Fantasticherie di un passeggiatore solitario

Fantasticherie di un passeggiatore solitario

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L’esordio al lungometraggio di Paolo Gaudio, Fantasticherie di un passeggiatore solitario, è una mesta e dolce incursione nel mondo dei sogni, della magia; una fuga dal reale mai realmente possibile, ma indispensabile per ritrovare l’umano.

Fuga nel mondo dei sogni

Tre personaggi di tre epoche diverse vengono uniti da un sogno di libertà e da un piccolo capolavoro di letteratura. Un viaggio misterioso e senza tempo attraverso le aspirazioni, le sofferenze e le “fantasticherie” di un poeta, di un giovane studente e di un bambino sperduto nel bosco. Jean Jacques Renou è uno scrittore che vive nel 1876, in un piccolo e squallido seminterrato. Povero e vecchio inizia a scrivere Fantasticherie di un passeggiatore solitario, un romanzo di formazione che è anche un ricettario fantastico. Theo è un giovane laureando in filosofia dei nostri tempi, da sempre intrappolato tra le vicende opprimenti della propria famiglia e la sua bizzarra passione per i libri incompiuti, non ultimo quello di un certo Renou. Totalmente rapito dal romanzo, Theo giunge all’inattesa conclusione di voler realizzare la “Fantasticheria n° 23”: l’ultima “ricetta” scritta dal poeta che conduce in un luogo straordinario noto come Vacuitas. Infine, la storia di un bambino smarrito in un bosco senza tempo: il protagonista di quel libro che Renou sta scrivendo e che Theo sta leggendo con tanto trasporto… [sinossi]

“La pelle umana delle cose, il derma della realtà, ecco con che cosa gioca anzitutto il cinema”, questo affermava Antonin Artaud, parlando de La coquille et le clergyman, il film surrealista che aveva scritto per la piccarda Germaine Dulac nel 1928. Quasi sembrasse in dovere di stratificare e allargare il concetto, sempre Artaud scrisse che “ogni sogno è un pezzo di dolore che noi strappiamo ad altri esseri”; in un impossibile (sognato?) campo/controcampo Federico García Lorca avverte che “l’iguana finirà per mordere coloro i quali non sognano”.
Ma il sogno e il derma della realtà, la pelle umana delle cose, sono necessariamente scissi nel cosmo a se stante del cinema?
Non si pone questi interrogativi, Fantasticherie di un passeggiatore solitario, ma in qualche modo vi si concentra, ruotandovi attorno con grazia e immacolato senso dello stupore. I cinefili avvezzi, per indole o per precisa scelta di campo, a scandagliare il sottobosco del cinema indipendente, attendevano da tempo l’esordio al lungometraggio di Paolo Gaudio, già autore di pregevoli cortometraggi (L’incantesimo di Gilbert, Le malinconiche pene del GROM). Anche il segmento da lui diretto nel film collettivo P.O.E. – Poetry of Eerie, sotto l’egida di Domiziano Cristopharo (che in Fantasticherie di un passeggiatore solitario interpreta uno dei personaggi più complessi in fase di scrittura, paradigma del contrasto tra affezione e disilluso rigetto su cui si articola l’intero film), aveva confermato il talento del regista. Talento collegato a un’eccentricità, all’interno del panorama italiano, che lo fa risaltare ulteriomente.

