Storm Children, Book 1

Storm Children, Book 1

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Con Storm Children, Book 1 Lav Diaz racconta la tragedia delle giovani generazioni filippine devastate dagli uragani. In sala grazie a Zomia il documentario del vincitore dell’ultima Mostra di Venezia, già visto al Torino Film Festival nel 2014.

Uragano

Le Filippine sono la nazione a maggiore rischio tornado al mondo: ogni anno sono colpite da più di venti tempeste tropicali. Nel 2013 il tifone Yolanda ha scatenato tutta la sua potenza sull’arcipelago asiatico, lasciandosi alle spalle scenari di distruzione apocalittica. [sinossi]

Il ritorno di Lav Diaz a Torino con Storm Children, Book 1 sancisce, in qualche modo, una ipotetica chiusura del cerchio per quel che concerne i rapporti tra il cinema del regista filippino e il microcosmo festivaliero italiano. Fu proprio sotto la Mole Antonelliana, infatti, che critici e appassionati italiani ebbero l’occasione di entrare per la prima volta in contatto con i lavori di Diaz: correva l’anno 2005, il Torino Film Festival era ancora sotto l’egida del duo Turigliatto/D’Agnolo Vallan, e nel palinsesto il programma prevedeva anche un omaggio a Lino Brocka. Il maestro del passato e il giovane discepolo (per importanza nello scacchiere cinefilo internazionale, non certo sotto il profilo estetico visto che non potrebbero esistere registi più diversi) l’uno a fianco dell’altro. Da allora la carriera di Diaz è letteralmente esplosa, grazie prima all’investitura della Venezia mülleriana (dove vennero presentati, e sovente premiati, Death in the Land of Encantos, Melancholia e Century of Birthing), quindi al Certain Regard sulla Croisette con Norte, the End of History, e infine lo scorso agosto a Locarno, dove From What is Before ha sbaragliato il resto della concorrenza accaparrandosi il Pardo d’Oro. Nel frattempo il Torino Film Festival, in particolar modo grazie al lavoro delle sezioni TFF.doc e Onde, ha continuato a proporre le opere del giovane cinema filippino…

Lav Diaz approda nuovamente nella città sabauda con Storm Children, Book 1, ritorno al documentario dopo An Investigation on the Night That Won’t Forget: ma mentre in quell’occasione l’urgenza politica del lavoro aveva spinto Diaz a tradurre in immagini una testimonianza pura e semplice, in questo nuovo lavoro la sua visione del cinema prende il sopravvento in maniera netta e inequivocabile. Storm Children, Book One, nel raccontare la tragedia di una terra devastata da un tifone di potenza irrefrenabile, non si limita a ipotizzare un pianto rituale, né si lascia vincere dal subdolo e pericoloso demone del patetico.

Sarebbe una sfida facile, per un qualsiasi regista, affidarsi alle comode strutture della retorica, ma Diaz scardina queste regole non scritte scegliendo di perseguire fino in fondo la propria idea di cinema. Un’idea che non si ferma di certo all’utilizzo del bianco e nero o alla mera questione dei long take, perché se è vero che lo sguardo di Diaz predilige piani sequenza a macchina fissa e che la fotografia si muove nella medesima direzione intrapresa nella stragrande maggioranza dei suoi film, sarebbe risibile ridurre a questi dettagli e a queste scelte la necessità e il senso intimo di un’opera come Storm Children, Book 1. Se esiste un vero punto di raccordo fra tutti i diversi parti creativi di Lav Diaz, non è da rintracciare tanto nell’apparato puramente estetico (per quanto esso sia tratto peculiare immediatamente riconoscibile anche per chi avesse poca dimestichezza con la sua opera) ma piuttosto nella filosofia politica che li governa.
L’occhio di Diaz scruta l’orizzonte filippino posandosi dolorosamente su una terra martoriata, distrutta, in cui la vita è stata spazzata via e si può cercare solo di sopravvivere, come i bambini che, scampati dalla morte durante la tempesta, tentano ora di rintracciare un futuro ipotetico tra i detriti di ciò che un tempo erano le loro case.
Che si tratti della dittatura di Marcos, del fallimento della guerriglia e dell’utopia politica e poetica, del senso di colpa mal espresso della classe intellettuale o di un tifone, il destino delle Filippine non sembra poter sfuggire alla catastrofe, al crollo. La nettezza e la pulizia della camera di Diaz, in questo senso, rappresenta forse l’unico e ultimo argine al caos, cinema che si fa vita senza snobismo o artefazioni di sorta. Cinema/arma, senza alcun compromesso. Una rarità da preservare con cura.

Info
Il trailer italiano di Storm Children, Book 1.
La scheda di Storm Children, Book 1 sul sito del Torino Film Festival.
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