Paranormal Stories

Rinasce a nuova vita, con il titolo Paranormal Stories e un segmento in più, l’horror a episodi Fantasmi – Italian Ghost Stories, progetto curato nel 2010 da Gabriele Albanesi.

Questi fantasmi

Dopo i funerali del padre, un famoso romanziere, un ragazzo decide di passare la notte nella casa in montagna in cui è cresciuto. Un giovane riceve la visita in chat del suo migliore amico, ma forse non tutto è normale come sembra in apparenza. Un bambino con problemi cardiaci viene considerato un mostro dai suoi coetanei nel paese in cui vive; solo una bambina sembra accettarlo così com’è. Una donna si finge medium per turlupinare persone disperate e incapaci di elaborare il lutto; la sua attività le se rivolterà contro. Tre ragazze in vacanza investono qualcosa mentre cercano di raggiungere l’ostello in cui hanno prenotato una stanza, e non si fermano a controllare: per loro la notte sarà davvero interminabile… [sinossi]

Fantasmi – Italian Ghost Stories attirò le attenzioni di una parte della critica su di sé già nel 2010, ragionando sul cinema indipendente italiano affascinato dalle potenzialità del genere: all’epoca l’unico frammento visibile del film era Offline, diretto da Andrea Gagliardi, che era stato presentato in anteprima durante le giornate del RomaTre FilmTeatroFest, al teatro Palladium. L’occasione per concentrarsi di nuovo sul film la diede, poco meno di un anno dopo, il RIFF, che ne programmò la proiezione insieme a Ubaldo Terzani Horror Show di Gabriele Albanesi, dando vita a un ideale Double Bill (o Double Feature che dir si voglia), Grindhouse di tarantiniana memoria. Le connessioni tra i due film, infatti, non si esaurivano nella scelta di operare nel campo dell’orrore, visto che Albanesi, dopo aver portato in scena l’ambigua figura del romanziere Ubaldo Terzani, si è cimentato nel ruolo di produttore per questa nuova avventura. A distanza di tre anni da quegli eventi rinasce a nuova vita Fantasmi, con il nuovo titolo Paranormal Stories e un segmento creato ad hoc per l’evento e firmato in prima persona proprio da Albanesi, che nelle vesti di produttore ha appena portato in sala Surrounded di Laura Girolami e Federico Patrizi.

Anche a distanza di quattro anni dalla sua gestazione, Paranormal Stories è un’operazione inusuale per la prammatica produttiva dell’Italia contemporanea per almeno tre motivi: come si è precedentemente scritto è un film horror, genere con cui il nostro cinema sempre meno sembra volersi sporcare le mani; è nato in seno a un’università, quella capitolina di Tor Vergata, lontano dunque dal deprimente immobilismo “istituzionale” di Cinecittà (o di quel che vi resta) e dintorni; è, infine, un film a episodi. Proprio l’ultimo punto elencato è una peculiarità che non andrebbe sottovalutata, perché se in Italia i film a episodi servono oramai solo a raggruppare nomi noti sfruttando un ingaggio ridotto (vedere per credere la saga sulla manualistica amorosa di Giovanni Veronesi) o ad allestire “multiproprietà autoriali” (Tickets, Eros), in altre realtà, come quelle del sud-est asiatico, la situazione è radicalmente diversa: dalla Thailandia al Giappone, passando per cinematografie emergenti come quella indonesiana, l’idea di mettere in piedi produzioni horror e thriller frammentandone il contenuto è all’ordine del giorno, come dimostrano esempi illustri quali il dittico thailandese composto da 4bia e da Phobia 2. Ma il film diretto da Agnese, Gagliardi, Prolli, Palma e dalla coppia Farina/Protani (oltre che da Albanesi) si riallaccia idealmente anche all’epoca d’oro del cinema italiano, che negli anni Sessanta del secolo scorso vide proliferare un numero notevole di opere collettive e collettanee, anche pronte a confrontarsi con il genere: in questo senso esempi quali I tre volti della paura di Mario Bava e il poeano Tre passi nel delirio di Federico Fellini, Louis Malle e Roger Vadim sono stati senza dubbio dimenticati troppo in fretta.L’impatto di Paranormal Stories sul cinema indipendente e autoprodotto nostrano è stato senza dubbio fertile, come dimostrano in maniera paradigmatica i due P.O.E. – è in arrivo il terzo capitolo – curati da Domiziano Cristopharo.
Come molti altri progetti a lui similari, anche Paranormal Stories vive di una frammentarietà inevitabile: i vari episodi mostrano un’altalena qualitativa dalla quale è davvero impossibile prescindere. Anche la giovane età dei vari registi determina un diverso livello di maturità espressiva tra i segmenti di cui si compone il lungometraggio. Ciononostante diventerebbe sterile, per non dire completamente inutile, soffermarsi a cercare di redigere un’ideale classifica tra gli episodi: anche perché la vera forza di questo progetto, ciò che davvero convince al di là di tutto, è proprio la capacità di riuscire a mantenere una continuità e una compattezza che sarebbe ingenuo dare per scontate. Per quanto si possa preferire un episodio all’altro, Paranormal Stories è un film che regge nella sua interezza: pur con dei limiti narrativi (in questo senso un episodio come La medium di Roberto Palma appare paradigmatico delle problematiche che i registi si sono trovati ad affrontare, non sempre scegliendo la via più convincente), ci sembra davvero il caso di elogiare un’operazione coraggiosa e controcorrente, che potrebbe davvero iniziare a scuotere una produzione moribonda e soprattutto profondamente distante da quelle dinamiche sanamente popolari di cui avrebbe così bisogno la (supposta) industria nazionale. Perché al di là di ogni considerazione e delle pur legittime critiche cui Paranormal Stories può andare incontro, non si può non difendere l’importanza di un’iniziativa così inusuale nella comoda ovvietà in cui sguazza la penisola italiana – non solo per quel che concerne la settima arte. E poi alcune indicazioni per il futuro il film le regala: Andrea Gagliardi (Offline), si dimostra regista sensibile e in grado di giocare con intelligenza con lo spazio a disposizione – il suo episodio è interamente girato in una stanza; Omar Protani e Marco Farina, dopo l’esaltante cortometraggio Dietro lo schermo (2007), si confermano una vera e propria certezza del sottobosco nostrano con l’angoscioso e arguto Urla in collina.
I complimenti vanno ovviamente anche a Gabriele Albanesi, con la speranza che la factory che poco per volta si sta creando intorno continui a ragionare sul cinema con la stessa libertà mostrata in questa occasione.
Info
Il trailer di Paranormal Stories.
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