Father and Son

Father and Son

di

La disgregazione familiare è uno dei tratti distintivi della poetica di Kore-eda e in Father and Son il tema deflagra in tutta la propria potenza.

Sangue del mio sangue

Ryota, un architetto ossessionato dal successo professionale, forma con la sua giovane sposa e il loro figlioletto di sei anni una famiglia ideale. L’idillio si spezza allorquando il reparto di maternità dell’ospedale in cui il bambino è nato rende loro noto che due neonati sono stati scambiati alla nascita: il bambino che hanno cresciuto non è il loro figlio biologico, che è invece finito in una famiglia di piccoli commercianti, dal milieu sociale più modesto. A cosa si darà la precedenza, al sangue o all’affetto? [sinossi]

Esistono film che costringono lo spettatore a un vero e proprio tour de force emotivo, indispensabile per mantenere il controllo e non lasciarsi andare alle lacrime: quando opere siffatte trovano spazio sugli schermi di un festival cinematografico, producono inevitabilmente imbarazzo nella pattuglia di accreditati che dovrebbe, seguendo una regola non scritta, mantenere sempre il dovuto aplomb. In questo senso il cinema di Hirokazu Kore-eda rappresenta un continuo tuffo al cuore, corsa a perdifiato negli anfratti più scuri delle proprie cicatrici interiori. Titoli come Maborosi, Nobody Knows, Still Walking e I Wish, hanno composto nel corso degli anni un percorso coerente, tracciato lineare sul quale si dipanano sogni, traumi e ossessioni di un Giappone contemporaneo attaccato alle proprie radici ma inevitabilmente attratto dalle potenzialità del moderno. Si muove sulla stessa lunghezza d’onda anche Father and Son (il titolo originale recita Soshite chichi ni naru), presentato in anteprima mondiale nel concorso ufficiale della sessantaseiesima edizione del Festival di Cannes. Ancora una volta l’epicentro della narrazione di Kore-eda ruota attorno all’istituzione familiare, tema affrontato svariate volte nel corso delle pellicole precedenti e che qui prende le dimensioni di una riflessione accorata e sincera sul debito di sangue, sulla differenza tra eredità genetica e affetti, e sulla concezione di “paternità”.
La famiglia Nonomiya vive un’esistenza agiata e all’apparenza felice: il padre, Ryota, è un giovane ma rampante architetto, così concentrato però sui propri successi professionali da mettere in secondo piano la moglie Midori e il piccolo Keita, che pure lo adora. La situazione si incrina in maniera irreparabile quando i due genitori scoprono che Keita non è il loro figlio biologico, visto che è stato scambiato nella culla con un altro neonato, uno dei tre bambini della famiglia Saiki, meno tranquilla economicamente ma assai più spensierata. Dopo un iniziale rifiuto, Ryota si troverà a riflettere sul senso del rapporto filiale e sulla profondità del legame affettivo, indeciso se scambiare i rispettivi figli con la famiglia Saiki, oppure continuare a crescere quello che fino a quel momento riteneva essere suo figlio.

La disgregazione familiare è uno dei tratti distintivi della poetica di Kore-eda, come dimostrano le strazianti vicende narrate in Nobody Knows – nel quale una madre single abbandonava i propri figli lasciandoli a vivere da soli in un appartamento di Tokyo – e il ritratto corale tra il comico e il drammatico di Still Walking, e in Father and Son il tema deflagra in tutta la propria potenza detonatrice. Prediligendo come d’abitudine una vicinanza ai propri personaggi che non rischi comunque mai di sfociare nel patetico, il cinquantunenne regista giapponese scandaglia un microcosmo umano variegato e mai banale. A partire da Ryota, senza dubbio alcuno il personaggio più complesso interpretato con straordinario controllo da Masaharu Fukuyama, i protagonisti di Father and Son sono agitati da una sincerità perfino spiazzante, grazie a un lavoro di sceneggiatura certosino che non ha bisogno di ricorrere a climax emotivi meccanici per dare senso a una messa in scena a sua volta minimale, giocata con classe da Kore-eda attraverso l’utilizzo di limpide quanto brevissime panoramiche, certosina attenzione ai dettagli, un intelligente uso del fuoricampo e una macchina da presa sempre piazzata all’altezza degli attori, evitando piani di ripresa sghembi o squilibrati.
Grazie a questi accorgimenti, e a un cast in forma smagliante – ovviamente da applaudire i quattro “genitori”, ma sarebbe ingiusto e criminoso non spendere qualche parola sui quattro bambini, in grado di reggere il peso di una storia non facile con una naturalezza che conquista al primo sguardo – Father and Son si segnala come uno degli studi più ammirevoli sulla concezione giapponese della famiglia. In una terra che fino a poco più di un secolo fa garantiva il passaggio di patronimico da genitore a figlio solo a determinate caste, riflettere sull’affetto come scelta e non come eredità inviolabile non è affatto scontato.
Kore-eda ha l’enorme pregio di intrappolare questa speculazione filosofica e sociale in una storia avvincente, emozionante e sinceramente commovente. A Father and Son, come ogni puro gioiello che si rispetti, basta una passeggiata a distanza in un giardino, o una fotografia scattata su una giostra, per raccontare un universo affettivo e il dolore per averlo smarrito per strada. Forse una giuria capitanata da Steven Spielberg potrebbe farsi convincere da una messa in scena così pura e priva di filtri dell’infanzia, ma con ogni probabilità le distribuzioni italiane continueranno a snobbare uno dei nomi più rimarchevoli del cinema giapponese degli ultimi venti anni e dunque, per naturale estensione, dell’intero panorama mondiale. Anche in questo caso, volendo, si può parlare di (pessime) eredità…