Non sono in realtà pochi i registi italiani che si confrontano con il cinema d’animazione. I nomi di Simone Massi, Alessandro Rak e Iginio Straffi sono senza dubbio i più noti al pubblico e agli addetti ai lavori, ma fanno parte di un microcosmo ben più stratificato, dove cozzano le une contro le altre ipotesi, suggestioni e tecniche disparate, a volte in totale contrasto tra loro. Se pochi sono i progetti animati in grado di trovare il sostegno necessario per diventare lungometraggio (e ancor meno sono i titoli che vale appuntare a futura memoria; in tal senso L’arte della felicità appare come una sorprendente eccezione), non è bizzarro che altrettanto pochi siano i registi che scelgono di utilizzare l’animazione come parte integrante dei propri lavori in live action. Se si esclude l’opera di Stefano Bessoni, ancora pressoché sconosciuta al pubblico – l’unico titolo della sua filmografia a godere di una distribuzione canonica, per quanto poco capillare, è stato il discontinuo horror Imago mortis: da recuperare, invece, il successivo Krokodyle e l’esordio Frammenti di scienze inesatte –, è forse necessario tornare indietro nel tempo fino agli esperimenti cartoonistici di Maurizio Nichetti in Volere volare, viaggio onirico che non ha molti eguali nel cinema italiano degli ultimi decenni.
Anche per questo il primo lavoro sulla lunga distanza di Paolo Gaudio dovrebbe essere accolto con un interesse e un’attenzione ben maggiori a quelli a cui, con ogni tetra possibilità, sarà destinato. Fantasticherie di un passeggiatore solitario non è solo un film fuori dagli schemi canonici della produzione nostrana, ma rappresenta a suo modo una sfida a un sistema sempre più accartocciato su se stesso, ripiegato in una forma talmente intricata da non riuscire più a tornare alla posizione eretta. La sua mistura ben calibrata di animazione e live action, con tutti i limiti insiti in un esordio dalle spalle produttive non propriamente larghe (ma da un punto di vista strettamente tecnico la levata di cappello è obbligatoria), è una boccata d’ossigeno da prendere a pieni polmoni, vista la rarità della proposta.

Gaudio mostra anche un coraggio ulteriore, su cui è necessario soffermarsi. Se l’incipit dell’opera, nella presentazione dei personaggi (il film vaga non solo tra gli stili, ma anche tra le epoche storiche), sembra muoversi in direzione di un colorato caleidoscopio, baraccone divertente ma anche stordente, in cui il ludus prende presto la mano rispetto alla narrazione, Fantasticherie di un passeggiatore solitario ribalta poco per volta la prospettiva. Permane, durante l’intera visione, il sentore di un gioco, a cui si accede lasciando a briglia sciolta l’immaginario e affidandosi al potere suggestivo dell’immagine, ma sottopelle si muove, contro corrente, un naturale istinto alla melanconia, alla sconfitta, alla disperazione.
Come Theo e Chloe (interpretati da Lorenzo Monaco e Nicoletta Cefaly) nascondono nel loro look e nelle abitudini fuori dal tempo un dolore ancestrale, intimo, insormontabile, così il film di Gaudio cela tra le pieghe di un sogno le ombreggiature ansiogene di un incubo da cui non c’è uscita possibile, perché è solo ed esclusivamente la realtà. Mestamente tutti gli avidi lettori del libro di Renou cercano riparo in un non luogo, in quel bosco incantato dell’idea che può chiamarsi solo Vacuitas, e nel quale non si può pensare di resistere a lungo.

C’è un viaggio evidente, in Fantasticherie di un passeggiatore solitario, la cerca classica dell’epos fantasy che vede Theo alle prese con l’investigazione del misterioso volume che si è trovato tra le mani. Ma c’è soprattutto un viaggio nascosto, ben più terraceo e meno onirico, che compiono tutti i personaggi: un viaggio alla disperata (e non sempre possibile) ricerca di se stessi, delle proprie origini, del significato del proprio essere al mondo. Gaudio, muovendosi tra suggestioni alla Terry Gilliam, evidenti rimandi a Jean-Jacques Rousseau e reminiscenze di Fabrizio De André (il riferimento al “pinocchio fragile” cantato ne Il bombarolo appare piuttosto evidente), edifica un’opera che può e deve essere letta a più strati, in cui il “meraviglioso” non si rintana nel proprio cantuccio, dimentico del “reale”.
Un’operazione coraggiosa, che andrebbe premiata, ma che nel torbido bailamme del (non) sistema italiano corre il rischio di essere censurato alla vista, negato agli occhi di un pubblico che meriterebbe di raggiungere. La solita storia, ovviamente, che vale per tutti quei film che non si adagiano nelle placide paludi del prestabilito. Intanto, sfidando una volta di più le lentezze letargiche del mondo che lo circonda, Gaudio ha lanciato su Kickstarter la campagna di crowdfunding per raggiungere quota 30.000 €, base di partenza per lavorare su un progetto ancora più ambizioso: una versione interamente in claymation – è la stop motion, infatti, la branca dell’animazione su cui si muove il regista calabrese – di Dagon, tra i più celebri racconti di H.P. Lovecraft. Perché Vacuitas è un mondo splendido, ma gli occhi sono sempre aperti sul qui e ora. Nella realtà.

Info
Il trailer di Fantasticherie di un passeggiatore solitario.
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