Questo cinema è di tutti: la storia dello Spazio Alfieri

Questo cinema è di tutti: la storia dello Spazio Alfieri

A Firenze, come in pochissime altre città italiane, esiste una sala cinematografica di proprietà pubblica: è lo Spazio Alfieri, chiuso nel 2006 e riaperto a settembre del 2013 grazie all’intervento del Comune.

Molte sale cittadine chiudono, ma ogni tanto, miracolosamente, qualcuna riapre. A Firenze anzi è riscontrabile negli ultimi anni una meritevole opera di riqualificazione e rilancio di sale-dinosauro abbandonate a se stesse. Certo qualche battaglia si è persa (la multisala Variety destinata a trasformarsi in appartamenti grida ancora vendetta, per non parlare dello storico Gambrinus occupato adesso da un Hard Rock Cafè), ma resta comunque ben percepibile uno spirito di riappropriazione di spazi e di preservazione delle strutture, magari convertite a realtà multifunzionali a servizio delle più diverse forme d’arte.
Così, dopo breve chiusura e riadeguamento delle strutture hanno riaperto i cinema Principe e Fiamma, due sale storiche nel cuore della città, ovvero la tipologia di sala in maggiore difficoltà negli ultimi anni. Così è avvenuto il salvataggio del cinema Castello, sala di quartiere di cui da queste pagine si è raccontato qualche mese fa. Così, dopo lunga attesa ha riaperto i battenti anche il cinema Alfieri, a due passi da Piazza Santa Croce, che ha visto svolgersi un’operazione veramente unica nel suo genere rinascendo a nuova vita come “Spazio Alfieri”.

La sala aveva infatti interrotto le sue attività nel 2006 per fallimento, ed è rimasta inutilizzata fino a settembre scorso. Nel frattempo il Comune di Firenze aveva riacquistato il fondo promettendo di ristrutturarlo e di destinarlo a luogo d’incontro culturale. E, dopo qualche difficoltà legata alla rimozione di tracce d’amianto, finalmente nel 2012 lo spazio era pronto per la riapertura, che è avvenuta a settembre 2013. “A quel punto il Comune ha indetto un bando per la gestione dello spazio, basato su proposte e idee culturali” dice Camilla Toschi, collaboratrice per la programmazione cinema, “E’ prevalsa l’idea di uno spazio multidisciplinare, che accogliesse cioè cinema, teatro, musica e quant’altro”. Il bando è stato vinto infatti dal Consorzio Spazio Alfieri, e la gestione è adesso svolta col contributo di diverse realtà. Quelli della Compagnia, ovvero il reparto-cinema della Fondazione Mediateca Toscana, si occupa della programmazione cinematografica, mentre per il teatro è attiva l’associazione Entr’Arte. La direzione artistica per la programmazione teatrale è stata affidata a Sergio Bustric; per il cinema invece è stato coinvolto il critico Claudio Carabba.

“In fase di ristrutturazione abbiamo poi ovviamente attrezzato la cabina di proiezione” continua Camilla Toschi, “sia con proiettore digitale, sia con proiettore in pellicola 35 mm. Questo perché abbiamo subito pensato che la parte-cinema dovesse comporsi sia di una programmazione regolare, sia di retrospettive, recuperi, cineforum, per i quali è necessario procurarsi la copia in pellicola”. La sala è stata riapprontata secondo un’idea fruitiva e architettonica tutta particolare, dividendo cioè la platea in due settori distinti: 170 posti tradizionali e divisi per file, e 50 posti con tavolo su una sorta di balconcino rialzato alle spalle della platea, che prevede a sua volta uno spazio bar e bistrò. “E’ la cosa più particolare dello Spazio Alfieri” prosegue Camilla, “Lo spazio-bistrò è allo stesso tempo indipendente e funzionale alla sala: indipendente perché autogestito dall’associazione Zazie, che ha ribattezzato il bar Zazie dans le Bistrò e si occupa anche della direzione artistica di questo spazio. Il bar infatti ha una sua vera e propria vita artistica, che si svolge nell’orario dell’aperitivo e prevede tra le altre cose proiezioni di cortometraggi, video e concerti dal vivo. Poi, nei momenti di cinema o teatro il bistrò resta aperto e il pubblico può scegliere se seguire lo spettacolo da una poltroncina tradizionale, oppure accomodarsi ai posti al tavolo bevendo e mangiando qualcosa. Abbiamo anche due serate a settimana dedicate specificamente al cena-e-film”.

