Materia oscura

D’Anolfi e Parenti si confermano con Materia oscura, presentato alla Berlinale, due voci indispensabili del cinema documentario italiano ed europeo.

La terra, la guerra, una questione privata

“Materia oscura” racconta un luogo di guerra in tempo di pace. Lo spazio del film è il Poligono Sperimentale del Salto di Quirra in Sardegna dove per oltre cinquanta anni i governi di tutto il mondo hanno testato “armi nuove” e dove il governo italiano ha fatto brillare i vecchi arsenali militari compromettendo inesorabilmente il territorio. All’interno di questo spazio il film compone tre movimenti. Il primo mostra una ricerca attraverso gli archivi cinematografici del poligono che hanno visto protagonisti le armi e gli esplosivi di tutto il mondo. Il secondo segue l’indagine di un geologo che tenta di rintracciare l’inquinamento causato dalle sperimentazioni militari. La terza racconta il lavoro di due allevatori e del loro rapporto con la terra, gli animali e con un passato profondamente segnato dall’attività bellica. “Materia oscura” racconta questo luogo silenziosamente avvelenato. E tra montagne e mare, passato e presente viene costantemente messa in scena una “guerra immaginaria” che sembra non aver fine… [sinossi]
Into this wild abyss,
The womb of nature and perhaps her grave,
Of neither sea, nor shore, nor air, nor fire,
But all these in their pregnant causes mixed
Confusedly, and which thus must ever fight,
Unless the almighty maker them ordain
His dark materials to create more worlds,
Into this wild abyss the wary fiend
Stood on the brink of hell and looked a while,
Pondering his voyage…
In questo abisso selvaggio,
Il grembo della natura e forse la sua tomba,
Né di mare, né terra, né aria, né fuoco,
Ma tutti questi al concepimento mischiati
Confusamente, e quindi sempre in conflitto,
Finché il creatore onnipotente ordini loro
Da queste oscure materie di creare altri mondi,
In questo abisso selvaggio il cauto demonio
Sta ai margini dell’inferno e intanto osserva,
Ponderando la sua traversata…
John Milton, Paradiso perduto

Un vitellino giace sdraiato a terra, debilitato al punto da non essere in grado neanche di muovere la gracile coda. Al suo fianco troneggia una bella mucca, che non dà segno di fastidio mentre viene munta dal pastore: l’uomo, raccolto il latte necessario a riempire un biberon, si avvicina al vitello e cerca di forzarlo a inghiottire il latte secreto dalle mammelle della madre. Visto che il cucciolo non ha la forza per stringere la bocca attorno al biberon, l’uomo intinge un dito nel latte e lo infila nella gola dell’animale. Questo piccolo quadro pastorale, atroce e dolcissimo allo stesso tempo, è una delle immagini che con maggior persistenza tornano a rievocare i giorni della sessantatreesima edizione della Berlinale. All’interno di un programma che non prevedeva praticamente nessun titolo di origine italiana, Materia oscura appariva da subito l’eccezione che conferma la regola (insieme a La migliore offerta di Giuseppe Tornatore, che però nella penisola era già uscito in sala il primo giorno del 2013): l’attenzione della stampa nostrana, ovviamente, era concentrata sul nuovo documentario della coppia composta da Massimo D’Anolfi e Martina Parenti, ospitata all’interno del ricco palinsesto organizzato per la sezione Forum.

Sarebbe interessante scoprire quanti, tra coloro che hanno riempito la sala del Cinemaxx – nel cuore della zona festivaliera – avevano avuto modo di posare gli occhi, nel recente passato, su Il castello, il precedente lavoro dei due cineasti visto in Italia al Torino Film Festival, perché l’impressione è che si tratti quasi di un organismo unico, in continua crescita ed evoluzione.
Già partendo dal titolo si può rintracciare un minimo comun denominatore: laddove il riferimento a Kafka appare evidente e inequivocabile (così come kafkiano, nel senso più puro del termine, è il mondo che il documentario raccontava, quello della vita quotidiana nello scalo aereo milanese di Malpensa), Materia oscura, eludendo il campo scientifico per rimanere in quello strettamente letterario, da un lato riconduce la mente al Paradiso perduto di John Milton, e dall’altro alla trilogia di Philip Pullman Queste oscure materie – è interessante notare come anche i primi due lavori di D’Anolfi e Parenti vivano di citazioni “romanzesche”, dato che si intitolano rispettivamente I promessi sposi e Grandi speranze. In entrambi si parla della caduta dell’uomo, dello stravolgimento del mondo, e della perdita definitiva di qualsiasi innocenza, morale, fisica, filosofica. Lo stesso scenario che racconta anche l’ottimo Materia oscura, che si stacca dalla prigione/via di fuga di Malpensa per attraversare il mare e raggiungere la Sardegna: qui, al Salto di Quirra, nella zona centro-orientale dell’isola, per oltre mezzo secolo i governi del mondo occidentale hanno testato a ripetizione “armi sperimentali”, strumenti con i quali affrontare ben equipaggiati le guerre che avrebbero condotto e foraggiato in giro per il globo.

Il microcosmo raccontato è dunque quello di una terra sfruttata, stuprata, martoriata e abbandonata al proprio destino di morte e disperazione: i missili lanciati in aria hanno infestato l’aria, portando malattia e malformazione. Il vitellino sulla cui agonia si apre questo breve intervento critico è una delle vittime inconsapevoli di una guerra invisibile, condotta contro l’uomo, i vegetali, le specie animali. Per questo anche la terribile sequenza dell’uccisione e della dissezione di una cavia non si limita a svolgere un compito meramente scopico, quasi pornografico nel palesamento della morte: la videocamera di D’Anolfi e Parenti fa tracimare con il proprio sguardo un universo ridotto al silenzio, che trabocca di un umanesimo sofferente e indomito. In uno strapotere così deflagrante dell’immagine – sia quella ripresa ex-novo dai cineasti sia quella d’archivio, utilizzata in maniera disturbante, ossessiva, maniacale, leit-motiv ineluttabile e frastornante – la parola perde gradualmente senso  fino a essere ridotta al minimo indispensabile, ma banalità del quotidiano.
In un panorama brullo, fiero ma passo dopo passo condotto verso il baratro della morte, il cinema può e deve ancora svolgere il proprio ruolo primigenio, quello di immagine in movimento da cui far scaturire senso, etica e teoria, e mai il contrario. D’Anolfi e Parenti si confermano due voci indispensabili del cinema documentario italiano ed europeo.

Info
Il trailer di Materia oscura.
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