Anarchia – La notte del giudizio

Anarchia – La notte del giudizio

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James DeMonaco in Anarchia – La notte del giudizio torna con la sua parabola sulla nuova America, basata sulla violenza e l’eliminazione fisica dei più poveri, e stavolta, rispetto al primo capitolo, riesce a portare il discorso più a fondo, fin quasi alla lotta di classe.

Fuga dagli USA

Il governo americano, riprogettato dai Nuovi Padri Fondatori d’America, ha sancito lo Sfogo annuale di dodici ore per garantire che il tasso di criminalità rimanga sotto l’uno per cento per tutto il resto dell’anno. Con la sospensione dei servizi ospedalieri e gli interventi della polizia durante la notte, la cittadinanza si autoregola senza doversi imbattere in punizioni o ritorsioni… [sinossi]

Dopo l’interessante spunto di La notte del giudizio (The Purge, 2013), tributato da un persino troppo lusinghiero successo al botteghino statunitense, era inevitabile che James DeMonaco venisse chiamato a rielaborare la parabola sociale da lui architettata, ovvero quella secondo cui, in un ipotetico futuro, la criminalità negli Stati Uniti si è ridotta notevolmente perché una notte all’anno è possibile uccidere senza incappare nell’attento occhio della legge. E, in questo secondo capitolo, intitolato Anarchia – La notte del giudizio, DeMonaco sembra aver voluto portare fino in fondo – forse perché, produttivamente, gli è stata data maggior libertà – il discorso che nel primo film aveva finito per annacquare. Così, stavolta, la satira sociale resta al centro della scena dall’inizio alla fine ed emerge, per via della opzione della violenza, una parabola cinica e aspra della – ormai apparentemente sepolta – lotta di classe, in cui si confrontano, in modo pressoché frontale, ricchi e poveri.

Resta in Anarchia – La notte del giudizio, così come nel primo capitolo, la matrice carpenteriana; anzi, probabilmente questa filiazione appare ancora più evidente nella nuova fatica del regista: la città deserta e senza legge descritta nel film appare in effetti evidentemente debitrice di 1997: Fuga da New York, come pure di Distretto 13 ed è forse utile ricordare che DeMonaco si è già esercitato in maniera diretta con il cinema del maestro, avendo scritto nel 2005 la sceneggiatura del – purtroppo deludente – Assault on Precinct 13.
Laddove La notte del giudizio era giocato soprattutto in interni – in particolare nella villa di proprietà del personaggio di Ethan Hawke – finendo per assomigliare, forse involontariamente, a certi horror claustrofobici degli ultimi anni (come ad esempio Vacancy), stavolta l’orrore ha luogo in strada e si esplica in numerose location, per una sorta di via crucis che ha il suo acme nel locale per ricconi in cui finiscono i malcapitati protagonisti. E, forse non è un caso poi che il protagonista del film, Frank Grillo, assomigli in maniera evidente a Harry Dean Stanton, a una sua versione più atletica e meno loquace.

DeMonaco – che nel primo episodio aveva avuto un approccio un po’ troppo WASP – sembra addirittura aver provato a fare autocritica in Anarchia – La notte del giudizio, visto che – sempre memore della lezione carpenteriana – affida a un afro-americano (un po’ troppo somigliante a Malcom X) il ruolo di chi si prende in carico il compito di risvegliare le coscienze, costruendo un’antitesi tra potere bianco e potere nero che ha un sapore tipicamente Seventies.
Ma forse è proprio qui che si continuano a cogliere i limiti del progetto e dell’impostazione cinematografica di DeMonaco. Si legge infatti in Anarchia – La notte del giudizio una troppo rigida aderenza alle convenzioni del politically correct, un’idea secondo la quale i più deboli, proprio perché sfruttati, sono necessariamente buoni. E, invece, un’altra delle lezioni carpenteriane, oltre all’ironia e al sarcasmo, quasi completamente assenti in Anarchia – La notte del giudizio, è quella secondo cui, in un mondo imploso, tutti lottano per la sopravvivenza e per il loro tornaconto, compresi i leader pseudo-rivoluzionari di 1997: Fuga da New York.
Forse Carpenter era troppo cinico e nichilista? Possibile, ma resta il fatto che per poter davvero farsi carico dei lati oscuri dell’umano, così come vorrebbe fare DeMonaco, bisognerebbe liberarsi di ogni forma di buonismo e di falsa coscienza borghese.
Del resto, è auspicabile che DeMonaco, capace comunque di fare dei buoni passi in avanti dal primo al secondo film della saga, abbia la possibilità di misurarsi con un terzo capitolo – o con un film completamente diverso – dimostrando di poter crescere ancora.

INFO
Il sito ufficiale di Anarchia – La notte del giudizio.
Anarchia – La notte del giudizio su facebook.
Il trailer italiano di Anarchia – La notte del giudizio.
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