Racconto crudele della giovinezza

Racconto crudele della giovinezza

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Racconto crudele della giovinezza, opera seconda di Nagisa Ōshima, fondamentale momento di passaggio del cinema giapponese, torna a nuova vita sulla Croisette.

I primi vagiti della Nuberu Bagu

La giovane Makoto è molestata da un uomo che le ha offerto un passaggio in automobile, e a prendere le difese della ragazza irrompe Kiyoshi, che picchia l’uomo e lo deruba. I due, innamorati, vivono di ruberie ripetendo lo scenario del loro primo incontro. Makoto si dedica completamente al suo uomo, ignorando le preoccupazioni della sorella maggiore… [sinossi]

Uno degli errori critici più frequenti, tra coloro che dimostrano interesse verso la storia del cinema asiatico e giapponese nello specifico, risiede nel voler ridurre, in maniera drastica e categorica, la cosiddetta Nuberu Bagu a pura traslitterazione per la terra di Yamato delle pulsioni estetiche, teoriche e sociali che diedero vita alla Nouvelle Vague transalpina. Per quanto l’influenza degli esordi di Godard, Truffaut, Resnais, Rohmer, Chabrol e Rivette sia inequivocabile (ma lo stesso discorso potrebbe valere per qualsiasi corrente sviluppatasi durante gli anni Sessanta, dal Brasile all’Egitto, dalla Polonia alla Gran Bretagna), e proprio il termine Nuberu Bagu non faccia nulla per disconoscerla, la scossa tellurica che attraversò il cinema giapponese a ridosso della firma del trattato nippo-americano presenta caratteristiche peculiari sulle quali sarebbe a dir poco criminoso sorvolare, pena la parziale (e in alcuni casi totale) incomprensione dell’intero movimento culturale.
Quando François Truffaut si scagliava contro il “cinéma de papa” dei vari René Clément, Claude Autant-Lara, Yves Allégret e Marcel Carné, non attaccava solo un’idea estetica legata a prassi produttive considerate obsolete, caricature dell’epoca d’oro del cinema francese, ma dava sfogo (in parte inconsciamente) a una liberatoria tempesta antiborghese. In Giappone, ancora stuprato dalle conseguenze di una guerra in cui era stato prima (e unica) vittima nucleare e alla ricerca di una propria dimensione, con lo sperone statunitense ben piantato nel suolo, l’irruzione di cineasti come Nagisa Ōshima, Shōhei Imamura, Shūji Terayama, Susumu Hani, Hiroshi Teshigahara, Koreyoshi Kurahara, Yasuzo Masumura, Masahiro Shinoda e Yoshishige Yoshida (per non parlare di figure laterali ma altrettanto fondamentali quali Seijun Suzuki, Kaneto Shindo e Kō Nakahira) rappresentò una vera e propria rivoluzione che, come ogni atto di rivolta giovanile che si rispetti, non esitò a scagliarsi contro alcuni dei padri della Settima Arte giapponese, come Yasujiro Ozu e Keisuke Kinoshita. Kinoshita e Ozu, dopotutto, rappresentavano la generazione “vecchia” anche perché erano – come Ōshima, Shinoda e Yoshida – sotto contratto con la Shōchiku, intenzionata a rinnovare le proprie produzioni per contrastare in maniera efficace il fenomeno dei Nikkatsu Action, di cui era paladino indiscusso l’allora neanche trentenne Jō Shishido.

È in questo contesto politico e culturale, tra le prime lotte sindacali, comuniste e socialiste contro gli accordi firmati dal Giappone con gli Stati Uniti e la volontà di accondiscendere i gusti del pubblico, che viene alla luce Racconto crudele della giovinezza (il titolo italiano è la traduzione letterale dell’originale Seishun zankoku monogatari), seconda incursione dietro la macchina da presa di Ōshima dopo l’esordio Il quartiere dell’amore e della speranza (Ai to kibō no machi), di pochi mesi precedente. Fin dall’incipit Racconto crudele della giovinezza esplicita le proprie intenzioni: una ragazza si fa accompagnare a casa da uno sconosciuto, ma quando quest’ultimo cerca di abusare di lei viene tratta in salvo da uno studente, che pesta il molestatore e lo deruba. Una sequenza messa in scena da Ōshima con rara brutalità, con la macchina da presa che si avvicina ai volti dei protagonisti, instabile come la loro collera senza obiettivo. La gioventù di Makoto e Kiyoshi, coppia criminale che ripete ossessivamente lo schema del loro primo incontro per poter derubare tutti gli uomini di mezza età che vorrebbero approfittare della ragazza, è imbastardita, incapace di comprendere le scelte collettiviste di lotta dei loro fratelli e sorelle maggiori – si veda la sequenza in cui i due assistono, senza ovviamente prendervi parte, a una manifestazione di protesta che scorre compatta dall’altro lato della strada –, attratta da un personalismo capitalista che in ogni caso viene disprezzato.
La rabbia senza limite di Kiyoshi, nella quale viene coinvolta progressivamente Makoto, è anche verso un mondo “adulto” che ha approfittato del caos post-bellico per arricchirsi in maniera indiscriminata, accumulando e gestendo un potere illimitato. Il punto di partenza di Ōshima può anche essere considerato una via di mezzo tra l’errare episodico di Fino all’ultimo respiro di Godard e l’inasprito sguardo del Kō Nakahira de La stagione del sole (Kurutta kajitsu, 1956), ma il film annulla volutamente sia la gioiosa danza di (pre)morte di Godard sia il pur sottile manicheismo di Nakahira.

Nessun film, prima di Racconto crudele della giovinezza, aveva osato spingersi così avanti nella descrizione dell’universo giovanile e universitario, né tantomeno si era assistito a una messa in scena così scarna e allo stesso tempo essenziale, crudele (per l’appunto), quasi sprezzante nella sua assoluta impossibilità a essere catalogata. Lo schema del Nikkatsu Action diventa terreno fertile per un urlo fieramente politico e consapevole che non scade però mai nella semplice retorica del pamphlet ma preferisce muoversi nelle zone d’ombra, raccontando una storia di amore, desiderio, morte e continua, imperterrita violenza. Nessuno, in Racconto crudele della giovinezza, può scampare al suo destino di sopraffazione e dolore, tantomeno due cani sciolti rabbiosi e cinici come Makoto e Kiyoshi. Ōshima tornerà con regolarità a ragionare sul crollo del Giappone e sulla crisi interna alla sinistra (come dimostra il praticamente coevo Notte e nebbia del Giappone), ma con Racconto crudele della giovinezza segna con ogni probabilità il definitivo punto di svolta dell’industria cinematografica nipponica. Dopo di lui, infatti, nulla sarà più uguale, e molti registi – tra cui lo stesso Ōshima – saranno costretti a muoversi nell’indipendenza tout-court. Perché nessuna industria, neanche quella cinematografica, è davvero mai pronta ad accettare una rivoluzione.

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Il trailer di Racconto crudele della giovinezza.
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