle in un’ottica attuale, contemporanea, sia dal punto di vista tematico che visivo. Quella che viene a mancare, inevitabilmente, è la componente socio-politica che caratterizzava la fantascienza distopica americana a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, soppiantata da riflessioni etiche sul ruolo della scienza, delle cavie animali e umane, dei limiti leciti e illeciti della ricerca. La traiettoria autodistruttiva della razza umana non è più disegnata dalla sete di potere politico e militare, ma dalla folle pretesa di ergersi a divinità, a creatori/manipolatori della vita e della morte. La bomba che esplodeva nel futuro distopico della saga originale si presenta nel riavvio di Wyatt sotto forma di un virus invisibile: il comune denominatore, invece, è sempre la cecità umana, enfatizzata ne L’alba del pianeta delle scimmie dalla centralità dell’occhio, dello sguardo, della visione di sé e del mondo.

Autodeterminazione e autodistruzione sono le parole chiave dei due percorsi paralleli di uomini e (nuove) scimmie: dalla fallita rivoluzione scientifica del brillante Will Rodman alla travolgente rivoluzione del compagno/scimpanzé Cesare, novello Che Guevara sui generis. Ma non tragga in inganno l’afflato “ribelle” del reboot: come detto, siamo lontani dalle critiche rappresentazioni del Sistema degli anni Sessanta/Settanta, dallo spirito acido e contestatore di film come 1975: occhi bianchi sul pianeta Terra (1971) di Boris Sagal, 2022: i sopravvissuti (1973) di Richard Fleischer o Rollerball (1975) di Norman Jewison [4]. Wyatt, che già aveva dimostrato col carcerario The Escapist di sapersi confrontare col cinema di genere, e i due sceneggiatori Jaffa e Silver sanno di rivolgersi a un pubblico che pretende forti emozioni, narrazione rapida e poche pause: non c’è spazio quindi per discorsi troppo articolati che sottraggano terreno alle dinamiche dell’azione e tutto gira attorno all’immedesimazione tra l’uomo (spettatore) e la scimmia. Gli occhi di Cesare diventeranno i nostri, noi saremo a cavallo durante la conquista del ponte, della libertà, della terra promessa fatta di imponenti sequoie. Non c’è spazio, insomma, per il grido disperato di Charlton Heston/George Taylor: You Maniacs! You blew it up! Ah, damn you! God damn you all to hell!

Alla seconda parte del film, trascinante e costellata da numerose intuizioni narrative e visive (dal possente gorilla Buck che sfiora con timore il terreno fuori dalla gabbia alle scimmie che dominano i tetti della città, armate di coreografiche lance), si arriva dopo un lungo percorso che sposta l’attenzione e l’immedesimazione spettatoriale da Will Rodman/James Franco, un po’ sottotono, a Cesare/Andy Serkis, interpretato/modellato/pixellato per essere il condottiero di qualsiasi cuore pulsante. Non tutto, però, sembra filare liscio: alcuni personaggi sono inspiegabilmente stereotipati e privi di spessore, come il giovane aguzzino Dodge Landon/Tom Felton e il cinico direttore della Gen-Sys Steven Jacobs/David Oyelowo, e il solo John Lithgow riesce a reggere il confronto attoriale con le scimmie targate Weta [5]. Superate alcune incongruenze, L’alba del pianeta delle scimmie decolla grazie alla componente action e ad alcune sequenze particolarmente commoventi (ancora il gorilla Buck, che sembra l’erede spirituale per orgoglio e generosità del magnifico King Kong di Peter Jackson), dimostrando nuovamente di avere imboccato una strada assai diversa rispetto al film di Schaffner e alla saga post-sessantottina. Ed ecco, allora, che la macchina da presa corre all’impazzata, che San Francisco si trasforma in un campo di battaglia e che il Golden Gate diventa la Little Bighorn della razza umana.

“Chi è Cesare?”. Cesare, per amor di blockbuster, siamo noi. Il pianeta delle scimmie era un blockbuster immerso in un periodo storico contrassegnato dall’impegno politico, dall’autocritica, dal confronto; L’alba del pianeta delle scimmie cerca di essere un riavvio, un reboot, non solo di un cult movie ma più in generale del grande cinema d’intrattenimento. Insomma, un blockbuster con l’anima. Ma a cavallo, come detto, non c’è lo sconfitto George Taylor, inginocchiato e impotente di fronte all’innegabile verità, ma il vincitore Cesare, pronto a scalare la sequoia e a dominare l’orizzonte. Questioni di prospettiva.

