Joe

La nona regia cinematografica di David Gordon Green, Joe, con Nicolas Cage e Tye Sheridan. Presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2013. Una storia di amicizia, sul difficoltoso rientro nella società, e sul rapporto padre-figlio, naturale e non…

Joe il galeotto

Un ex-galeotto dai modi rudi e incline alla violenza si guadagna da vivere gestendo un gruppo di operai in un lavoro di disboscamento. In questo modo fa la conoscenza di Gary, un adolescente risoluto che vive una difficile situazione familiare, con una sorella che si rifiuta di parlare e un anziano padre alcolizzato e violento… [sinossi]

David Gordon Green è uno dei più sinceri e maturi cantori dell’America rurale, quella che vive la propria quotidianità lontana dai grandi centri abitati, al di fuori dagli schemi e dagli interessi di chi gestisce il potere; una terra abbandonata a se stessa, inselvatichita, basata su regole semplici quanto crudeli. Appartiene in tutto e per tutto a questo luogo e a questo stile di vita anche Joe, quarantottenne che da più di un decennio fa avanti e indietro con le patrie galere, per via di un carattere rissoso e geneticamente incapace al compromesso: ora Joe è libero, e vive avvelenando alberi per un appezzamento di terreno in procinto di essere disboscato e ripopolato con una specie di arbusti “più forti”. Là dove la legge del più forte è l’unica che abbia ancora un senso – e lo dimostra proprio Joe, che non si preoccupa di allungare le mani anche sugli uomini dello sceriffo, quando questi sono così incauti da infastidirlo – perfino le foreste devono adattarvisi.
Lo stesso spirito indomito e (perché no) strafottente anima anche il quindicenne Gary, avvezzo alla lotta a causa di un padre-padrone perennemente ubriaco, violento e dispotico: per cercare una propria indipendenza dalla famiglia Gary si propone a Joe per aiutarlo nel suo lavoro di disboscamento. Da questo evento prenderà il via un percorso di riconoscimento umano, percorso iniziatico che varrà per entrambi.

Per quanto Joe, nona regia cinematografica di David Gordon Green, non esuli mai da una prammatica narrativa a volte fin troppo abusata nel cinema a stelle e strisce, sarebbe ingiusto scambiarlo “solo” per l’ennesimo bildungsroman imperniato sul rapporto (reale o fittizio) genitore-figlio: tra le pieghe di una narrazione solida ma in fin dei conti prevedibili – gli snodi che prende la pellicola sono sempre, volutamente, quelli più classici – il trentottenne cineasta statunitense nasconde uno sguardo sommesso, partecipe, tragico e divertito sull’America contemporanea, terra riottosa e imbastardita, vitale e dissoluta allo stesso tempo. I luoghi in cui si sviluppa la trama (l’area da disboscare, la squallida drogheria gestita da Coleman, la villa-bordello di Marle, le abitazioni di Joe e Gary, il pub) sono a loro modo piccole e frastagliate isole in un oceano dispersivo, in cui la geografia emotiva dei personaggi non può che muoversi a tentoni. In questo senso acquista un valore particolare sia la sequenza in cui Joe e Gary cercano di ritrovare il bulldog dell’uomo, fuggito dal pick-up, sia la battuta con cui Joe liquida l’annotazione del ragazzo sulle molte cicatrici che adornano il muso della cagna: “sì… Ma tutti gli altri sono morti”.

In questa frase si racchiude forse l’intero senso di Joe, sguardo appassionato su un mondo in cui il grado di sopravvivenza è dato dalla capacità di affondare i denti più a fondo nella giugulare dell’avversario. Il Texas di Joe (ma anche dello stesso regista, che vi si trasferì da bambino con i genitori dopo essere nato in Arkansas) è il simbolo di una nazione alla disperata ricerca di una tenerezza umana che nella maggior parte dei casi può solo vagheggiare. Una “dolcezza cui tutti hanno diritto”, come affermerebbe Francesco De Gregori, ma che può essere conquistata solo mettendo in gioco tutto ciò che si ha a disposizione.
Mescolando lo stile degli esordi (quello che fece generare più di un apparentamento all’indole cinematografica di Terrence Malick) con il gusto più da exploitation sviluppato nel corso degli anni, David Gordon Green si conferma regista ispirato e mai banale. In questa occasione gli vengono in aiuto le interpretazioni di Nicolas Cage e del giovane Tye Sheridan, già apprezzato in The Tree of Life di Malick e Mud di Jeff Nichols: oramai più che una promessa.

Info
Il sito della Dreambridge Films, casa di produzione di Joe.
Il trailer originale di Joe.
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