Stoker

Stoker

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Ennesimo tassello di una filmografia luccicante, innalzatasi fino alle ardue vette della trilogia della vendetta, Stoker segna una sorta di nuovo inizio, di sfida forse accessoria ma affascinante.

Summer Wine

La vita tranquilla e solitaria di India Stoker viene sconvolta quando, nel giorno del suo diciottesimo compleanno, perde suo padre Richard in un tragico incidente. India è una ragazza sensibile che sfoggia un comportamento impassibile, mascherando i suoi sentimenti profondi e le sensazioni più intime che solo il padre conosceva e capiva. Al funerale di Richard, India incontra il fratello del padre, Charlie, un uomo che dopo una lunga assenza torna proprio con l’intenzione di restare accanto a lei e a sua madre Evelyn, una donna fragile e instabile. India inizialmente non si fida dello zio, tuttavia subirà il suo fascino misterioso soprattutto quando si renderà conto di avere molto in comune con lui. E mentre Charlie inizia gradualmente a rivelarsi, India ne è sempre più infatuata e capisce che il suo arrivo nella loro casa non è affatto casuale… [sinossi]
I walked in town on silver spurs that jingled to
A song that I had only sang to just a few
She saw my silver spurs and said lets pass some time
And I will give to you summer wine…
Nancy Sinatra – Summer Wine

L’ultimo lungometraggio di Park Chan-wook porta con sé una serie di contraddizioni. Ennesimo tassello di una filmografia luccicante, innalzatasi fino alle ardue vette della trilogia della vendetta, Stoker segna una sorta di nuovo inizio, di sfida forse accessoria ma affascinante [1]. Questo esordio in terra statunitense, con tutti i limiti e i vantaggi della mastodontica macchina hollywoodiana, non rappresenta un passo in avanti o indietro, ma uno scarto laterale: Park si immerge in un sistema produttivo diverso, in un linguaggio altro, con dinamiche ed equilibri differenti, riuscendo a non tradire la propria poetica. Certo, zavorre e paletti sembrano evidenti, il tutto appare smussato, a suo modo normalizzato, ma nel complesso l’opera(zione) funziona.

Stoker è una conferma e al tempo stesso una parziale delusione. Ammalia e respinge. L’utilità e l’inutilità di questa pellicola, nel contesto della filmografia parkiana, si intrecciano e si confondono. Il primo film a stelle e strisce si autoconfina in uno spazio chiuso, in una gabbia dorata, imprigionandosi in una messa in scena rigorosamente geometrica, spudoratamente estetizzante. Del mondo esterno, a parte qualche cliché, non vi è traccia: Stoker è yankee per le sue stelle, peraltro aussie. Il plus valore di questa trasferta sono Nicole Kidman e Mia Wasikowska, Evelyn e India, madre e figlia, passato/presente e presente/futuro del cinema internazionale. Quasi un gioco di specchi, nella finzione e nella realtà, per un passaggio di consegne prossimo e inevitabile.
A tratti sembra di rivedere Cut, episodio registicamente impeccabile di Three… Extremes (2004), un gioco di scatole cinesi, un divertissement nel divertissement. E così la costruzione visiva e narrativa di Stoker, in uno sfoggio estetico senza soluzione di continuità, appare quasi soffocante, oltre le intenzioni. Tornando a Nicole e Mia: sono usignoli in gabbia, algide bellezze che sembrano sospese nel tempo e nello spazio, eroine di un melodramma familiare in cui il morbo ha dilagato, ha preso il sopravvento. Stoker è un melodramma, è un thriller hitchcockiano, è un horror. È un Bildungsroman vampiresco. Mia è Mina, è Carrie, è una ragazzina che non può più mascherare desideri e pulsioni. Mia è carnefice, mai vittima.

Stoker non è poi tanto diverso da Night Fishing (2011). O da I’m a Cyborg, But That’s Ok e Thirst. Sono tessere dello stesso mosaico: Park cerca, sperimenta, si mette alla prova. Si reinventa dopo la trilogia. E anche alla luce dei fragorosi tonfi di tanti registi asiatici in Occidente, bisogna riconoscere all’autore sudcoreano la capacità di sapersi adattare senza snaturarsi, iniettando anche nell’immaginario occidentale i germi di una poetica destabilizzante e sagacemente ambigua [2].

NOTE
1. Tre pellicole da recuperare senza esitazioni: Mr. Vendetta (2002), Oldboy (2003) e Lady Vendetta (2005). La popolarità del regista di Seoul era già deflagrata con Joint Security Area (2000), war thriller che ha sospinto la nuova onda dell’industria cinematografica coreana.
2. Tra i tanti, il caso forse più eclatante è quello di Chen Kaige, passato da L’imperatore e l’assassino (1998) a Killing Me Softly – Uccidimi dolcemente (2002). Il ritorno in patria è stato immediato.
INFO
Il sito ufficiale di Stoker.
Stoker su facebook.
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