La programmazione cinematografica regolare è stata avviata mettendo alcuni punti fermi, primo fra tutti la proiezione di film rigorosamente in lingua originale con sottotitoli italiani, e si è successivamente sperimentato anche l’inverso, ovvero la programmazione di film italiani (vecchi e nuovi, “da De Sica a Sorrentino”, dice Camilla Toschi) con sottotitoli in inglese, per promuovere una proposta culturale che vada incontro anche ai molti cittadini stranieri di Firenze”. Com’è lecito aspettarsi da una realtà che si propone con tali premesse, la programmazione regolare è tutta dedicata a cinema con difficoltà distributive, che non passa dai circuiti di sala commerciali e che viene presentato allo Spazio Alfieri sia in prima sia in seconda visione. Particolare attenzione è stata dedicata al documentario, con una specifica programmazione e un lusinghiero risultato. “Tra le varie retrospettive una è stata dedicata a film legati a tematiche di musica contemporanea, e abbiamo inaugurato questo ciclo con Sugar Man di Malik Bendjelloul. Siamo stati la prima sala in Italia a programmarlo, e da noi il film ha ottenuto il primo incasso per sala nel nostro paese. L’abbiamo tenuto in programmazione per 3 mesi consecutivi, e ora stiamo valutando se riproporlo una volta al mese”. Il bilancio di questa prima stagione di rinnovata attività è dunque positivo, ed è stato animato anche da una costante offerta di festival cinematografici autonomi. Dell’ormai tradizionale 50 giorni di cinema di Firenze, la sala ha infatti ospitato solo una parte del Festival dei Popoli, e per il resto invece ha dato vita a kermesse proprie. La chiave vincente è forse da rintracciarsi nella fedeltà all’idea del cinema in lingua originale, che anche in termini di mercato non invade fette di pubblico delle sale tradizionali.

“C’è sicuramente da aggiustare qualcosa nella programmazione teatrale”, aggiunge Lorenzo Luzzetti del Consorzio Spazio Alfieri, “Col teatro per ragazzi, di magia, di circo e illusionismo siamo andati molto bene, colmando forse un vuoto del territorio fiorentino che non mostra molte proposte di teatro per famiglia, specie la domenica pomeriggio. Sul teatro di ricerca e di cabaret, invece, per la prossima stagione probabilmente cambieremo rotta. Ci sono altri luoghi a Firenze storicamente deputati a queste forme di teatro. L’one-man-show, per dire, s’identifica totalmente col Teatro Puccini”.
Lo Spazio Alfieri si presenta dunque come una rarissima realtà di luogo culturale “totale” a proprietà pubblica. Ma accanto al Comune di Firenze che l’ha comprato e rilanciato, si affianca anche la Regione Toscana, pronta alla riqualificazione del Cinema Teatro della Compagnia.
“La Regione l’ha rilevato dalla proprietà Cecchi Gori”, precisa Camilla Toschi, “e noi ci occuperemo della direzione artistica. Lì faremo solo cinema, e ci siamo posti un obiettivo ancora più difficile e radicale. Programmeremo infatti solo film di distribuzione alternativa, documentari e rassegne”. I lavori del Teatro della Compagnia, sala chiusa da anni di ben 430 posti, dovrebbero terminare entro quest’anno, e la riapertura è prevista per gennaio 2015. Per tante sale che chiudono, qualcuna riapre.

LINK:
Il sito del cinema Spazio Alfieri
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