Note
1. Nonostante l’atmosfera allucinatoria del sequel L’altra faccia del pianeta delle scimmie (1970) di Ted Post e qualche spunto interessante, rintracciabile anche nei successivi Fuga dal pianeta delle scimmie (1971) di Don Taylor, 1999 – Conquista della Terra (1972) e Anno 2670 – Ultimo atto (1973) di J. Lee Thompson, la saga ispirata al romanzo dello scrittore francese Pierre Boulle si è rapidamente sfilacciata, esaurendo un eccessivo e cocciuto sfruttamento commerciale con le serie televisive Il pianeta delle scimmie (1974) e Ritorno al pianeta delle scimmie (1975), maldestra intrusione nell’universo dell’animazione.
2. A Serkis e alla motion capture della neozelandese Weta dobbiamo i vari Gollum (Il Signore degli Anelli) e King Kong e a breve il Capitano Haddock de Le Avventure di Tintin: Il segreto dell’unicorno, ma dell’attore inglese ci piace ricordare anche i ruoli “tradizionali” in Ladri di cadaveri – Burke & Hare o nel misconosciuto horror bellico Deathwatch.
3. Reboot, ovvero riavvio, un nuovo inizio di una serie o saga, con parziale o totale riscrittura. Si veda, ad esempio, l’ottimo Star Trek di J.J. Abrams e la rilettura nolaniana di Batman – Batman Begins, il monumentale Il cavaliere oscuro e, prossimamente, The Dark Knight Rises.
4. Torna utile contestualizzate temporalmente il fenomeno della fantascienza socio-politica degli anni Sessanta/Settanta, che esplode nel 1968 con Il pianeta delle scimmie (lo stesso anno di 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick e dell’altra pietra miliare La notte dei morti viventi di George A. Romero) e si conclude di fatto con La fuga di Logan (1976) di Michael Anderson, seguito da un’omonima serie televisiva andata in onda tra il 1977 e il 1978, anni in cui la fantascienza virava verso l’epica e il romanticismo di Lucas e Spielberg. Il ritorno alla fantascienza distopica si è nuovamente aperto con una trasposizione del romanzo di Boulle e rischia di chiudersi per la seconda volta con Logan’s Run, remake rimandato al 2014. Corsi e ricorsi.
5. Il pur bravo Brian Cox ha un ruolo troppo defilato e inutilmente sgradevole.
Info
Il trailer ufficiale de L’alba del pianeta delle scimmie.
Il canale youtube de L’alba del pianeta delle scimmie.
L’alba del pianeta delle scimmie in blu-ray.
  • l-alba-del-pianeta-delle-scimmie-2011-rupert-wyatt-12.jpg
  • l-alba-del-pianeta-delle-scimmie-2011-rupert-wyatt-13.jpg
  • l-alba-del-pianeta-delle-scimmie-2011-rupert-wyatt-14.jpg
  • l-alba-del-pianeta-delle-scimmie-2011-rupert-wyatt-15.jpg
  • l-alba-del-pianeta-delle-scimmie-2011-rupert-wyatt-16.jpg
  • l-alba-del-pianeta-delle-scimmie-2011-rupert-wyatt-17.jpg
  • l-alba-del-pianeta-delle-scimmie-2011-rupert-wyatt-18.jpg
  • l-alba-del-pianeta-delle-scimmie-2011-rupert-wyatt-19.jpg
  • l-alba-del-pianeta-delle-scimmie-2011-rupert-wyatt-20.jpg
  • l-alba-del-pianeta-delle-scimmie-2011-rupert-wyatt-21.jpg
  • l-alba-del-pianeta-delle-scimmie-2011-rupert-wyatt-22.jpg
  • l-alba-del-pianeta-delle-scimmie-2011-rupert-wyatt-23.jpg
  • l-alba-del-pianeta-delle-scimmie-2011-rupert-wyatt-24.jpg
  • l-alba-del-pianeta-delle-scimmie-2011-rupert-wyatt-25.jpg
  • l-alba-del-pianeta-delle-scimmie-2011-rupert-wyatt-26.jpg
  • l-alba-del-pianeta-delle-scimmie-2011-rupert-wyatt-27.jpg
  • l-alba-del-pianeta-delle-scimmie-2011-rupert-wyatt-28.jpg
  • l-alba-del-pianeta-delle-scimmie-2011-rupert-wyatt-29.jpg
  • l-alba-del-pianeta-delle-scimmie-2011-rupert-wyatt-30.jpg
  • l-alba-del-pianeta-delle-scimmie-2011-rupert-wyatt-31.jpg
  • l-alba-del-pianeta-delle-scimmie-2011-rupert-wyatt-32.jpg

Articoli correlati

  • Archivio

    Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie di M. Reeves | Quinlan.itApes Revolution – Il pianeta delle scimmie

    di Il secondo capitolo della nuova saga conferma l'elevata qualità degli effetti speciali della Weta e l'efficacia della performance capture.
  • Classici & Cult

    King Kong (2005) di Peter Jackson - Recensione | Quinlan.itKing Kong

    di King Kong è la messa in scena dell'utopia di Colin McKenzie, è il cinema bigger than life che celebra sé stesso, è il set della Salomè che emerge dalla giungla...
  • AltreVisioni

    The Escapist (2008) di Rupert Wyatt - Recensione | Quinlan.itThe Escapist

    di Frank Perry è un ergastolano ormai rassegnato a finire i suoi giorni in carcere fino a quando non scopre che l’adorata figlia è gravemente ammalata...
  • Archivio

    Vita di Pi (2012) di Ang Lee - Recensione | Quinlan.itVita di Pi

    di Uno scrittore in cerca d'ispirazione s'imbatte nella storia incredibile di Piscine Molitor Patel. Piscine, che tutti conoscono come Pi, conduce una vita serena: suo padre possiede uno zoo e Pi trascorre le giornate tra tigri, zebre e ippopotami...
  • In Sala

    Star-Trek-BeyondStar Trek Beyond

    di Archiviato l'ambizioso reboot in due atti di J. J. Abrams, non è difficile intuire le coordinate di Star Trek Beyond, episodio in tono minore, a velocità di crociera, naturale assestamento di un franchise che si nutre di serialità.
  • In Sala

    The War - Il pianeta delle scimmie (2017) Recensione | Quinlan.itThe War – Il pianeta delle scimmie

    di Terzo capitolo di un reboot impreziosito dalle mirabilie della performance capture della Weta, The War - Il pianeta delle scimmie segue la parabola di Cesare e del suo popolo, contrapposta (colpo su colpo) alle traiettorie autodistruttive dell'umanità.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento