In nomine Satan

In nomine Satan

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Esordio alla regia di Emanuele Cerman, con il supporto produttivo e attoriale di Stefano Calvagna, In nomine Satan è un thriller ispirato al caso delle Bestie di Satana: con qualche buono spunto visivo, ma troppo confuso dal punto di vista narrativo e incerto nella recitazione.

Ragazzi e magia con satanasso in compagnia

Due agenti dell’antidroga ritrovano un ragazzo e una ragazza in stato di shock. Inziano le indagini e si scopre che i due sono coinvolti nell’omicidio di una loro amica. Un massacro privo di logica, che porterà alla luce una realtà sino ad allora sconosciuta ai più, quella del satanismo. [sinossi]

È senz’altro un’impresa titanica esordire nel desolante panorama del cinema italiano odierno. Lo ha ricordato giustamente Emanuele Cerman alla presentazione alla stampa di In nomine Satan, suo primo lungometraggio, in sala per Distribuzione Indipendente. Ma le difficoltà possono servire da giustificazione fino ad un certo punto e In nomine Satan sembra soffrire, non solo delle ristrettezze economiche della produzione, ma anche di una certa confusione dell’assunto. Prodotto e interpretato da Stefano Calvagna, di cui Cerman ha scritto nel 2011 Cronaca di un assurdo normale, In nomine Satan è ispirato alla tragica e inquietante vicenda delle Bestie di Satana, venuta alla luce nel 2004, che vide un gruppo di ragazzi uccidere o spingere al suicidio amici, nemici, ex fidanzate.

Il primo appunto che ci sentiamo di muovere a In nomine Satan è una sorta di schizofrenia di messa in scena, che si ripercuote anche nella narrazione e in alcune scelte di casting. L’impressione è che vi sia nel film un dualismo tra la visione di Cerman e quella di Calvagna, che inizialmente doveva dirigere il film e, anzi, intendeva farne una serie TV. Probabilmente l’impostazione di Calvagna sarebbe stata più realistica e più centrata sul dato di cronaca, stile che caratterizza generalmente i film del regista romano, da L’uomo spezzato a Il lupo. Al contrario, Cerman sembra maggiormente affascinato dal visionario e dall’inconoscibile, come se dietro il gruppo di ragazzi protagonisti vi fosse una qualche entità oscura che ne guida le mosse, in modo simile a quanto avveniva in Twin Peaks di David Lynch. Il risultato registico è zoppicante, si passa cioè da riprese quasi-documentaristiche (l’incipit, anche efficace, con i poliziotti che sembrano dei mezzi delinquenti), ad altre da “giallo” televisivo (i dialoghi negli uffici di polizia, i vari interrogatori, la ricostruzione dei fatti; in generale, i passaggi più deboli del film), fino a momenti che sfociano per l’appunto nel visionario (e la citazione – pedissequa – di Lynch è Cerman stesso a farla, mettendo in scena un nano di ben nota memoria che schiocca le dita proprio come in Twin Peaks). Il diverso registro di stili, più che segno di ricchezza, appare un sintomo di indecisione, come se Cerman non sapesse bene come maneggiare la sua materia narrativa (tutt’altro che facile da trattare, questo va detto). Gli squilibri sembra persino di poterli vedere nei volti dei protagonisti, a partire da quelli degli stessi Cerman e Calvagna: il primo interpreta un poliziotto, il secondo un procuratore. E se il primo è protagonista dei primi minuti del film, il secondo si prende la scena per tutto il resto della pellicola. Due personaggi sostanzialmente simili, la cui presenza è solo parzialmente giustificata dal coup de théâtre finale.

Ma i problemi di In nomine Satan, se vogliamo, sono acuiti da un montaggio decisamente poco azzeccato in cui, in modo non consequenziale, per buona parte del film si vedono in alternanza la ricostruzione dell’omicidio che scatena l’indagine e l’indagine stessa, per un rimpallo che, anziché aumentare la tensione, la slabbra e la confonde dando l’idea che la sovrapposizione dei piani temporali sia stata stabilita in un secondo momento, quando forse ci si è resi conto che le sequenze in sé (in particolare quella dell’omicidio) non fossero particolarmente riuscite. Infine, In nomine Satan soffre di una complessiva approssimazione – di scrittura, di regia, di recitazione – in cui, pur non mancando delle riprese azzeccate o delle scene forti (bella ed inquietante l’inquadratura dei ragazzi che camminano al rallenty verso lo spettatore), non si è riusciti nel complesso a maneggiare la macchina-cinema, mancando o magari lambendo sia il dramma psicologico (nessuno dei personaggi appare tratteggiato con convinzione), sia la ricostruzione d’inchiesta (per scarsa fiducia nei risultati raggiunti dalle indagini), sia il thriller soprannaturale (perché accennato troppo poco e anche perché di matrice troppo derivativa). Un peccato, dunque, perché in ogni caso Cerman – che, forse, tra gli attori in scena è il più efficace – dimostra di avere qualche freccia, anche registica, al suo arco.

INFO
La pagina dedicata a In nomine Satan sul sito di Distribuzione Indipendente
Il trailer di In nomine Satan su Youtube
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5 Commenti

  1. andrea 23/04/2014
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    Ciao Alessandro. Io l’ho visto ad un festival due anni fa e l’ho trovato invece impressionante. ma volevo sapere se è vero che dura molto di meno e dove esce. Grazie ciao

  2. andrea 01/05/2014
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    Grazie delle informazioni, intanto ho appena visto che il film ha vinto un premio come miglior montaggio in India, ma nelle sale a Milano purtroppo ancora non è visibile. Sono curioso di vedere questa versione più corta. Ho scritto al regista su facebook e mi ha detto che sta provando a farlo uscire in diverse sale tradizionali italiane ma che ci vorrà molto tempo. ciao
    http://educationexpo.tv/dadasahebphalkefilmfestival/news.php?id=MTA1

  3. quinlan 02/05/2014
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    grazie a te!
    ciao.
    alessandro

  4. enrico 03/07/2014
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    sono state fatte molte critiche al film, troppe, ma nessuno ha messo in risalto l’unica incontrovertibile chicca , e cioè la colonna sonora.In tutto pertinente al clima che si respira seguendo le scene.

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