George Harrison: Living in the Material World

George Harrison: Living in the Material World

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La recente uscita del blu-ray di George Harrison: Living in the Material World, distribuito da Koch Media, costituisce l’occasione per recuperare, con un’altissima qualità audio e video, un’opera irrinunciabile che ha visto l’uscita nelle sale italiane per un solo giorno. Possiamo anche segnalare la presenza di alcuni brevi contenuti speciali ma è difficile aggiungere qualcosa al valore di un’opera destinata, di per sé, a lasciare un segno indelebile.

Usando rari materiali mai visti, partendo dall’infanzia e attraverso gli anni con i Beatles fino alle fasi altalenanti della sua carriera solista, Martin Scorsese racconta la vita di George Harrison ispirandosi a ciò che disse di lui John Lennon: «George di per sé non è un mistero, ma il mistero dentro George è immenso. Scoprirlo poco a poco è dannatamente interessante». [sinossi]

È da parecchi anni che Martin Scorsese adopera tutta la sua indiscutibile maestria per realizzare opere destinate alla (ri)scoperta di figure fondamentali della storia del rock. Risale addirittura al 1976 The Last Waltz, indimenticabile film concerto che ha per protagonista The Band, cui seguirono in anni più recenti No Direction Home (2005) e Shine a Light (2007), rispettivamente dedicati a Bob Dylan e ai Rolling Stones. Del resto, la passione di Scorsese per il rock è nota ed emerge in gran parte della sua filmografia in cui è tutt’altro che raro vedere i bravi ragazzi febbrilmente impegnati nei loro affari sui riff distorti delle più celebri chitarre elettriche [1].  Come ha avuto modo di dichiarare egli stesso in un numero speciale dei Cahiers du cinèma (dicembre 1995): «Io so che senza la musica sarei perduto» [2].

Si inserisce quindi perfettamente nella sua produzione artistica questa ulteriore prova in cui il regista si cimenta nel più classico dei documentari, accostando in ordine cronologico fiumi di materiale, solo in parte inedito agli occhi esigenti dei Beatlefans: interviste, testimonianze, racconti, registrazioni, ritornelli e fotografie trovano la giusta collocazione per raccontarci, con affetto, la storia di quel ragazzo di Liverpool dagli occhi penetranti. Come dichiara George Martin, storico produttore discografico dei Beatles, a proposito della personalità di Harrison: «Con George era come cercare di risolvere un puzzle». Ed è questo ciò a cui Scorsese sembra tendere nelle tre ore e mezza di film, durante le quali assistiamo alle tappe fondamentali di un lungo viaggio, dagli esordi fino alle ultime esperienze della sua carriera solista (e non). E in mezzo: la vita, le donne, gli amici, l’India, il cinema, i concerti benefici, le gare automobilistiche. George Harrison: Living in the Material World è stato concepito per la messa in onda televisiva e per questa ragione diviso in due puntate, la prima delle quali sembra una costola uscita dalla corposa e avvincente The Beatles Anthology, pietra miliare che nessun appassionato del gruppo può essersi fatto sfuggire a metà degli anni ’90 [3].
In questa parte del racconto George Harrison è inevitabilmente assorbito in quel vortice che fu il fenomeno Beatles. La sua personalità fatica a emergere in mezzo alle figure più ingombranti di Paul e John – cui è stato recentemente dedicato il docufilm Lennonyc, incentrato su vita e carriera del Lennon post Fab Four, come se a un tratto fosse diventato estremamente urgente restituire identità propria a quei quattro ragazzi che in un periodo della loro vita si sono trovati intrappolati in quel favoloso, controverso e fagocitante gruppo [4]. È quindi soprattutto durante la seconda parte del film che emerge, con contorni sempre più definiti, quel personaggio complesso e affascinante che stava lottando per liberarsi dal costume ormai stretto di terzo beatle, quello timido, introverso, silenzioso. Chiunque si sia avvicinato ai Beatles sa con assoluta certezza che la conoscenza di Maharishi Mahesh Yogi e il viaggio in India nel 1968, con la diversa impostazione di vita che ne seguì, segnarono uno dei momenti di svolta più importanti del gruppo sia da un punto di vista musicale che da quello dell’evoluzione individuale dei suoi componenti. Certamente fu così per George che da quell’incontro trasse la consapevolezza necessaria per accedere soprattutto a una nuova dimensione di vita. Proprio sulla dicotomia che si viene a generare in lui tra spiritualità e materialismo Scorsese costruisce l’essenza profonda di questo documentario. In questa chiave di lettura, infatti, George Harrison: Living in the Material World trova una nuova collocazione, potremmo dire essenziale, all’interno della sua filmografia. La ricerca di un’elevazione spirituale non necessariamente identificata in una religione, la necessità di trovare equilibrio in un mondo in cui prevale la ricerca affannosa di certezze concrete, il cambiamento, la crescita, sono tematiche esistenziali che fungono da trait d’union tra Harrison e il regista stesso.

La recente uscita del BD distribuito da Koch Media costituisce l’occasione per recuperare, con un’altissima qualità audio e video, un’opera irrinunciabile che ha visto l’uscita nelle sale italiane per un solo giorno. Possiamo anche segnalare la presenza di alcuni brevi contenuti speciali ma, in tutta onestà, è difficile aggiungere qualcosa al valore di un’opera destinata, di per sé, a lasciare un segno indelebile. Ancora una volta il maestro ha saputo realizzare un’opera dall’impronta unica e personale, trasformando la biografia di un uomo in un percorso di maturazione destinato ad assumere valore universale.

Note
1. E di passione autentica deve necessariamente trattarsi se, ben prima di realizzare un documentario sugli Stones, Gimme Shelter è entrata a far parte della colonna sonora in ben tre dei suoi film: Goodfellas (1990), Casino (1995) e The Departed (2006); si noti inoltre che nella colonna sonora di Goodfellas rientrarono sia What is Life hit single del 1971 di George Harrison che la celeberrima Layla di Eric Clapton (1970), cui viene dato ampio spazio in Living in the material world per lo stretto legame tra i due musicisti e per il significato particolare di questa canzone, scritta da Clapton per la prima moglie di George Harrison, Pattie Boyde.
2. In Martin Scorsese, Il bello del mio mestiere. Scritti sul cinema, Minimum Fax, Roma, 2002
3. Storia dei Beatles pubblicata tra il 1995 e il 2000 che comprendeva un documentario diviso in otto vhs, tre doppi cd e un libro. Le videocassette sono state in seguito rieditate in laser disc e in un box set di cinque dvd tuttora disponibili.
4. Lennonyc, Michael Epstein, 2010.
Info
Il trailer originale di George Harrison: Living in the Material World.
Il trailer italiano di George Harrison: Living in the Material World.
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