Into the Abyss

Into the Abyss

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Qual è il segreto che si nasconde dietro la capacità di Werner Herzog di affrontare l’arte documentaria? Un interrogativo a cui forse può rispondere la visione di Into the Abyss…

Vivere il trattino

Otto giorni prima dell’esecuzione, Herzog incontra Michael Perry, condannato a morte per un omicidio commesso con Jason Burkett, che invece sconterà l’ergastolo. La ricostruzione del delitto, l’incontro con familiari e amici di vittime e colpevoli, le testimonianze – tra cui quella della guardia carceraria colpita da un collasso nervoso dopo aver assistito le vittime di oltre centoventi esecuzioni – restituiscono la realtà del contesto che li circonda scandagliando le profondità dell’animo umano. [sinossi – Torino Film Festival]

 Qual è il segreto che si nasconde dietro la capacità di Werner Herzog di affrontare l’arte documentaria? Un interrogativo al quale è davvero difficile sfuggire, dato lo straordinario spessore estetico ed emotivo che traspare da ogni singola ripresa del reale portata a termine dal cineasta tedesco in più di quarant’anni di carriera, e che torna preponderante al termine della visione di Into the Abyss, presentato in anteprima alla ventinovesima edizione del Torino Film Festival. A solo pochi mesi di distanza dalla conclusione dell’immaginifico e stordente Cave of Forgotten Dreams, che portava la videocamera fin nelle viscere della Terra, alla (ri)scoperta – stereoscopica – delle figure rupestri delle caverne di Chauvet-Pont-d’Arc, Herzog si lancia in un abisso ben diverso, quello dell’umana psiche e della reazione della società alle azioni compiute dall’individuo. Il tema della pena di morte, che Herzog affronta da fiero oppositore ma senza mai permettere a questo aspetto della questione di prevalere sulla varia umanità con la quale si confronta, è l’occasione per un nuovo, esaltante viaggio alla scoperta delle potenzialità dell’essere umano, avvezzo alla barbarie e contemporaneamente attratto dalla disperata, furibonda ricerca della purezza. La storia scelta per dare vita al documentario è quella di Michael Perry e Jason Burkett, due trentenni che dieci anni fa commisero un triplice omicidio con l’unico scopo di entrare in possesso di un’automobile di lusso: il primo, che si è dichiarato sempre innocente, viene condannato a morte dallo Stato del Texas, mentre il secondo (reo confesso ma giudicato da un diverso tribunale) passerà il resto della sua esistenza in prigione, visto che la prima udienza per il riesame è fissata per il 2041, quando avrà appena compiuto sessant’anni.

Il percorso compiuto da Herzog vive di uno sviluppo piuttosto lineare, ed è suddiviso in vari capitoli (incastonati da un prologo, nel quale viene intervistato un cappellano che si occupa dei condannati a morte, e di un epilogo dedicato a un ex carceriere che, dopo una profonda crisi di coscienza, è diventato un duro oppositore della pena capitale) attraverso i quali lo spettatore viene prima reso partecipe dei fatti che portarono alle rispettive condanne, quindi delle reazioni vissute dagli stessi omicidi, dai loro familiari e da quelli delle vittime. Uno stratagemma narrativo che a prima vista potrà anche sembrare piano e “classico”, ma che in realtà nasconde una dimostrazione di poetica espressiva a dir poco deflagrante: dopo aver dato vita, nei precedenti lavori documentari, a silenzi, ignoti spazi profondi (in realtà un mockumentary) e confronti tra l’uomo e la natura che lo circonda, lavorando sullo sposalizio tra suono e immagine come nel monumentale Fata Morgana, Herzog dà il potere alla parola, azzerando l’azione e permettendo alle riflessioni di prendere corpo sullo schermo solo attraverso la fase strettamente verbale. Le interviste si accavallano le une alle altre, creando un dialogo impossibile eppure folgorante tra le diverse persone collegate al crimine. Facendosi beffe di una serie di regole (non) scritte per quel che concerne lo sfruttamento delle interviste, Herzog non ha remore a fissare la videocamera su volti a pochi passi dalle lacrime, o sulle foto dei cari estinti imprigionate nelle cornici: senza per questo venire meno a una coerenza intellettuale e morale che traspare dalla più accessoria delle inquadrature, e che trova la sua sublimazione in particolare nelle interviste al padre di Burkett, a sua volta in prigione per aver commesso altri crimini, e a un amico della coppia di assassini. Nel primo caso a deflagrare letteralmente sullo schermo è la confessione di un uomo che ha fallito come padre a tal punto da aver passato un viaggio su un cellulare della polizia ammanettato al figlio più piccolo; nel secondo caso si ha invece a che fare con un ex-analfabeta che ha cercato di risollevarsi (a fatica) da una vita che sembrava irrimediabilmente destinata alla tragedia. In entrambi i casi il compito svolto da Herzog (che dialoga apertamente con gli intervistati, preferendo all’asettica freddezza della deposizione il doloroso calore del sun patos) è quello del demiurgo, nelle mani del quale la videocamera diventa un vero e proprio strumento di psicoanalisi. Perché a interessare non è il reato in quanto tale, esplicato nei dettagli per motivi puramente introduttivi, ma lo studio al microscopio di un’umanità stordita e confusa, alle prese con il dolore della propria esperienza e con un potere istituzionale che si arroga il diritto di disporre della vita dei propri cittadini. Come spiega il responsabile del braccio della morte che, dopo aver assistito a più di centoventi esecuzioni, ha compreso la mostruosità dell’omicidio di Stato, la questione sta tutta nella capacità o meno di “vivere il trattino”, inteso come il simbolo che divide le date di nascita e di morte. Lì, in quel breve trattino, è racchiuso il senso dell’esperienza vitale di ogni essere umano; lì, ancora, si deve andare a rintracciare l’analisi della propria vita.

Emozionante, crudo, perfino tragicamente divertente e come sempre spiazzante nella scelta degli interlocutori, Into the Abyss è l’ennesima dimostrazione dello spessore autoriale di Werner Herzog, filosofo pessimista, ma mai disperante, del destino delle umane genti.

Info
Il trailer di Into the Abyss.
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