It Follows

It Follows

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L’opera seconda di David Robert Mitchell, It Follows, è un teen-horror non privo di ironia che metaforizza la paura del contagio dell’AIDS. Presentato alla Semaine de la critique di Cannes e selezionato al Torino Film Festival 2014.

Essi camminano

Per la diciannovenne Jay l’arrivo dell’autunno annuncia una stagione di scuola, ragazzi e week-end in riva al lago. Ma dopo un rapporto sessuale all’apparenza normale, si trova terrorizzata da strane visioni e dall’inestricabile impressione che qualcuno, o qualche cosa, la segua. Per fronteggiare questa maledizione Jay e i suoi amici dovranno trovare una scappatoia agli orrori che non sembrano mai allontanardi da loro… [sinossi]

Piccoli autori crescono. Quattro anni fa al Torino Film Festival fu possibile recuperare The Myth of the American Sleepover, esordio alla regia dello statunitense David Robert Mitchell, già applaudito alla quarantanovesima edizione della Semaine de la critique a Cannes. Quattro anni dopo, sempre sulla Croisette e sempre all’interno della sezione dedicata esclusivamente alle opere prime e seconde, Mitchell torna per battezzare la sua nuova creatura e iniziare una volta per tutte il proprio cammino verso la definitiva consacrazione autoriale.
Un cammino, dunque, termine non usato certo a sproposito per apostrofare It Follows, ammaliante creatura che mescola teenage movie e horror: camminano infatti gli strani esseri che iniziano a perseguitare la giovane Jay dopo il rapporto sessuale avuto con Hugh, il ragazzo con cui era uscita un paio di sere. Camminano, non corrono mai, non accelerano, non cambiano in nessun caso e per nessuna ragione andatura: eppure Jay non deve farsi raggiungere, perché nel momento in cui ciò dovesse avvenire la sua vita sarebbe irrimediabilmente finita. It Follows entra in media res in questa vicenda allucinata con una delle sequenze di apertura più memorabili viste nel microcosmo dell’horror contemporaneo: una ragazza esce di casa in déshabillé, senza dare spiegazioni al padre preoccupato. Continua a correre in circolo, rientra un attimo nella villetta per prendere le chiavi e fuggire via in macchina. Una sequenza risolta da Mitchell con un movimento circolare a trecentosessanta gradi, escamotage della messa in scena che il quarantenne regista utilizzerà ancora nel corso del film: in It Follows la camera può indirizzarsi in ogni direzione, senza che l’angoscia possa ottenerne in nessun modo beneficio, perché non c’è una reale via di fuga all’orrore che sta invadendo Detroit e falcidiando la sua fauna adolescente.

Ad accompagnare un ingranaggio piuttosto classico del teen-horror, quello del gruppo di amici che cerca di combattere insieme un elemento fantastico che nessun altro ammette o riconosce come tale, è in It Follows una brillante metafora delle tensioni accumulate dalle giovani generazioni in relazione alla paura del contagio dell’HIV: non è certo un caso che la “maledizione” che colpisce Jay sia ereditabile solo ed esclusivamente attraverso i rapporti sessuali. Ma Mitchell ha l’intelligenza di non lasciarsi prendere la mano da una riflessione gravemente a rischio di letture reazionarie, e ribalta con un colpo di genio l’intero assunto: per scrollarsi di dosso queste terribili figure “camminanti”, chi ha contratto il morbo deve trasmetterlo a sua volta per via sessuale, in modo da trasformare qualcun altro in preda.
È quello che cerca di fare anche l’avvenente Jay, dopo aver inutilmente cercato di mettere più chilometri possibili tra lei e i mostri che la assillano notte e giorno: ma non è così facile come possa sembrare a prima vista…
Se The Myth of the American Sleepover aveva rinverdito i fasti del coming-of-age più classico, giocando con stilemi e cliché resi tali nel corso dei decenni da registi come John Hughes e titoli come American Graffiti di George Lucas, Fast Times at Ridgemont High di Amy Heckerling, Dazed and Confused di Richard Linklater, It Follows permette a Mitchell di esplorare altre caverne nascoste all’interno del vasto mondo del teen-movie. Pur preferendo lasciare l’orrore vero e proprio fuori campo, tranne determinate eccezioni (il brutale stacco sul cadavere macellato di una ragazza, l’attacco a Jay e ai suoi amici in riva al mare), Mitchell architetta una costruzione per immagini mirabile e in grado di mantenere costante un’angoscia quasi ancestrale, aiutato in questo dall’eccellente colonna sonora partorita per l’occasione da Disasterpeace, dagli echi inequivocabilmente carpenteriani.

Ed è proprio John Carpenter, insieme a Wes Craven – evocato in una sequenza che guarda in direzione di Nightmare on Elm Street –, Philip Kaufman e Jean Rollin uno dei principali punti di ispirazione per It Follows, che pure vive una dispersione allucinatoria non ignota ai fan di Suspiria di Dario Argento e, nella scena ambientata in piscina, cita apertamente Il bacio della pantera di Jacques Tourneur (e il mondo dell’horror RKO appare spesso sugli schermi dei televisori accesi durante il film). Vero e proprio romanzo di de-formazione, It Follows conferma le doti di David Robert Mitchell, segna un nuovo passaggio nella storia dell’horror adolescenziale e si prenota un posto di prima classe tra i colpi al cuore della sessantasettesima edizione del Festival di Cannes.

Info
La scheda di It Follows sul sito della Semaine de la critique.
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