Il cinema Castello

Il cinema Castello

Il racconto del salvataggio di una sala della periferia di Firenze, il cinema Castello, ad opera dei suoi stessi spettatori.

Nel tempo dell’infinita crisi delle sale, che ora pare aver raggiunto il picco ma in realtà parte da assai lontano, a Firenze c’è una bella storia da raccontare. Una storia che affonda le sue radici nel fenomeno delle case del popolo o circoli ricreativi, tutta una realtà per buona parte specificamente tosco-emiliana, che talvolta è pure difficile spiegare fuori dai confini regionali.
Nate a cavallo tra Ottocento e Novecento come espressioni di cooperative o società di mutuo soccorso, col tempo le case del popolo si sono ritagliate un loro spazio di ricerca e sperimentazione, sia sociale sia espressiva, tanto che, sia pure in profonda crisi sistemica da un paio di decenni, a Firenze e dintorni i circoli ricreativi accolgono ancora alcune delle realtà teatrali e cinematografiche più interessanti (basti pensare al glorioso Teatro di Rifredi, che ormai costituisce una realtà a parte rispetto alla relativa casa del popolo a cui è annesso). Col passare degli anni i circoli ricreativi hanno sviluppato una loro specifica doppia funzione: da un lato luogo di divulgazione e condivisione culturale alternativa, dall’altro una sorta di “servizio al quartiere”, che continua a vivere il circolo come una risorsa comune da difendere anche con le unghie. Fermo restando che la costante e fedele programmazione di film con difficoltà distributive, in seconda visione a soli 5 euro (4 per tesserati ARCI, AGIS, studenti, anziani), attira molto pubblico cittadino anche al di fuori dei confini di quartiere. Così, trovatosi in difficoltà nei mesi scorsi, il cinema Castello ha visto riunirsi a raccolta cittadini e frequentatori in sua difesa.

Questa longeva casa del popolo prende il suo nome dal quartiere Castello, una delle zone più periferiche del territorio fiorentino, dalla struttura di borgo antico a sé stante, e che lega strettamente la sua storia a leggende locali su Carlo Collodi e Pinocchio. Sembra infatti che Collodi abbia scritto buona parte del suo romanzo in una vecchia casa di Castello, e che per le ambientazioni della sua opera più nota si sia largamente ispirato ai paesaggi del quartiere, sul confine tra neo-urbanesimo e sfondi rurali. Firenze Castello si è conservata più o meno così fino a oggi; il suo cinema è una sala medio-piccola, dotata di sola platea, che dopo aver esordito come teatro nel 1870 è stata trasformata in cinematografo negli anni Venti del secolo scorso. Riconosciuto dal Ministero come cinema d’essai da diversi decenni, come quasi tutte le sale tradizionali anche il Cinema Castello ha sofferto l’invasione dei multiplex, e soprattutto ha dovuto fronteggiare la sfida dell’adeguamento al digitale. “Da novembre scorso abbiamo già dovuto rinunciare ai cineforum infrasettimanali, tratto che ci distingueva da molto tempo” dice la presidentessa del circolo Alessandra Di Maio, che abbiamo incontrato, “Recuperavamo classici, organizzavamo monografie, cicli a tema, dal cinema muto ai film e autori degli anni ’80. Tutte proiezioni in dvd ma su schermo grande. Facevamo qualcosa che a Firenze quasi nessuno fa più. Adesso l’attività prosegue alla Biblioteca delle Oblate.”

Ma il salvataggio del Cinema Castello si è verificato nei modi più impensabili. “Ci siamo trovati a dover andare incontro all’obbligo di mercato della digitalizzazione” prosegue Di Maio, “Non è un vero obbligo, ma se vuoi stare sul mercato devi comunque farlo, perché di film in pellicola se ne stamperanno sempre meno, e soprattutto i film che noi più di frequente programmiamo vengono stampati in pellicola ancora più raramente dei film commerciali”. Perciò, per aiutare il cinema ad acquistare il proiettore digitale, il circolo ha partecipato, vincendolo, a un bando regionale (per ora unica regione in Italia, la Toscana, ad aver bandito un tale finanziamento, stanziando un milione di euro complessivo per tutto il territorio) che avrebbe coperto il 50% dell’acquisto. Per il mancante 50%, il circolo ha aperto una sottoscrizione volontaria a cui hanno partecipato decine di frequentatori del cinema, raggiungendo l’obiettivo entro la fine del 2013 e superando anzi di circa 1.000 euro il traguardo dei 20.000 necessari.
“Inizialmente avevamo tentato anche il crowdfunding via web” dice Di Maio, “ma non ha funzionato. La sottoscrizione diretta, invece, ha riscosso un grande successo. La gente, qui, lo vuole ancora il cinema. Sarebbe un dramma per molti se dovessimo chiudere”. Così, dalla prossima settimana il cinema Castello inizierà a proiettare in digitale. Da un lato la gioia per il salvataggio di una sala, dall’altro il rammarico per le spietate leggi di mercato che stanno confinando progressivamente la pellicola a statuto di residuato bellico: le spese onerose di adeguamento al digitale, che rischiano di schiacciare piccole nobili realtà come quelle di Castello, si profilano come una sorta di “allegra condanna” e finiscono per conformarsi a un’idea di gioiosa e spavalda sopravvivenza (la sala tiene il passo, continua a vivere in mezzo alle botte incessanti dell’omologazione ai multiplex), e al contempo di rabbiosa rinuncia al sogno della pellicola. Adesso la raccolta fondi resta ancora aperta per l’adeguamento dell’arena estiva. “Noi abbiamo questa caratteristica” prosegue Di Maio, “e cioè che in giardino, dietro il cinema, abbiamo da sempre anche l’arena. Siamo una bella realtà, unita, compatta. Tante volte d’estate, quando si è messo a piovere a metà della proiezione, gli spettatori ci hanno dato una mano per portare tutto nella sala interna, e finire di vedere il film al chiuso”. E sui prezzi concorrenziali Alessandra Di Maio è molto chiara: “Semplicemente io i film li faccio vedere dopo. Il nostro pubblico lo sa. Aspettano un paio di settimane in più, ma spendono 5 euro. È da quando esiste l’euro che non abbiamo più modificato il prezzo del biglietto, tanto siamo un circolo, nessuno qui ci deve guadagnare”. Tutto autogestito da volontari, il cinema Castello ha così acquisito una speranza in più di festeggiare il suo centenario: 100 anni costellati, tra gli altri, dagli esordi teatrali dei Giancattivi (Benvenuti, Nuti, Cenci), dalle incursioni di Mario Monicelli, Giovanna Marini, Paolo Pietrangeli, Ivan Della Mea, Daniele Trambusti, i fratelli Frazzi, Marco Mattolini. In una città come Firenze, che dall’inizio degli anni ’90 a oggi ha visto dimezzare (e oltre) le proprie sale cinematografiche, è un piccolo grande miracolo di cui andare fieri.

Per chi fosse interessato alla sottoscrizione per l’arena esterna, contattare cinemadicastello@gmail.com.

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2 Commenti

  1. Antonio 19/01/2014
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    Articolo ben scritto, e soprattutto bella storia di resistenza! 🙂

    • Massimiliano Schiavoni 19/01/2014
      Rispondi

      Grazie!! Eh sì, la casa del popolo di Castello è una bella realtà, ed è bellissimo il movimento popolare che è riuscita a smuovere in città. Massimiliano Schiavoni

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