Red Krokodil

Red Krokodil

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Domiziano Cristopharo, tra i registi più coraggiosi della scena indipendente italiana, firma con Red Krokodil un’opera rigorosa e dolorosa, estranea ai canoni estetici e narrativi dominanti.

Carne della mia carne

La storia di un uomo dipendente dal Krokodil che si ritrova improvvisamente solo, in una città post nucleare simile a Chernobyl, il cui disfacimento fisico provocato dalla massiccia assunzione di droga si sviluppa parallelamente a quello interiore, così come la realtà si mescola prepotentemente alle sue allucinazioni. [sinossi]

Red Krokodil, che raggiunge le sale italiane a un anno dalla sua realizzazione grazie al coraggio e alla dedizione di Distribuzione Indipendente, è un film che giustifica con ogni probabilità qualsiasi reazione nel pubblico: non sarebbe assurdo, né tanto meno incomprensibile, sapere di spettatori che ne rifiutassero l’estetica o ne venissero soffocati. Dopotutto il cinema di Domiziano Cristopharo non è, per la sua stessa impronta autoriale, “per tutti”. Con questa affermazione non si vuole avallare l’ipotesi di un cinema elitario, snobisticamente erettosi al di sopra delle miserie quotidiane, né di un approccio alla materia così compenetrato nel genere da lasciare al di fuori tutti coloro che non sono avvezzi alle sue dinamiche.
Anche perché, e sarebbe ora che molti se ne rendessero conto, Cristopharo non è un regista di “genere” (sempre che questa categoria esista nella realtà, ça va sans dire): come ogni cineasta che si rispetti si confronta, quando l’occasione lo permette, con derive orrorifiche, ma questo aspetto non rappresenta in pieno il cardine della sua ricerca cinematografica. Anche in Red Krokodil, inevitabilmente, si respira l’atmosfera ansiogena del mystery, ci si immerge in un’iconografia incubale – non a caso viene anche ripresa anche una riproduzione del Nightmare di Johann Heinrich Füssli – ma il deliquio onirico non si sostituisce mai al cuore pulsante del film, riflessione dolorosa e ossessiva su un corpo morto/non morto, carne in disfacimento all’interno di una società disgregata, svanita nel nulla come l’apocalisse nucleare che nel giro di poche ore rese Černobyl una città fantasma.

Brock Madson, il protagonista di Red Krokodil, su cui si articola la vita della videocamera di Cristopharo (il film è frutto di una produzione a dir poco low-budget, con il regista che ha praticamente sopperito da solo ai ruoli che avrebbe dovuto svolgere una troupe), è l’icona sacra – e per questo spudoratamente profana, o il contrario se si preferisce – che non può che muoversi in direzione di una dissoluzione. Neanche il sogno può essere una via d’uscita, così come la consapevolezza della propria caducità, perché è il mondo stesso a essere in cancrena, a perdere brandelli della propria essenza.
Red Krokodil rappresenta il Purgatorio in un’ideale trilogia di cui il secondo segmento sarà composto da Doll Syndrome (l’Inferno), ed è quindi congelato in un limbo indefinito, attimo eterno che non ha nascita né soluzione. In questa attesa senza fine, il personaggio interpretato da Madson – notevole e coraggiosa la sua performance, perfettamente in linea con le idee di Cristopharo – assume le forme di un Cristo sgretolato. Cristopharo firma con Red Krokodil il suo film più ossessivo, straziante e coraggioso, atto di resistenza contro la standardizzazione sempre più perniciosa di un’idea di cinema omologata, degna di una catena di montaggio. Con i suoi cortocircuiti, la sua letterarietà persino esasperata (la voce fuori campo che detta i tempi della riflessione del protagonista), il minimalismo, la reiterazione di gesti e situazioni, Red Krokodil appare quasi fuori dal tempo, staccato dalla mediocrità del cinema italiano contemporaneo. Perché Cristopharo ha il coraggio e la sfrontatezza di osare, senza lasciarsi condizionare dalle minime risorse economiche a disposizione, né dalla volubilità del pubblico: e sarebbe sciocco e puerile ridurre le intuizioni etiche ed estetiche del giovane regista a un mero esercizio di “provocazione” nei confronti del pensare comune.

Se il cinema di Cristopharo (e Red Krokodil nello specifico) appare provocatorio è solo perché non si adatta al mondo che lo circonda ma tenta nuove vie espressive, personali e sincere. A volte sbagliando mira, magari, ma senza mai lasciarsi blandire dal demone dell’ovvietà, e sovente prendendo di petto realtà atroci e misconosciute filtrandole attraverso la lente gloriosamente deformante dell’arte. Ne è esempio perfetto il krokodil, crudele droga che sta prendendo piede soprattutto nella Russia non più comunista, e che diventa nelle mani di Cristopharo l’epicentro di una discussione sull’uomo/carne/sangue/mente, sulla dipendenza, sulla lotta dell’uomo contro se stesso e il proprio ego. Red Krokodil arriva sugli schermi italiani a reclamare il diritto di esistenza per un cinema ostico, non allineato, “altro” rispetto alla prassi. Sarebbe un crimine non concederglielo.

INFO
Red Krokodil, la pagina Facebook.
La pagina dedicata a Red Krokodil sul sito di Distribuzione Indipendente.
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