Elegia della fuga – La fine (?)

Elegia della fuga – La fine (?)

In quale direzione si muoverà d’ora in avanti il cinema di Aki Kaurismäki? Quale storie lo interesseranno maggiormente, e perché? Anche l’incontro con uno dei più importanti autori europei degli ultimi decenni volge al termine…

La brevità è l’anima del senno.
Polonio, Amleto di William Shakespeare

Finisce dunque qui il viaggio all’interno del cinema di Aki Kaurismäki. C’è la certezza di non essere stati completamente esaustivi, e proprio per questo in futuro non si può escludere che si torni sull’argomento per trovare in ciò che è stato qui redatto conferme e smentite. Quello che ci premeva fare era dare la possibilità, a quanti non avessero avuto modo di conscere a fondo il cinema di questo caposaldo della contermporaneità, di svolgere un approfondimento che riuscisse a cogliere i punti nodali dell’esperienza autoriale del cineasta di Orimattila. La viva speranza è quella di essere riusciti nel compito.
Kaurismäki ha donato finora al pubblico, in questi primi diciassette lungometraggi, uno degli sguardi più sarcastici e dolenti che memoria cinefila ricordi. Sarcasmo e dolenza, due sostantivi di cui spesso non si comprende l’importanza ma che meglio di ogni altro permettono di fotografare un mondo imperfetto, crudele, chiuso, a tratti ancora terribilmente barbarico. Ma incapace (forse perché imperfetto?) di annientare completamente la forza di volontà dell’uomo.

Nessuno prima e durante l’esperienza pluridecennale di Kaurismäki ha avuto il coraggio di mettere insieme i pezzi di un’esistenza errabonda, sconfitta, povera come quella che vivono i protagonisti delle sue pellicole. Che non sono quasi mai figli del potere (si deve escludere solo l’Hamlet di Amleto si mette in affari), ma che ne soffrono le conseguenze sempre. Netturbini, operaie, nullafacenti, vagabondi, ex-minatori, cassiere, musicisti senza arte né parte, impiegati licenziati, pittori, poeti, meccanici, ubriaconi, capocameriere, tranvieri, agricoltori, volontarie, guardie giurate, questo l’universo che in trenta anni di carriera Kaurismäki ha messo in scena.
Non esiste classe dirigente, se non di riflesso, nelle sue opere, per il semplice fatto che non è di chi detiene il potere, nella yuppieficata Helsinki degli anni ’80, che è necessario parlare. Un cinema fortemente etico che non dimentica mai le sue esigenze prettamente narrative: lo stile di Kaurismäki, reso celebre da un’asciuttezza e un minimalismo mai posticci, accompagna (quasi) sempre con il sorriso sulle labbra le disavventure dei suoi protagonisti. Lo fa senza calcare mai la mano, affidandosi spesso e volentieri al tanto amato bianco e nero che riporta ancora di più all’epoca d’oro dei b-movie hollywoodiani, e senza sprecare parole inutilmente.

A fronte della deriva del cinema “indie” statunitense, aggrappato in maniera quasi grottesca (abbarbicato verrebbe da dire) alla parola, al dialogo, Kaurismäki lavora di sottrazione, riducendo gli scambi di battute al minimo essenziale. Eppure, proprio per questo, la parola pronunciata acquista sempre un senso in più, come testimonia lo spassoso dialogo tra i russi all’inizio di Le luci della sera.

– Il grande narratore russo Maxime Gorki ha avuto una vita molto difficile.
– E Piotr Tchaïkovskij, allora? Si è gettato in un fiume…
– Ed era ancora giovane. Comunque ne è uscito vivo.
– Ma non è più stato lo stesso!
– E tu che ne sai? Imbecille!
– E Tolstoij? Era un conte, ma non per questo è stato compreso.
– Il problema è che solo il padre Checov cercò di comprenderlo e kak, quando l’ha capito è morto.
– E Pushkin, questo sì che è strano, era appena nato che è già morto.
– Non come Gogol. Vide appena il sole…
– Vide appena la finestra della propria amata…
– C’è ancora della vodka?
– Sì e no. Chissà.

