Laurence Anyways

Laurence Anyways

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È un atto d’amore verso l’amore stesso Laurence Anyways, opera terza del giovane Xavier Dolan, già assurto meritatamente agli onori delle cronache cinematografiche con l’esordio J’ai tué ma mére. In Un certain regard a Cannes 2012.

Pour que tu m’aimes encore

La storia d’amore tra un uomo e una donna si complica fino a diventare impossibile quando lui decide di cambiare sesso… [sinossi]

Lui, lei. Esplosioni di canzoni in colonna sonora, tese ad anticipare ralenti esasperati. Immagini impazzite di realtà impossibili. Lui, lei. Campi e controcampi ultra-classici, fragori lontani di tragedie che si compiono e si dissolvono, per compiersi ancora. Ma soprattutto, sopra ogni cosa, lui e lei. Laurence Alia e Fred Belair. Laurence. In ogni caso, Laurence.
È un atto d’amore verso l’amore stesso l’opera terza del giovanissimo Xavier Dolan – il 2012 segna il suo ingresso nel ventitreesimo anno di età – già assurto meritatamente agli onori delle cronache cinematografiche con l’esordio J’ai tué ma mére, girato quando aveva appena diciannove anni, e per il secondo lungometraggio Les amours imaginaires, meno compatto e incapace di raggiungere le medesime vette autoriali del suo predecessore ma comunque in grado di non passare indenne sulla retina degli spettatori. Due piccoli frammenti di umanità che aprivano squarci su un mondo poetico dolente, dissacrante e tenerissimo allo stesso tempo, capace di scarti di violenza (espressa a parole o a gesti) inaudita quanto di dolci scivolate nella melassa più coccolante.

Peculiarità che ritornano con ancora maggior forza in Laurence Anyways, opera terza che trova ospitalità in Un certain regard ma avrebbe meritato con ogni probabilità un inserimento nel concorso ufficiale del Festival di Cannes: la sua rincorsa alla Palma d’Oro sarebbe stata non priva di ostacoli, ma avrebbe sancito una volta per tutte l’ingresso di questo virgulto della cinematografia canadese di area francofona nell’empireo della Settima Arte contemporanea. Non è una visione semplice, quella che propone Xavier Dolan (per la prima volta qui non presente anche davanti alla macchina da presa, ma “solo” nelle vesti di regista, sceneggiatore e montatore): Laurence Anyways racconta dieci anni di vita dei due protagonisti, tra il 1989 e il 1999, prendendo il via dalla narrazione dello stesso Laurence, intervistato sulla sua vita al momento dell’uscita del suo ultimo romanzo, e lo fa con uno stile rapsodico, selvaggio, del tutto inadatto alla prassi.

A volte esagera, Dolan, ma lo fa sempre per la voglia di non lasciare mai nulla di intentato: la sua pellicola è del tutto infarcita di musiche sparate a un volume altissimo – notevole la colonna sonora, che mescola senza soluzione di continuità musica da camera, rock e pop – che irrompono all’interno di sequenze calibrate come si trattasse di un kammerspiel per trasformarle in episodici videoclip esuberanti. Tracima scorie di cinema queer Laurence Anyways, ma non dà mai l’impressione che il rimando a Derek Jarman o al primissimo Gregg Araki sia il risultato di un citazionismo spicciolo: è come se Dolan annullasse programmaticamente tutte le ispirazioni che gli attraversano il cervello per ridurle a mera materia primigenia, da impastare nuovamente provando soluzioni bizzarre, inusuali, (quasi) mai tentate prima d’ora.

Se il lussureggiante immaginario visionario di Dolan non si lascia affossare dall’elefantiaco peso del proprio ego smisurato – l’unica arma che al momento sembra poter ritorcerglisi contro – lo deve solo ed esclusivamente alla capacità del giovane cineasta di mettere in scena le storie che racconta. La propensione alla regia di Dolan è qualcosa di non artefatto, perfettamente naturale, quasi sconvolgente nella sua semplicità eppure sempre alla ricerca della soluzione meno banale, quella in grado di produrre meraviglia estatica nello spettatore. Altra sfida ovviamente colma di insidie, ma dalla quale Dolan finora continua a uscire vincente, e che lascia intravvedere nel futuro prossimo orizzonti radiosi. Ma Laurence Anyways non è solamente un accurato esperimento registico, e trova gran parte delle sue risorse in una storia d’amore struggente e totalizzante, in grado di trascinare nella commozione anche lo spettatore più refrattario alla lacrima. Merito anche di Melvil Poupaud e Suzanne Clément, protagonisti assoluti di un film che irrita ed esalta, sconvolge e annichilisce, sorprendendo in continuazione. La speranza è che Dolan non si lasci ammaliare dalle proprie indiscutibili qualità, facendosi fagocitare dal manierismo. Perché quando il suo cinema vibra di pura liquida emozione, è in grado di far tremare il pilastro che lo sorregge.

Info
Il sito ufficiale di Laurence Anyways.
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    di Il talento di Xavier Dolan non è in discussione, e si mette in mostra forse di più in un kammerspiel tutto giocato sui volti dei suoi protagonisti.

1 Commento

  1. Riccardo 19/05/2016
    Rispondi

    Struggente ed emozionante.

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