45 anni

45 anni

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Duro, spigoloso e spietato dramma di caratteri, l’inglese 45 anni di Andrew Haigh è un racconto borghese d’interni e ipocrisie, con al centro due magnifici interpreti, Charlotte Rampling e Tom Courtenay, entrambi premiati alla 65esima edizione della Berlinale.

Smoke Gets in Your Eyes

Kate è alle prese con i preparativi per l’anniversario dei quarantacinque anni di matrimonio con suo marito Geoff, quando si ritrova a vedere sotto una nuova luce tutto il suo passato. Geoff ha infatti ricevuto una lettera in cui gli annunciano che è stato appena ritrovato il corpo della sua ragazza di un tempo, vittima di un incidente cinquanta anni prima. Di fronte allo shock del marito, Kate verrà pian piano a scoprire meglio quanto fosse stretto il rapporto di lui con questa enigmatica figura, chiamata non a caso Katya. [sinossi]

Due attori, una casa, un anniversario di matrimonio da celebrare, una lettera che apre uno squarcio sul passato. Parte da poche ma esatte fondamenta l’inglese Andrew Haigh in 45 anni (all’attivo, come regista, i due lungometraggi Greek Pete e Weekend e la serie TV Looking) e, a partire da queste, costruisce tassello dopo tassello un serrato confronto quasi-thriller tra due character.
Marito e moglie, lui all’apparenza più fragile, lei più forte. Lui – interpretato da Tom Courtenay – con un passato vissuto insieme a una misteriosa ragazza a proposito della quale, in seguito a una lettera ricevuta sul suo conto, comincia a fare alla moglie una serie di rivelazioni sempre più inquietanti. Lei – interpretata da Charlotte Rampling – che proprio mentre si appresta a celebrare i quarantacinque anni di matrimonio, scopre forse di non essere stata il grande amore del marito.
Detto questo, 45 anni – in concorso alla 65esima edizione della Berlinale – non ha nulla di sentimentale o di patetico. È al contrario molto trattenuto, costruito su dettagli, su frasi dette a mezza bocca, su di un propalarsi di ipocrisia borghese che ammanta le vite dei protagonisti e che pian piano, di fronte ad ogni nuova rivelazione, li avvolge in una sorta di abbraccio mortale, dal quale è impossibile liberarsi.

Haigh gestisce tutto questo con notevole polso cinematografico, lavorando per l’appunto sulla sottrazione e sul non visto, sul fuori campo e sulla sospensione ellittica, per poi affondare il colpo con alcuni laceranti long take (uno circa a metà e l’altro nel finale) a stringere sui volti e sui corpi segnati dei due attori protagonisti. La Rampling e Tom Courtenay si dimostrano perfettamente in grado di reggere la scena dall’inizio alla fine, regalando al regista ogni possibile sfumatura necessaria ed è stato inevitabile che vincessero entrambi l’Orso d’Argento a Berlino come migliori interpreti.
In particolare, se il parlare biascicato e balbettante di Courtenay conquista per il modo in cui gestisce man mano le sue rivelazioni, a restare più di ogni altra cosa nella memoria è lo sguardo sempre più fragile e indifeso della Rampling che, di fronte al palesamento del passato, si lascia pian piano sgomentare dal vuoto.

Film governato da un’essenza fantasmatica e impalpabile quanto minacciosa (assenza più acuta presenza, avrebbe detto Attilio Bertolucci), 45 anni rinverdisce la tradizione altrimenti seriamente appannata (ad eccezione di alcuni contributi di Mike Leigh, come ad esempio Another Year) del cinema inglese “da camera”.

Info
Il trailer italiano di 45 anni.
La scheda 45 anni sul sito della Berlinale.
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