Perfect Day

Perfect Day

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Un cast internazionale di stelle, l’ambientazione nei Balcani quasi sul finire della guerra. Il ritorno alla regia di Fernando León de Aranoa inanella una serie di dialoghi brillanti perdendo completamente di vista il proprio obiettivo, qualunque esso fosse. Nella Quinzaine des réalisateurs a Cannes 2015.

Arrivano i nostri

Un gruppo di operatori umanitari tenta di risolvere la crisi in una zona di conflitto armato: Sophie è una nuova arrivata, spinta dal desiderio di aiutare; Mambru ha visto tutto e vuole tornare a casa; Katya è l’ex amante di Mambru; Damir vuole la fine della guerra, e B non sa quello che vuole. Humor, dramma, e poi la routine, il pericolo, la speranza: il tutto raccontato attraverso “un giorno perfetto”. [sinossi]

Quando I lunedì al sole raggiunse le sale di mezza Europa, quasi tre lustri fa, furono in molti a elevare peana nei confronti dell’allora trentaquattrenne regista madrileno Fernando León de Aranoa; considerato una sorta di versione latina di Ken Loach, de Aranoa divenne in breve tempo il beniamino del pubblico progressista, spesso vicino ai salotti radical-chic. Il suo cinema “proletario” (nell’umanità indagata, mai nell’approccio) aderiva e aderisce a un’idea standardizzata di sinistra, più incline ai buoni sentimenti cristiani che a una reale verve contestataria. Ne I lunedì al sole molti intravidero i riflessi del trotskismo popolare di Loach, ma la verità a conti fatti è ben altra.
I film di Fernando León de Aranoa non possiedono mai un reale spirito battagliero: anche quando credono ciecamente a ciò che avviene sullo schermo e aderiscono alla “parte giusta”, lo sguardo di de Aranoa si innalza al di sopra di tutto, prendendo idealmente le distanze attraverso l’utilizzo dell’ironia.

Non è lontano da questa prassi neanche Perfect Day, il film che il regista spagnolo ha diretto a cinque anni dal precedente Amador, e che è stato presentato alla Quinzaine des réalisateurs durante i lavori della sessantottesima edizione del Festival de Cannes: con a disposizione per la prima volta nel corso della sua carriera un cast internazionale (Benicio Del Toro, Tim Robbins, Olga Kurylenko, Mélanie Thierry e Fedja Stukan), de Aranoa si lancia in un racconto, minimale ma che al contempo vorrebbe raggiungere le vette dell’universale, della guerra dei Balcani. Siamo alla fine del conflitto armato che ha insanguinato l’ex Jugoslavia, e un cadavere viene ritrovato nel pozzo che serve l’acqua a un villaggio. Una bella rogna per la squadra di Mambrú, operatore umanitario che ha deciso di appendere il fuoristrada al chiodo per tornarsene a casa; tanto più che nello stesso giorno arriva anche Katya, una collega che deve valutare l’urgenza della missione e l’eventuale necessità di confermarla e che è stata la sua amante.

La scelta di Perfect Day è chiara fin dalla prima sequenza: a parte qualche invettiva del tutto estemporanea contro i caschi blu dell’ONU e un paio di intuizioni narrative che mostrano l’atrocità della guerra – sempre incasellandola nel percorso personale dei personaggi, per di più – il conflitto armato funge solo da escamotage. Potrebbero essere anche dei supereroi, Mambrú e la sua accolita, e nessuno si accorgerebbe della differenza: non a caso i tipi di personaggi messi in scena (l’affascinante metà saggio metà sardonico che comanda; la donna bellissima che è in grado di metterlo in difficoltà ma in fin de conti ne subisce il fascino; la giovane spinta da animo ribelle che ancora crede in ciò che fa, l’uomo del luogo, che vorrebbe solo vedere la fine della guerra; il pazzoide anarchico e punk) sono completamente tagliati con l’accetta, come se dovessero rappresentare delle vere e proprie categorie umane.
Vorrebbe spiazzare il proprio pubblico con una rilettura in chiave sarcastica di una tragedia senza confini, de Aranoa, ma nella sua sfrenata corsa, non prendendo sul serio nulla, finisce per non prendere sul serio neanche se stesso. Tra una castroneria narrativa e l’altra, Perfect Day accumula un numero impressionante di ammiccamenti, tesi a nascondere la vacuità di un progetto fallimentare fin dalla sua genesi.

Tutto suona falso, in Perfect Day, a partire dalle location: nessuna ripresa è stata davvero fatta nei Balcani, e il film è stato completamente girato nelle zone brulle e collinari della Spagna. Si segue con divertimento l’incessante battibecco che si instaura tra i personaggi – tutti, ça va sans dire, brillanti e con la battuta pronta –, e la classe del parco attori scelto per la bisogna sopperisce ad alcune evidenti mancanze del film, ma l’impressione è quella di un prodotto di laboratorio assemblato senza alcuna personalità, e tantomeno originalità.
Tra cattivo gusto involontario, buoni sentimenti d’accatto e una sana dose di qualunquismo che i meno avveduti potrebbero scambiare per animo ribelle (agevolati anche da una colonna sonora furba, per quanto a tratti ben selezionata, tra gli X e i Velvet Underground), Perfect Day si trascina fino alla fine senza sussulti, e senza alcuna impennata che ne giustifichi l’esistenza. Eppure il pubblico che ha gremito la sala del Marriott sulla Croisette per assistere alla proiezione ha riso di gusto, tenendosi la pancia per la maggior parte del tempo. E lavandosi la coscienza, con ogni probabilità, a ogni risata.

Info
Il trailer di Perfect Day.
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    amador-2010-cov932Amador

    di Con Amador Fernando León de Aranoa affronta il tema dell'immigrazione con uno stile disincantato, lucido ma al contempo estremamente divertito. Presentato alla Berlinale 2011 nella sezione Panorama.

4 Commenti

  1. ISABELLA 21/12/2015
    Rispondi

    E’ possibile avere l’elenco delle canzoni della colonna sonora? non riesco a trovarla da nessuna parte!

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