99 Homes

99 Homes

di

Sospeso tra dramma sociale e documentario d’inchiesta con innesti tragici da romanzo vittoriano, 99 Homes di Ramin Bahrani indaga a fondo su due temi portanti della cultura statunitense: la casa e il profitto. In concorso a Venezia 2014.

My home sweet home

Orlando, Florida. Dennis (Andrew Garfield) è un giovane padre di famiglia sfrattato da un agente immobiliare che lavora per le banche: Rick Carver (Michael Shannon), uomo affamato di potere che gira con una pistola. Nella situazione drammatica nella quale si trova, Dennis finisce per accettare di lavorare per Carver e si trova così ad avere a che fare con la corruzione dell’industria immobiliare. Nel momento in cui i suoi problemi finanziari iniziano a sanarsi, la sua coscienza è già gravemente danneggiata e i rimorsi lo perseguitano… [sinossi]

All’interno della cultura statunitense il concetto di casa è sicuramente centrale, ma vive anche di una complessa dicotomia. Da un lato la casa è il baluardo contro la wilderness che discende direttamente dall’iconografia western e rappresenta dunque il principale strumento di civilizzazione; dall’altro, la casa per gli americani è spesso invece qualcosa di mobile e mutevole, talvolta è l’automobile stessa (come tanti road movie ci hanno ben illustrato) perché questa incarna il desiderio di libertà endogeno in un popolo che proprio dallo sradicamento è partito, per costruire la sua fortuna. E poi c’è quell’ambiguità linguistica totalizzante, che vede il termine Home denotare tanto la casa quanto la patria, qualcosa di dolce e di benedetto dal Signore, come recita un celebre inno.
Va a fondo in queste ed altre questioni 99 Homes, nuovo film di Ramin Bahrani (At Any Price, Gooodbye Solo) presentato in concorso a Venezia 2014. Il regista di origine iraniana imposta i suoi due protagonisti proprio sulla base della succitata dicotomia: da un lato abbiamo il giovane ragazzo padre Dennis Nash (l’ex giovane Spiderman, Andrew Garfield) la cui natura è stanziale, dall’altra lo spietato agente immobiliare Rick Carver (un diabolico Michael Shannon) il cui stile di vita è invece nomadico. Nash, come in una perfetta parabola capitalista, è un manovale, costruisce case, ma si ritrova a non poterne più possedere una, quando l’algido e determinato Carver, uno squalo dell’immobiliarismo che ha ben assimilato la ricetta del profitto nell’epoca della crisi dei mutui, lo va a sfrattare da casa sua. Con figlioletto in età scolare e madre parrucchiera (Laura Dern) al seguito, il nostro anti-eroe proletario si ritrova a vivere un un alloggio popolare insieme a tanti altri che sono incorsi nella sua medesima sorte. Ma quando Carver, che ha visto in lui e nella sua disperazione del prezioso potenziale, gli propone di lavorare per lui, tutto cambia e un insperato ed esponenziale benessere economico cancella in Nash – per lunghi brani del film – ogni rimorso di coscienza.

Dettagliato come un documentario d’inchiesta (a tratti pare di essere in un film di Michael Moore, ma senza il petulare esplicativo del regista in scena), teso e senza speranza come il più coriaceo dei drammi sociali statunitensi, 99 Homes è uno scandaglio preciso e implacabile lanciato nell’universo dei traffici, più o meno legali, delle società immobiliari, intente ora ad accordarsi ora a truffare: le forze dell’ordine, le banche e lo Stato, ovvero proprio la stessa triade di agenti che di fatto espropria la casa a chi non se la può più pagare. Ma 99 Homes si spinge anche oltre in questa sua ricerca della “verità drammatizzata”, postulando che le diverse agenzie immobiliari, quasi fossero gang mafiose contrapposte, combattano l’una contro l’altra per spartirsi interi quartieri.
Ma accanto alla natura “documentaria” del film scorre parallelo, ed è pronto continuamente a prendere il sopravvento, un aspetto narrativo più classico (la sceneggiatura è firmata dallo stesso Bahrani insieme ad Amir Naderi, che già aveva affrontato il binomio casa-profitto in Vegas: Based on a True Story) che segue il lineare percorso di formazione criminale a tappe del giovane protagonista.
Non sempre l’alchimia tra queste due nature di 99 Homes funziona alla perfezione, qualche eccesso melodrammatico finisce infatti per inficiare l’originalità del progetto di Bahrani, lasciando spazio a dinamiche familiari un po’ standard e concentrando tutta la malvagità di questo sporco mondo sul volto granitico di un Michael Shannon sin troppo spietato e glaciale.
Interessante è però l’idea di accompagnare la mala educazione del protagonista a un percorso dickensiano, per cui il povero Nash, oramai passato dalla parte del nemico, si trova poi a sfrattare di casa proprio chi gli aveva mostrato appoggio e solidarietà. Come un novello Oliver Twist, Nash, per imboccare il suo percorso di redenzione, dovrà affrontare l’umiliazione, perché senza di essa non è possibile alcun perdono.

Gli elementi narrativi “classici” vengono poi scelti e posizionati con notevole acume: in questa wilderness post-post-capitalista dove la legge non ha più (e ancora una volta) alcun potere, la resa dei conti non può che essere in perfetto stile western e il povero colono residenziale dovrà difendere la sua “fattoria” con il fucile. Solo che fuori non ci sono i “selvaggi pellerossa”, bensì gli agenti di polizia.
Forse la sua simbologia potrà apparire a tratti troppo semplice o persino didattica, ma 99 Homes con il suo studio sociologico sull’America immobiliare contemporanea, non intende tralasciare nulla, compreso ciò che dovrebbe essere universalmente noto. E non è casuale poi, a ben pensare, nemmeno la location in cui il film si svolge, quella Orlando, Florida in cui ha sede la mitologica Disneyworld, più volte citata nel film quale luogo-non luogo paradisiaco che – come ben ci ricordava il finale di Arizona Junior dei Fratelli Cohen – incarna una promessa di felicità ontologicamente beffarda.

Info
La scheda di 99 Homes sul sito della Biennale.
  • 99-homes-2014-Ramin-Bahrani-02.jpg
  • 99-homes-2014-Ramin-Bahrani-03.jpg
  • 99-homes-2014-Ramin-Bahrani-04.jpg
  • 99-homes-2014-Ramin-Bahrani-05.jpg
  • 99-homes-2014-Ramin-Bahrani-06.jpg
  • 99-homes-2014-Ramin-Bahrani-07.jpg
  • 99-homes-2014-Ramin-Bahrani-08.jpg
  • 99-homes-2014-Ramin-Bahrani-09.jpg
  • 99-homes-2014-Ramin-Bahrani-10.jpg
  • 99-homes-2014-Ramin-Bahrani-01.jpg

Articoli correlati

  • Interviste

    Intervista ad Amir Naderi

    Approda in Italia Amir Naderi, regista ormai apolide. Per Monte ha lavorato in alta quota in Alto Adige e in Friuli Venezia Giulia, raccontando la storia di Agostino e della sua lotta per la sopravvivenza contro la montagna che sovrasta il suo villaggio. Abbiamo incontrato il regista al festival di Venezia.
  • Venezia 2016

    Monte RecensioneMonte

    di La lotta di un uomo e della sua famiglia contro un monte. Il film italiano di Amir Naderi, che approda a Venezia nel fuori concorso ma avrebbe meritato la competizione.
  • Festival

    Venezia 2014Venezia 2014

    Per due settimane, a cavallo di settembre, il Lido si popola di film, registi e attori: tutte le nostre recensioni e gli articoli da Venezia 2014.
  • Venezia 2014

    Venezia 2014 – Minuto per minuto

    La terza edizione del Barbera-bis: annotazioni sparse sui film, sulle ovazioni e i fischi, sulle tendenze, le voci, le piccole e grandi polemiche...
  • Cannes 2018

    Fahrenheit 451 RecensioneFahrenheit 451

    di Poco interessato all’azione e tutto devoto a scenografie e dialoghi, il Fahrenheit 451 di Ramin Bahrani non snatura le riflessioni apocalittiche di Ray Bradbury, ma non le riesce nemmeno a spingere più in là come vorrebbe. Fuori Concorso a Cannes 2018.
  • Venezia 2018

    Magic Lantern RecensioneMagic Lantern

    di Amir Naderi torna negli Stati Uniti e dirige, dopo Cut, un nuovo film sul cinema e sull'amore feticistico per la pellicola, approdando in una Los Angeles sospesa tra passato e presente, tra il cinema vintage e la modernità. A Venezia 75 nella sezione Sconfini.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento