Insidious 3 – L’Inizio

Insidious 3 – L’Inizio

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Subentrando in cabina di regia a James Wan, Leigh Whannell dirige con Insidious 3 un prequel che si rivela fedele alle atmosfere e all’estetica del franchise; pagando però molto a livello di qualità della scrittura, e configurandosi come un prodotto dedicato principalmente agli appassionati.

Brividi poco insidiosi

Quinn Brenner ha da poco perso la madre, e vive un rapporto problematico con suo padre, costretto a badare da solo a lei e a suo fratello Alex. La ragazza, tuttavia, è convinta che la donna sia ancora accanto a lei e che stia cercando di comunicarle qualcosa dall’aldilà: così, contatta la medium Eloise Rainer, la quale fa però una scoperta sconvolgente… [sinossi]

Originale-sequel-prequel. Se è vero che ogni franchise horror che si rispetti (ma il discorso potrebbe essere tranquillamente esteso) deve contare almeno tre capitoli, la saga creata da James Wan e Leigh Whannell sceglie la progressione che già fu propria del Ringu di Hideo Nakata. Scelta curiosa, questa, visto che il finale del precedente Oltre i confini del male: Insidious 2 lasciava più che aperte le porte a un ulteriore capitolo; anche se l’incubo dei Lambert, con padre e figlio specializzati in viaggi astrali (nonché in disastrosi smarrimenti nel regno dei morti) sembrava aver trovato una conclusione, un incubo diverso, con possibili protagonisti i due acchiappafantasmi nerd Specs e Tucker, sembrava pronto per essere raccontato. Persino la medium Elise Ranier interpretata da Lin Shaye, sotto forma di fantasma, poteva trovare un’agevole collocazione in un’eventuale nuova storia: in fondo, parliamo di una saga in cui i morti sono sempre stati protagonisti, almeno quanto i vivi.
Invece, Leigh Whannell (subentrato in cabina di regia ad un Wan impegnato sul set di Fast & Furious 7) sceglie con questo film di fare un salto indietro; e di mostrarci una Elise ancora in carne ed ossa, colta prima di (ri)entrare in contatto con la famiglia Lambert, in uno snodo fondamentale della sua carriera di medium. Se pure la numerazione è ingannevole, e altrettanto lo è il sottotitolo italiano, questo Insidious 3: L’inizio ha l’evidente intento di svelarci un po’ di più sui tre investigatori del paranormale che abbiamo conosciuto, e a cui un po’ ci siamo affezionati, nei due capitoli precedenti.

Guardando il film, e registrando gli effetti dell’arrivo di Whannell al timone di regia, è lecito domandarsi quanto questi (sceneggiatore dell’intera saga) abbia effettivamente pesato sulla costruzione narrativa dei due film precedenti, e quanto di ciò sia stato invece, in realtà, farina del sacco di Wan. Interrogativo, quest’ultimo, dovuto a una semplice considerazione: se è vero che questo prequel, nella messa in scena e più in generale nell’impianto visivo, segue fedelmente la strada tracciata dai due capitoli precedenti, sono paradossalmente proprio il peso, la fattura e lo spessore della sceneggiatura a risultarne palesemente modificati. Diremmo, nella fattispecie, ridimensionati.
Se è vero, infatti, che la saga di Insidious ha sempre voluto essere (nel solco delle contemporanee produzioni Blumhouse, quali Sinister e Oculus) essenzialmente una macchina da brividi, è anche vero che i due film precedenti vantavano una narrazione solida, ben concepita e strutturata, e soprattutto capace di giustificare e legare le varie sequenze-shock che di volta in volta venivano, generosamente, offerte. Lo stesso spunto di partenza (la pratica dei “viaggi astrali”) così inusuale eppure così fecondo di suggestioni per il genere, testimoniava di una volontà di ricerca di soluzioni insolite, dell’inserimento di varianti inesplorate nella struttura di un genere ampiamente codificato (diremmo persino stereotipato) qual è la ghost story. Lo stesso stretto collegamento tra le trame dei due film, fatto di incroci narrativi espletati in ambo le direzioni, era il segno di una costruzione attenta, in cui l’appeal e la coerenza del soggetto avevano un peso determinante.

Questo Insidious 3, invece, giunge ora a normalizzare oltremodo il tutto. Se Whannell (che è anche interprete, in tutti e tre i film, del personaggio di Specs) si rivela non da meno del suo predecessore nella costruzione della sequenza di spavento, e reitera fedelmente tutti i topoi visivi e narrativi della saga (voluta confusione sonno/veglia, presenze dal volto nascosto – e mostrato solo in rapidi squarci onirici – a minacciare un protagonista bambino o adolescente, irruzione improvvisa dell’elemento sovrannaturale all’interno dell’equilibrio familiare) è nella caratura dell’intreccio che questo prequel sconta, in modo evidente, il confronto con gli altri due capitoli. La storia della giovane Quinn – un lutto familiare da elaborare e un rapporto problematico col padre – resta involuta e poco stimolante, mentre rimangono alquanto oscuri i motivi che convincono l’entità malvagia di turno ad accanirsi contro di lei; soprattutto, a differenza di quanto avveniva nei film precedenti, ben poco ci viene detto sull’entità stessa, sulle sue origini e su quell’abbozzo di “motivazioni” che la muovono, che negli altri due capitoli erano parte integrante della storia. Quella di Whannell, più che una carenza accidentale, sembra invero una scelta: concentrarsi sul background dell’anziana medium e sul suo incontro coi due giovani aiutanti (nei quali, come sempre, viene concentrata la componente più ironica e smitizzante della saga), facendo della storyline principale una sorta di pretesto per illuminarci un po’ sul passato dei tre personaggi, nonché (soprattutto) per fornirci una nuova dose di brividi da luna park degli orrori.

Brividi che ancora una volta fanno il loro, grazie a una formula ormai efficace e collaudata; forti di un rinnovato gusto per la trasfigurazione onirica degli ambienti quotidiani (in primis la casa in cui abita la protagonista) nonché di alcune suggestioni sui corpi e la loro mutazione, provenienti direttamente dall’estetica dei videogiochi quali Silent Hill (e derivati). Una formula che comunque, giunta alla sua terza traduzione in immagini, perde un po’ dell’incisività e della capacità di suscitare inquietudine che gli avevamo riconosciuto nei capitoli precedenti; non sostenuta, qui, da una narrazione altrettanto efficace e ben strutturata. La stessa risoluzione della vicenda, con l’intervento di una sorta di deus ex machina fino ad allora non annunciato (né intuibile) appare palesemente posticcia, pur nel suo evidente intento di introdurre nella storia un elemento melò. Tutti elementi, questi, che configurano il prequel in questione come prodotto derivativo e non necessario, terza ricorrenza di un franchise che pare aver rapidamente esaurito i suoi (pochi, ma decisivi) elementi di suggestione. La sua buona fattura tecnica, comunque, ne fa un prodotto che potrà quantomeno soddisfare i “completisti”, nonché il pubblico estivo in cerca di brividi facili e inoffensivi.

INFO
Il sito ufficiale di Insidious 3.
Insidious 3 su facebook.
Il trailer italiano di Insidious 3.
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