Una lettera per Momo

Una lettera per Momo

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Prosegue la collaborazione tra Quinlan e VVVVID: in streaming sul nostro sito Una lettera per Momo di Hiroyuki Okiura, vincitore della quattordicesima edizione del Future Film Festival di Bologna ed ennesima e felice conferma dello stato di salute dell’industria degli anime. Un racconto di formazione, di crescita, di elaborazione del lutto, alleggerito dai tre improbabili ma affiatati padrini: se fossero stati angeli di seconda classe, e non yokai, avrebbero guadagnato certamente le ali.

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Three Godfathers

Momo è una ragazzina cresciuta in una grande città. In seguito alla prematura perdita del padre, deve trasferirsi con la mamma nella vecchia casa di famiglia, su un’isola remota. Qui sembra che il tempo si sia fermato: vecchi edifici di legno, templi sacri immersi fra gli alberi, campi terrazzati faticosamente strappati alle ripidi pendici delle colline… e nemmeno un centro commerciale. Inutile dire che Momo non è troppo entusiasta del nuovo ambiente in cui si trova. Ma soprattutto, nel suo cuore c’è un certo turbamento causato da una lettera incompiuta lasciata dal padre. Una lettera che conteneva solo due parole: “Cara Momo”. Che cosa intendeva dirle il padre? Un giorno, esplorando il solaio della sua nuova grande casa, Momo trova un libro antico… [sinossi]

Il percorso artistico di Hiroyuki Okiura è davvero sorprendente. Talento naturale, professionista a soli sedici anni, regista nel 1999 di una pellicola cupa e disperata come Jin-Roh: Uomini e lupi, Okiura può vantare un curriculum da animatore quasi ineguagliabile: Akira e Memories di Katsuhiro Ōtomo, Patlabor, Partlabor 2, Ghost in the Shell e Innocence di Mamoru Oshii, Cowboy Bebop: il Film di Shin’ichirō Watanabe e via discorrendo. E, soprattutto, si è preso un decennio di pausa tra la prima regia e il nuovo lungometraggio, solare e romantico: Una lettera per Momo, vincitore della quattordicesima edizione del Future Film Festival di Bologna, è l’ennesima e felice conferma dello stato di salute dell’industria degli anime. Figlioccio di Mamoru Oshii, che tantissimo ha dato a Jin-Roh, Okiura appartiene alla generazione di Gorō Miyazaki, Masahiro Andō, Masaaki Yuasa e Makoto Shinkai (il più giovane) [1]: continuità, nello stile grafico e narrativo, ma anche personalità e rielaborazione delle poetiche dei padri.

Lo scarto evidente tra Jin-Roh e Una lettera per Momo è riassumibile in uno sguardo, anzi due. Gli occhi rossi e terribili dei poliziotti anti-terrorismo Kerberos Panzer del primo film, innegabilmente oshiiani, non trovano posto nella dimensione adolescenziale e nostalgica di Una lettera per Momo, contrassegnata dalla limpidezza della giovane protagonista. Gli occhi di Momo, come dei tre simpatici yokai Mame, Iwa e Kawa [2], sono lo specchio di un’anima candida: la linea chiara del character design, che riecheggia lo stile grafico dello Studio Ghibli [3], tratteggia quindi personaggi e ambienti ideali di un racconto intriso di umanità e speranza. Dalla distopia di Jin-Roh alla dimensione fantastica, in un certo senso utopica, dell’isola di Momo, luogo immerso nella natura, nella spiritualità, nel passato: un rovesciamento che può spiazzare, ma non deludere. Okiura, anche nelle vesti di sceneggiatore, dimostra infatti di saper gestire i tempi comici della prima parte del film, condito da gustose gag – il primo incontro e la relativa fuga a gambe levate, la macrosequenza della convivenza forzata, la sequenza dei cinghiali – e da alcuni riusciti e toccanti flashback dell’ultimo confronto col padre. Anche nel cambio di registro, che ha il suo apice emotivo nella tempesta che si scatena nell’arcipelago, Okiura mostra sensibilità di scrittura, delineando con cura il rapporto tra Momo e la madre e tra Momo e i tre yokai. Un racconto di formazione, di crescita, di elaborazione del lutto, alleggerito dai tre improbabili ma affiatati padrini: se fossero stati angeli di seconda classe, e non yokai, avrebbero guadagnato certamente le ali.

Pur peccando di qualche lungaggine e di una chiusura forse troppo didascalica, Una lettera per Momo ci (ri)consegna un regista da seguire con particolare attenzione, sperando in tempi di realizzazione un po’ più asciutti. È quasi superfluo lodare le qualità tecniche e artistiche delle fluide animazioni, coi fondali accurati, soprattutto nelle scelte cromatiche, e il character design ben calibrato anche per i personaggi secondari: la Production I.G, in fin dei conti, non ha ancora sbagliato un colpo.

Note
1. Il più rappresentativo, Satoshi Kon, è purtroppo scomparso prematuramente.
2. Gli yokai sono creature della mitologia giapponese, un po’ spiriti, un po’ demoni.
3. Più Takahata che Miyazaki, anche se la ligne claire nipponica è oramai di così lungo corso da essere patrimonio comune e forse non più attribuibile.
Info
Il sito ufficiale giapponese di Una lettera per Momo.
Il trailer di Una lettera per Momo.
Una lettera per Momo su facebook.
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