Ennui ennui

Ennui ennui

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Giselle, ambasciatrice francese in Afghanistan e sua figlia Cleo visitano un campo nomadi kuchi per negoziare il disarmo della tribù. Mentre sono incastrate in un’assurda e complicata negoziazione, la condottiera Bibi Ayesha e il figlio mezzo scemo Mal Faq’tar si avvicinano al campo per rapire la principessa Cher… [sinossi]

Durante l’edizione 2012 del Festival Internazionale del Film di Roma, nell’allora neonata sezione CinemaXXI voluta dal direttore Marco Müller vennero proiettati tre cortometraggi racchiusi in un contenitore intitolato Guimarães Transversal. I lavori sulla breve distanza, tutti dominati da una libertà creativa sorprendente e da una riflessione acuta e mai banale sul cinema, dimostravano una volta di più la straordinaria vitalità della scena cinematografica portoghese, nonostante i tagli dettati da una crisi economica per la quale non si intravede via d’uscita e dalla noncuranza con cui viene trattata la cultura.
Ad aprire le danze di Guimarães Transversal era il corto Birds, talmente folle da citare Aristofane in un contesto haitiano, firmato dal giovane regista Gabriel Abrantes. In pochi purtroppo a Roma ebbero la lungimiranza di recuperare queste tre piccole gemme, cosicché quando lo scorso ottobre sono stati svelati i titoli dei film che avrebbero preso parte all’ottava edizione del festival, il nome di Abrantes non è stato citato praticamente da nessuno.

Anche Ennui ennui, nuovo corto del talentuoso regista statunitense di nascita ma portoghese in tutto e per tutto, è stato selezionato per far parte del ricco palinsesto di CinemaXXI, stavolta inserito in un blocco che comprendeva anche l’ammaliante fiaba nera di Harald Hund In the Woods e l’interessante documentario sulla comunità dei Mutoids, Hometown – Mutonia di ZimmerFrei. Al di là di qualsiasi annotazione sullo splendore immaginifico del corto, Ennui ennui conferma l’attitudine di un regista che fa della frenesia dello sguardo e della commistione di elementi apparentemente in contrapposizione tra loro la sua principale cifra stilistica.
Ennui ennui è uno sberleffo ghignante e anarcoide, pervaso da una comicità sulfurea che non guarda quasi mai alla contemporaneità ma piuttosto si lascia tentare dai tempi e dall’utilizzo degli spazi dello slapstick. La storia, a sua volta delirante e geniale, si muove su più livelli narrativi: un’ambasciatrice francese in Afghanistan e sua figlia (trentenne e ancora vergine) visitano un campo nomadi per cercare di mediare nel processo di pace disarmando le tribù, accompagnate anche dal loro maialino da salotto; il capo della suddetta tribù accoglie l’ambasciatrice, e ha il suo bel daffare per difendere l’amata figlia Cher dalle mire degli uomini che vorrebbero rapirla, stuprarla e sposarla; Cher scopre la propria sessualità leggendo Bataille; un uomo, soggiogato da una madre che ne vorrebbe fare un perfetto talebano, vorrebbe rapire Cher ma finisce per mettere le mani sulla figlia dell’ambasciatrice; intanto, nell’alto dei cieli, un drone statunitense di nuova generazione riceve dal presidente Obama (che chiama “daddy”) l’ordine di bombardare il campo nomadi.

Ricco di colpi di scena, di trovate ai limiti del sublime e di invenzioni narrative e visive che lasciano senza fiato per le risate, Ennui ennui non è solo una riuscita commedia satirica nei confronti del mondo attuale, in cui sia la cultura occidentale che quella islamica vengono ridotte a mal partito, ma è anche e soprattutto una riflessione arguta e dallo spirito punk sulle potenzialità del cinema, sulla debordante visionarietà troppo spesso ingabbiata e recisa da uno sguardo “normalizzato” e sulle derive della narrazione. Tra maiali volanti, carote “marinate”, tratta delle bianche e rapporti sessuali esclusivamente verbali, Ennui ennui travolge lo spettatore, riuscendo anche nell’arduo compito di commuoverlo facendo “morire” un aeroplano.
“Sei caldo!”
“No, è solo il calore della tua mano.”
Cinema.

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