Questo rimarrà all’interno della pellicola il dialogo più lungo (riporta tra l’altro alla mente quello dei mafiosi italiani in Ghost Dog di Jim Jarmusch), e non a caso sarà totalmente avulso allo sviluppo sinottico del film. Opere sintetiche dunque, che fanno della brevità la loro forza: si va dai 65 minuti di Tatjana ai 103 di Miracolo a Le Havre, ma raramente i film di Kaurismäki si avventurano oltre l’ora e mezza di durata. Questa scelta è così intessuta all’interno della sua poetica che molti critici (sull’ottusità dei quali è da stendere generosamente un velo pietoso) storsero il naso davanti a Leningrad Cowboys Meet Moses accusandolo di essere (sic!) troppo lungo, senza rendersi conto probabilmente che parlavano di un’opera di un’ora e trentadue minuti. Paradossi della critica…
Con questo aneddoto curioso, e in attesa di poter festeggiare il prossimo capolavoro di questo burbero omone della Scandinavia, è giunto il momento di abbandonare la contesa. Qualora vi fosse venuta voglia di (ri)scoprire qualche titolo della sua filmografia, buona visione.

Speciale Kaurismäki

Elegia della fuga – Il cinema di Aki Kaurismäki
Un viaggio nel cinema di Aki Kaurismäki, tra alienati e band stralunate, luci della sera e nuvole in movimento, miracoli e sogni di fughe impossibili nell’est sovietico. Nel tentativo di penetrare la corazza di un autore fondamentale per il cinema europeo dell’ultimo trentennio.

 

Gli alien(at)i sono tra noi
I protagonisti dei film di Aki Kaurismäki, alla ricerca di un posto in cui (soprav)vivere, sono perdenti e proletari, eroi del nuovo mondo, chiusi come tutti nella prigione della società. Ma loro, per lo meno, consapevolmente.

 

Elegia della fuga
Il tema della fuga acquista fin dagli esordi una centralità assoluta all’interno della poetica di Aki Kaurismäki. Dai Franck alla ricerca dell’eldorado in Calamari Union fino ai Leningrad Cowboys che vanno e tornano dalla terra dei sogni.

 

Tra New York e Mosca
Aki Kaurismäki, nel corso della sua filmografia, ha spesso messa in scena, contrapponendoli, il mito americano e quello sovietico, tra ipotesi di fughe verso est e il fascino degli oggetti prodotti nella patria del Capitale.

 

Leningrad Cowboys Meet Kaurismäki
Il momento cruciale dell’intera carriera di Aki Kaurismäki con ogni probabilità è rappresentato dall’incontro con i Leningrad Cowboys, autoproclamatisi come la peggiore band del pianeta, persa tra standard statunitensi e cori russi.

 

Rock the Tundra
Il rock, nel cinema di Aki Kaurismäki, si muove sottopelle, attraversando l’intera filmografia del regista finlandese e penetrando in profondità, là dove è difficile fermarsi davvero ad ascoltare. Un percorso amoroso e vitale, cultrale, politico.

 

Matti e i suoi fratelli
Aki Kaurismäki non è “solo” un grande autore del cinema europeo contemporaneo; nel corso della sua carriera ha avuto la capacità di costruire attorno a sé una factory o, meglio, una famiglia in grado di seguirlo di set in set, senza abbandonarlo mai.

 

Dedicato a…
Il cinema di Aki Kaurismäki, pur così riconoscibile e dotato di un immaginario difficile da confondere con altro, non nasce certo dal nulla. Quali sono i riferimenti culturali – cinematografici, certo, ma non solo – del regista finlandese? E in che modo questa comunione d’amorosi sensi prende corpo sullo schermo?

 

Kaurismäki/Jarmusch: come in uno specchio
Tra Orimattila e Akron, nell’Ohio, corre una distanza di quasi settemila chilometri. Una distanza completamente annullata dall’esperienza autoriale di Kaurismäki e di Jim Jarmusch, che sembrano protesi in un infinito dialogo a distanza tra pellicole.

 

Per un cinema europeo
Cos’è l’Europa per Aki Kaurismäki? Quale volto e ruolo assume il Vecchio Continente nelle pieghe del cinema del regista finlandese? E in prospettiva quali sono le utopie, se esistono ancora, rintracciabili nel suo sguardo prospettico?