Info
Il sito ufficiale giapponese di Father and Son.
Father and Son sul sito della Bim Distribuzione.
Il trailer di Father and Son.
  • father-and-son-2013-hirokazu-koreeda-01.jpg
  • father-and-son-2013-hirokazu-koreeda-02.jpg
  • father-and-son-2013-hirokazu-koreeda-03.jpg
  • father-and-son-2013-hirokazu-koreeda-17.jpg
  • father-and-son-2013-hirokazu-koreeda-04.jpg
  • father-and-son-2013-hirokazu-koreeda-05.jpg
  • father-and-son-2013-hirokazu-koreeda-06.jpg
  • father-and-son-2013-hirokazu-koreeda-07.jpg
  • father-and-son-2013-hirokazu-koreeda-08.jpg
  • father-and-son-2013-hirokazu-koreeda-09.jpg
  • father-and-son-2013-hirokazu-koreeda-10.jpg
  • father-and-son-2013-hirokazu-koreeda-11.jpg
  • father-and-son-2013-hirokazu-koreeda-12.jpg
  • father-and-son-2013-hirokazu-koreeda-13.jpg
  • father-and-son-2013-hirokazu-koreeda-14.jpg
  • father-and-son-2013-hirokazu-koreeda-15.jpg
  • father-and-son-2013-hirokazu-koreeda-16.jpg
  • like-father-like-son-2013-hirokazu-koreeda-04.jpg
  • like-father-like-son-2013-hirokazu-koreeda-05.jpg

Articoli correlati

  • AltreVisioni

    still-walking-2008-cov932Still Walking

    di Con Still Walking Hirokazu Kore-eda regala l’ennesimo tassello fondamentale per comprendere il suo viaggio nelle relazioni umane.
  • Festival

    Cannes 2013: film, recensioni e news dalla Croisette - Quinlan.itCannes 2013

    La Croisette è un luogo altro, almeno per una dozzina di giorni. È una dimensione parallela, splendente, aliena alla crisi, alla grigia quotidianità, alle polemiche provinciali...
  • Cannes 2015

    Le-ricette-della-Signora-TokuLe ricette della Signora Toku

    di Pellicola di apertura di Un Certain Regard di Cannes 2015, Le ricette della Signora Toku è l’ennesimo tassello di un percorso autoriale raro e ammirevole. Il cinema umanista della Kawase, qui in una versione su piccolissima scala, continua a sondare le nostre vite.
  • In sala

    our-little-sister-umimachi-diary-2015-hirokazu-koreeda-cov932Little Sister

    di Hirokazu Kore-eda trae ispirazione per il suo nuovo film dal manga Umimachi Diary di Akimi Yoshida, per raccontare la storia di un legame da creare dal nulla tra tre sorelle e la figlia che il padre ha avuto da un secondo matrimonio. Un'opera essenziale e pudica.
  • Cannes 2016

    after-the-storm-2016-hirokazu-kore-eda-recensioneAfter the Storm

    di Hirokazu Kore-eda prosegue il suo personalissimo discorso su rapporti umani, familiari e comunitari in After the Storm, presentato in Un certain regard a Cannes 2016. Solo che stavolta gli manca qualcosa per arrivare ai suoi consueti livelli altissimi.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento