Rainbow Fireflies

Rainbow Fireflies

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Il poetico Rainbow Fireflies, diretto da Kōnosuke Uda, sembra guardare più alle suggestioni sentimentali di Makoto Shinkai che alla tradizione della Toei.

L’estate sta finendo

Nell’estate del 2002, il dodicenne Yūta ritorna nei luoghi dove era solito andare col padre, scomparso un anno prima. Lì incontra un vecchio e si ritrova a viaggiare nel tempo fino all’anno 1977. Si risveglia nell’ultima estate di vita di un villaggio che presto scomparirà, sommerso dall’acqua a causa della costruzione di una diga. Yuta attraversa così esperienze mai provate prima, come l’immersione nella natura, le scorribande tra i ragazzi del posto, l’incontro con una misteriosa ragazza di nome Saeko: un’estate indimenticabile per un ragazzo emotivamente traumatizzato. Quando il segreto di Saeko inizia a svelarsi, emerge in Yuta un sentimento conflittuale. Cosa si intende per “vivere”, “sopravvivere” o “vivere il presente”? Alla ricerca di una risposta, il ragazzo inizia a crescere… [sinossi – futurefilmfestival.org]

Non è tutto oro quel che luccica, ma indubbiamente sono molti i lungometraggi della Toei Animation che per un motivo o per un altro custodiremo gelosamente nel nostro cuore. Potremmo definirla una lunga storia d’amore: iniziata nel lontano 1958 con Hakujaden (Il serpente bianco) di Taiji Yabushita, è proseguita nei decenni successivi, tra età dell’oro e profonde crisi, estetiche cristallizzate e spinte al rinnovamento [1].

Il poetico Rainbow Fireflies, diretto da Kōnosuke Uda [2], sembra però guardare più alle suggestioni sentimentali di Makoto Shinkai (5 Centimeters per Second) che alla tradizione della Toei. Una fonte d’ispirazione anche grafica, con la naturale evoluzione della celebre linea chiara del colosso nipponico. Un tratto volutamente impreciso, tremolante, persino incompiuto, spesso poco rispettoso delle proporzioni e in contrasto fertile e gradevole con il realismo e i dettagli dei fondali. Con un vago effetto trasferello, i personaggi non sono immersi nelle splendide ambientazioni ma restano quasi sospesi, come anime di passaggio. Uno stile grafico funzionale e coinvolgente, come se a essere timide fossero anche le linee che compongono i giovani protagonisti, uomini e donne in divenire.

Uda è un buon regista e dei suoi lavori resterà soprattutto la serie televisiva One Piece; di questo interminabile cult per il piccolo schermo, Rainbow Fireflies possiede però un difetto non da poco, l’eccessiva lunghezza. Non molto in verità, giusto una decina di minuti. Il ridondante finale, che si ostina a voler chiudere una storia che sembrava compiersi perfettamente nel “non detto”, scivola in un romanticismo eccessivo e posticcio, soffocando il lirico realismo del legame fuori dal tempo di Yūta e Saeko ancora bambini.
Il finale melenso, che torna senza costrutto alla dimensione fantasy, non affossa però una pellicola che ha il grande merito di prendere per mano gli spettatori e di accompagnarli in un viaggio a ritroso nel tempo, in un ritorno sincero e realistico agli anni dell’infanzia, dell’adolescenza, dei primi legami sentimentali. Si respirano le atmosfere e la delicatezza del graphic novel Quartieri lontani di Jirō Taniguchi (si veda la trasposizione live action di Sam Garbarski Quartier Lointain, datata 2010) e ci si immerge in un’estate interminabile, infinita, luogo ideale dei ricordi e dei rimpianti. Un Omohide poro poro in tono minore, appesantito da una cornice narrativa un po’ bislacca, ma che riesce a restituire l’importanza delle piccole emozioni, delle scoperte, dei giochi spensierati, delle amicizie sincere. L’ennesima dimostrazione dell’impareggiabile capacità del cinema nipponico, superiore persino alla tradizione transalpina e a quella statunitense, di tratteggiare l’età acerba.

Note
1.
Per ripercorrere la gloriosa storia della Toei Animation, aka Toei Dōga, si consiglia la lettura di due recenti e preziosi volumi: Toei Animation. I primi passi del cinema animato giapponese (Cartoon Club, 2012) di Mario A. Rumor e Storia dell’animazione giapponese (Tunuè, 2012) di Guido Tavassi. Sullo slancio, e con un po’ di sfacciata autopromozione, consigliamo anche Nihon Eiga – Storia del Cinema Giapponese dal 1970 al 2010 (csf edizioni, 2010) a cura di Enrico Azzano, Raffaele Meale e Riccardo Rosati e Nihon Eiga – Storia del Cinema Giapponese dal 1945 al 1969 (csf edizioni, 2012) a cura di Azzano e Meale.
2. Tra le serie televisive e i lungometraggi diretti da Uda ricordiamo quantomeno The Galaxy Express 999: The Eternal Fantasy (1998), One Piece – Trappola mortale (2003), One Piece – I misteri dell’isola meccanica (2006) e molte stagioni di One Piece.
Info
Il sito ufficiale di Rainbow Fireflies: nijiirohotaru.com
Rainbow Fireflies sul sito del Future Film Festival.
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