 

La fine (?)
In quale direzione si muoverà d’ora in avanti il cinema di Aki Kaurismäki? Quale storie lo interesseranno maggiormente, e perché? Anche l’incontro con uno dei più importanti autori europei degli ultimi decenni volge al termine…

 

Info
Una sequenza de Le luci della sera.
  • elegia-della-fuga-aki-kaurismaki-24.jpg
  • elegia-della-fuga-aki-kaurismaki-23.jpg
  • elegia-della-fuga-aki-kaurismaki-22.jpg
  • elegia-della-fuga-aki-kaurismaki-21.jpg
  • elegia-della-fuga-aki-kaurismaki-20.jpg
  • elegia-della-fuga-aki-kaurismaki-19.jpg
  • elegia-della-fuga-aki-kaurismaki-18.jpg
  • elegia-della-fuga-aki-kaurismaki-17.jpg
  • elegia-della-fuga-aki-kaurismaki-16.jpg
  • elegia-della-fuga-aki-kaurismaki-15.jpg
  • elegia-della-fuga-aki-kaurismaki-14.jpg
  • elegia-della-fuga-aki-kaurismaki-13.jpg
  • elegia-della-fuga-aki-kaurismaki-12.jpg
  • elegia-della-fuga-aki-kaurismaki-11.jpg
  • elegia-della-fuga-aki-kaurismaki-10.jpg
  • elegia-della-fuga-aki-kaurismaki-09.jpg
  • elegia-della-fuga-aki-kaurismaki-08.jpg
  • elegia-della-fuga-aki-kaurismaki-07.jpg
  • elegia-della-fuga-aki-kaurismaki-06.jpg
  • elegia-della-fuga-aki-kaurismaki-05.jpg
  • elegia-della-fuga-aki-kaurismaki-04.jpg
  • elegia-della-fuga-aki-kaurismaki-03.jpg
  • elegia-della-fuga-aki-kaurismaki-02.jpg
  • elegia-della-fuga-aki-kaurismaki-01.jpg

Articoli correlati

  • In sala

    the-other-side-of-hope-2017-aki-kaurismaki-toivon-tuolla-puolen-cov932L’altro volto della speranza

    di In concorso alla Berlinale il nuovo lavoro di Aki Kaurismäki, L'altro volto della speranza: tra colori pastello e musica country la storia di un rifugiato siriano e la satira di una società che vede le culture diverse solo come cibo etnico.
  • Buone feste!

    leningrad-cowboys-meet-moses-1994-aki-kaurismaki-cov932Leningrad Cowboys Meet Moses

    di Di nuovo i folli musicisti della tundra incontrano Aki Kaurismäki, per un viaggio a ritroso alla (ri)scoperta dell'Europa. Il muro è crollato, o no?
  • Buone feste!

    leningrad-cowboys-go-america-1989-aki-kaurismaki-cov932Leningrad Cowboys Go America

    di Il primo incontro tra la musica dei Leningrad Cowboys e il cinema Aki Kaurismäki è questo folle road-movie che attraversa il mito americano facendosene beffe.
  • Bologna 2015

    les-mains-sales-1989-likaiset-kadet-aki-kaurismaki-cov932Les Mains sales

    di Il Cinema Ritrovato rende omaggio al suo storico direttore, Peter von Bagh, scomparso di recente, iniziando la retrospettiva a lui dedicata (e il festival) con un’opera rara di Aki Kaurismäki, film televisivo tratto da Sartre.
  • AltreVisioni

    Centro-histórico-recensioneCentro histórico

    di , , , Con la firma di quattro grandi registi (Aki Kaurismäki, Pedro Costa, Víctor Erice e Manoel de Oliveira) si delinea in Centro histórico un ritratto multiforme dell'uomo e del suo rapporto con lo scorrere del tempo, con le sue rivoluzioni, le sue conquiste, le sue piccole e grandi battaglie quotidiane.
  • Archivio

    miracolo-a-le-havre-2011-aki-kaurismaki-cov932Miracolo a Le Havre

    di Aki Kaurismäki torna in concorso al Festival di Cannes con un melodramma in bilico tra tragedia e fiaba, in attesa di un miracolo forse non poi così impossibile...
  • DVD

    ariel-1988-aki-kaurismaki-cov932Ariel

    di Con Ariel Aki Kaurismäki nasconde nella rocambolesca storia di un uomo uno spaccato amaro e crudele della crisi economica nella Finlandia capitalista degli anni Ottanta.
  • DVD

    calamari-union-1985-aki-kaurismaki-cov932Calamari Union

    di Il secondo lungometraggio diretto da Aki Kaurismäki è anche il primo di una lunga lista di capolavori. In dvd con la Dolmen.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento