Il ricco, il povero e il maggiordomo

Il ricco, il povero e il maggiordomo

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A quattro anni dal rilancio – al botteghino – grazie a La banda dei Babbi Natale, Aldo, Giovanni e Giacomo tornano al cinema con Il ricco, il povero e il maggiordomo, ma la povertà di idee persiste e la sfilata di gag architettata dal trio, più che dal non-senso, sembra dettata dall’insensatezza e dall’illogico accumulo.

Buco nero

Giacomo è un ricco e spregiudicato broker, Giovanni il suo fido maggiordomo, mentre Aldo un povero venditore abusivo. I tre si incontreranno in circostanze rocambolesche e, di fronte al tracollo finanziario di Giacomo, proveranno a sbarcare il lunario. [sinossi]

Sembrava illusorio poter sperare in un risollevarsi della comicità di Aldo, Giovanni e Giacomo dopo film come Il cosmo sul comò e La banda dei Babbi Natale. E infatti lo era e lo è. Il nuovo parto del trio, Il ricco, il povero e il maggiordomo, conferma una crisi d’idee che ormai pare irreversibile. Abbandonato il coté da commedia sentimentale dei loro primi film, Aldo, Giovanni e Giacomo perseverano nel riproporsi come macchiette comiche – nel solco dei loro successi televisivi – ma ormai l’armamentario è logoro e le gag si accumulano in uno stancante roteare di insensatezze assortite.
Stavolta, seguendo il filo di un improbabile modello favolistico (ma soprattutto per attirare in sala il pubblico dei più piccoli), Giacomo veste i panni del ricco, Giovanni quelli del maggiordomo e Aldo del povero, per delle figure che vorrebbero essere archetipiche e che invece servono solamente come scusa per consentire ai tre di essere in scena insieme e, a tratti, di agire in solitudine dando sfogo al residuale repertorio comico di ciascuno di loro.

Più di tutti, ha spazio Aldo che viene lasciato a ruota libera perché si possa – fastidiosamente – sfogare e agitarsi in scena e perché si senta libero di sproloquiare in qualsiasi momento senza freni. E se Giacomo fa, come di consueto, il “cattivo” della situazione, è Giovanni – l’unico che riesce sempre a strappare qualche sorriso – ad essere il più sacrificato.
L’architettura tricefala del racconto non trova mai una sua strada e procede per strappi e per gag a sé stanti in modo tale da lasciare spazio per dei siparietti anche a qualche comprimario di lusso, come Francesca Neri e Massimo Popolizio.
Vien fuori quindi da Il ricco, il povero e il maggiordomo un’accozzaglia di situazioni e di capitomboli slapstick completamente privi di inventiva; si veda in tal senso l’estenuane ripetizione della gag della pallina da golf che deve finire sempre per colpire qualcuno, gag per cui bisognerebbe trovare un nuovo aggettivo, visto che definirla usurata è troppo poco.
Vien persino da pensare che, perso il lato da ‘commedia sofisticata’ adulta e abbandonati i volti comici femminili del passato (Marina Massironi e la Cortellesi), il trio si stia rinchiudendo anche in un maschilismo infantile che appare persino urticante. Prova ne sia la svolta narrativa che vede protagonista Aldo il quale, nei panni posticci e improvvisati di ricco uomo d’affari arabo, dovrebbe ingannare sulla sua reale identità Francesca Neri e portarsela a letto per convincerla a erogare dei soldi a Giacomo. E prova ne sia anche il busillis secondo cui Aldo dovrebbe essere costantemente concupito da donne in calore. Ma perché?

Da sempre in cerca di qualcuno che li sostenga in cabina di regia (per La banda dei Babbi Natale era stato Paolo Genovese che, grazie a quel successo, ha avuto la possibilità di lanciarsi in una carriera in solitaria), stavolta Aldo, Giovanni e Giacomo si affidano a uno degli sceneggiatori del loro precedente film, Morgan Bertacca, che fa così il suo anodino esordio nel lungometraggio.
Eppure, probabilmente Il ricco, il povero e il maggiordomo rischia di uscire vincente dall’agone natalizio, sia sull’onda del rilancio avuto con La banda dei Babbi Natale sia per l’implosione della formula del cinepanettone targato De Laurentiis (che proprio il trio ha contribuito ad affossare nel 2010), che per questo Natale si è biforcato in almeno due tronconi: Un Natale stupefacente della Filmauro con Lillo e Greg (che, a occhio, sembra il titolo migliore) e Ma tu di che segno 6? di Neri Parenti con, tra gli altri, Massimo Boldi (che, a occhio, pare il peggiore). L’unico che manca all’appello è Christian De Sica, il vero re del Natale per almeno un decennio, e già vien voglia di rimpiangerlo.

Info:
Il trailer di Il ricco, il povero e il maggiordomo su Youtube
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