Macbeth

Macbeth

di

Ultimo film presentato in concorso alla 68esima edizione del Festival di Cannes, Macbeth di Justin Kurzel è una pallida trasposizione del testo shakespeariano, più interessata alla bellezza dei paesaggi che alla recitazione dei suoi interpreti, da Michael Fassbender a Marion Cotillard.

Il Macbeth che non c’era

Lettura viscerale della tragedia shakespeariana, Macbeth è fondamentalmente la storia di un uomo ossessionato dall’ambizione. [sinossi]

Tra i tanti autori che nel corso dei decenni hanno messo in scena Shakespeare – e nello specifico anche il Macbeth – Orson Welles sottolineava un aspetto che bisognerebbe sempre tenere a mente: i testi teatrali del Bardo sono così tanto ricchi e sfaccettati che i posteri, nel momento in cui decidono di affrontarli e rielaborarli, non possono che limitarsi ad approcciare solo una delle mille possibili letture che essi contengono.
Non deve aver tenuto conto di questo suggerimento Justin Kurzel nel prendere per mano il testo del Macbeth, il cui adattamento – presentato in concorso alla 68esima edizione del Festival di Cannes – non presenta alcuna particolare sfaccettatura. Anzi, il suo film sembra seguire quasi pedissequamente dialoghi e situazioni del testo, quasi lo stesse mettendo in scena per una recita scolastica a scopo didattico. E, per rendersene conto, basta pensare in tal senso al modo affrettato e approssimativo con cui viene presentato il celebre monologo sulla “vita che è un’ombra che cammina”, fatto declamare fuori campo a Macbeth quando trascina la moglie morta fuori dal letto.

Il Macbeth di Kurzel allora, dando per assodato il compito autoimposto di un testo assolutamente da non reinventare e da non reinterpretare, sembra più preoccupato di immergere i suoi attori in un paesaggio abbacinante, che dovrebbe essere rappresentativo di quella Scozia medievale in cui ha luogo la vicenda. Un paesaggio ostile e a suo modo violento con cui si vorrebbe suggerire la lettura “primitivista” del testo, non confermata però da nessun altro elemento (se non, banalmente, dal fatto che i personaggi spesso dormono in tenda invece che in comode magioni). Sia le location che gli interpreti sembrano perciò prigionieri di un contesto rigido e artefatto che è il film stesso, continuamente sospeso e dilatato – come i maldestri rallenty delle scene di battaglia – verso un’emozione che non arriva e verso un’atmosfera che tarda a definirsi.
In tutto questo i due protagonisti, Michael Fassbender e Marion Cotillard non riescono ad entrare nei personaggi, proprio perché i versi shakespeariani che interpretano restano ‘staccati’ da loro, come un elemento ingestibile della messa in scena, come un surplus inafferrabile e lontano, legnoso e poco malleabile, per una sorta di brechtismo involontario.

Lo sforzo produttivo è stato senz’altro ponderoso, il lavoro luministico anche, così come il tentativo di insistere sull’immersione spettatoriale giocando ad esempio su musiche e montaggio d’impatto (in tal senso, l’incipit giocato sul rosso e sui contrasti visivi è perfettamente esplicativo), ma tutto ciò ha finito per produrre il sentore di un blockbuster shakespeariano, ben poco azzeccato, soprattutto per un’opera come il Macbeth, giocata piuttosto sull’introversione dell’ambizione, sul rodimento interiore dei personaggi e sul loro inquieto soffrire e auto-distruggersi.

Info
La scheda di Macbeth sul sito del Festival di Cannes.
  • macbeth-2015-justin-kurzel-001.jpg
  • macbeth-2015-justin-kurzel-002.jpg
  • macbeth-2015-justin-kurzel-003.jpg

Articoli correlati

  • Festival

    Cannes 2015: tutte le recensioni dalla Croisette | Quinlan.itCannes 2015

    Il Festival di Cannes 2015: le mille luci della Croisette, la montagna di pellicole da scalare tra concorso, fuori concorso, Un Certain Regard, Quinzaine, Semaine... La sessantottesima edizione, dal 13 al 24 maggio.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento