Memorie – In viaggio verso Auschwitz

Memorie – In viaggio verso Auschwitz

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Danilo Monte mette in scena il suo viaggio insieme al fratello, ragionando sul loro rapporto conflittuale. Memorie – In viaggio verso Auschwitz è decisamente il più bel film italiano visto alla 32esima edizione del Festival di Torino. In concorso in Italiana.doc.

Il demone sotto la pelle

Il racconto di un viaggio compiuto dal regista insieme al fratello Roberto alla ricerca di un ricordo, di un legame, di una parola… Gli ultimi anni della sua vita Roberto li ha passati tra carcere, droga, comunità e libri di storia e il dialogo in famiglia spesso è mancato. Danilo allora, per il trentesimo compleanno del fratello, decide di regalargli un viaggio in treno verso il campo di concentramento di Auschwitz. Una meta che potrebbe sembrare insolita, ma che per Roberto significa molto, un viaggio che diventa l’occasione per riscoprirsi e ritrovarsi. [sinossi]

Capita ancora ogni tanto di ritrovarsi abbacinati, commossi e sconvolti dalla visione di un film italiano contemporaneo. È accaduto alla 32esima edizione del Torino Film Festival di fronte alla visione di Memorie – In viaggio verso Auschwitz. In concorso in Italiana.doc (dove purtroppo ha vinto solo un premio collaterale, il premio Avanti!), il lavoro di Danilo Monte è allo stesso tempo una storia privata e collettiva, come solo riesce ai grandi film. Il meccanismo di Memorie – In viaggio verso Auschwitz è presto detto: per il trentesimo compleanno del fratello Roberto, Danilo gli regala un viaggio verso Auschwitz (perché Roberto è da sempre appassionato di storia) con la richiesta però di confrontarsi lungo il tragitto e di poter registrare quanto accade. Ne nasce un racconto di vita familiare in cui Roberto veste i panni della cosiddetta “pecora nera”, poiché ha passato parte della sua vita tra droga, carcere e comunità. Ma Roberto si ribella alla facile schematizzazione cui sembra volerlo rinchiudere il fratello/regista Danilo e dunque si sviluppa tra i due un confronto serrato, conflittuale, tanto che vien spesso da domandarsi se i due riescano ad arrivare fino alla fine del film.

Memorie – In viaggio verso Auschwitz è un film che definire a basso budget è limitante e sbrigativo. Praticamente l’unica spesa affrontata, infatti, è stato il viaggio verso Auschwitz, perché il tutto viene ripreso da Danilo Monte con l’unico ausilio di una videocamera. Ma è dal consapevole uso della limitatezza dei mezzi che, spesso, si sviluppa e si avviluppa un discorso preciso sul linguaggio. Ed ecco allora che Memorie – In viaggio verso Auschwitz è girato quasi tutto in soggettiva, dal punto di vista di Danilo, il cui occhio giudicante e a tratti davvero feroce si posa sul fratello, come per una sorta di ininterrotto interrogatorio. Quel che però spiazza e dà corpo al film è proprio la resistenza di Roberto alla facile condanna cui lo costringerebbe la morale comune. Roberto è perfettamente consapevole degli errori fatti, ma non per questo si sente di doversi dolere nei confronti dei suoi genitori; è a loro infatti che addebita quel che è, quel che è diventato, non la scelta della droga – sia chiaro – quanto piuttosto un disagio esistenziale, un dolore che gli deriva dalla sua infanzia e che il fratello Danilo non può capire (visto che quest’ultimo ha vissuto una vita familiare completamente diversa, avendo sette anni in più di Roberto). Così emerge pian piano la lucidità di Roberto, lo sguardo retrospettivo con cui negli anni ha guardato a quel che gli è successo: l’infanzia apparentemente felice – passata ad appassionarsi sui libri di storia -, la scoperta improvvisa con l’adolescenza della piccolezza e meschinità del mondo e l’appropriazione di una sorta di nichilismo esistenziale. La mancanza di un lavoro, l’assenza totale di prospettive verso il futuro, la consapevolezza della solitudine assoluta in cui si trova a vivere l’essere umano: sono questi i tratti che connotano il carattere di Roberto e che ne fanno quasi l’incarnazione assoluta dell’inanità odierna, della completa sfiducia esistenziale cui chiunque resterebbe avvinto se solo guardasse con un certo grado di sincerità verso ciò che lo circonda e, insieme, dentro se stesso.
Ecco allora che l’approdo ad Auschwitz diventa paradossalmente un segno di speranza: là dove l’umano ha raggiunto il suo massimo grado brutalità, Roberto scopre di provare dolore per gli altri, abbandona il suo dolore personale e lo amplia al dolore collettivo dell’uomo, di un non-senso che è comune a tutti e che proprio nel concetto e nel contesto del campo di sterminio si palesa nella maniera più evidente e dolorosa.

Senza abbordare facili soluzioni e/o vacui ripensamenti consolatori, Memorie – In viaggio verso Auschwitz si chiude con nettezza, rivelando a posteriori anche una strutturazione perfetta del racconto. La meccanica dei flashback, che Danilo Monte utilizza inserendo dei filmati di repertorio in cui si vedono lui e suo fratello da bambini, permette di staccare per un momento dal confronto serrato tra i due e allo stesso tempo consente uno sguardo retrospettivo, glaciale, di serenità apparente. Poiché il film di Danilo Monte è anche un raffinato lavoro di regia in cui, come raramente capita di vedere, si ragiona non solo sulla struttura complessiva, ma anche sull’attenta articolazione delle singole scene dove, proprio perché ha una tale importanza la soggettiva del regista, acquisisce notevole valore anche il fuori-campo, la limitatezza del campo visivo.
Si spera dunque che Memorie – In viaggio verso Auschwitz possa avere la visibilità che merita, permettendo di ripensare a una verità semplice quanto essenziale: la riuscita di un film dipende innanzitutto dalla sua messa in scena, da un ragionato discorso sul punto di vista che si è scelto, dalla coerenza del proprio discorso e dell’uso dei mezzi a disposizione. E, in epoca di contenutismo spicciolo, l’insegnamento che ci arriva da Danilo Monte è tutt’altro che banale.

Info
Memorie – In viaggio verso Auschwitz sul sito del Torino Film Festival
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