Terrore alla tredicesima ora

Terrore alla tredicesima ora

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Tra le prime opere realizzate da Francis Ford Coppola per la factory di Roger Corman, Terrore alla tredicesima ora è un horror/thriller a basso budget di entusiasmante virtuosismo registico. In dvd e blu-ray per Pulp Video e CG.

Dopo aver lasciato morire il marito cardiopatico, Louise ne occulta la scomparsa e rimane nel castello irlandese della famiglia del marito per la commemorazione di una sorellina annegata anni prima. Di lì a poco un misterioso assassino armato di ascia prende di mira tutti i componenti dell’oppressiva famiglia, iniziando proprio da Louise. [sinossi]

Gli esordi di Francis Ford Coppola prendono l’avvio dal contesto low-budget della factory di Roger Corman, che dette al futuro autore de Il padrino l’opportunità di realizzare i suoi primi film dopo aver avuto alcune esperienze in altri ruoli tecnici. Secondo le ben note dinamiche produttive di Corman fondate sull’estrema ottimizzazione dei mezzi e rapidità di realizzazione, Terrore alla tredicesima ora (bislacchissimo e fuorviante titolo italiano per l’originale Dementia 13) vede la luce grazie a fondi rimasti inutilizzati per un precedente film di Roger Corman, I diavoli del gran prix (1963), per il quale Coppola aveva fatto da tecnico del suono. Corman commissionò a Coppola un horror/thriller che riprendesse temi e suggestioni da Psycho (1960) di Hitchcock, da realizzare in Irlanda in tempi brevi. Coppola accettò e scrisse la sceneggiatura in appena tre giorni. L’idea del film e il contesto produttivo restavano insomma quelli del cinema low-budget ad ampio sfruttamento, magari destinato ai voraci circuiti dei drive-in di provincia, desiderosi di emozioni forti.
Terrore alla tredicesima ora non è il primo film in assoluto realizzato da Coppola e resta in qualche misura un’opera spuria, dal momento che Corman non rimase soddisfatto dal prodotto finale e chiamò Jack Hill a girare alcune sequenze aggiuntive (per lo più le sequenze dedicate al buffo personaggio del bracconiere), così come un ulteriore prologo per allungare la durata del film fu commissionato a Monte Hellman. Nell’attuale riedizione in dvd e blu-ray a opera di Pulp Video e CG, del prologo non rimane traccia, ma vista la sua natura decisamente estranea rispetto al film (si tratta di un intervento extrafilmico atto a impressionare il pubblico nell’accedere all’orrorifico racconto) è probabile che potesse essere inserito o eliminato dalla proiezione a seconda di copie diversificate messe in circolo dalla produzione.
In ogni caso, pur trattandosi di un’opera frutto di manipolazioni e successive aggiunte, Terrore alla tredicesima ora risulta a oggi un entusiasmante prodotto low-budget, in cui le ristrettezze produttive non sono nemmeno troppo evidenti e l’aria di serie B è per lo più ravvisabile nei dialoghi iper-didascalici del primo quarto d’ora, che tuttavia potrebbero essere nuovamente frutto di manipolazioni produttive (Coppola riferisce che Corman insistette molto per aggiungere insistenti voci-over finalizzate a una maggiore chiarezza della trama). A conti fatti, ci troviamo di fronte a un tipico caso di film low-budget salvato dalla regia e dalla raffinatezza espressiva, che dopo più di 50 anni è ancora capace di assestare notevoli colpi emotivi grazie a montaggio e découpage, e pugni furibondi a occidentali retoriche familiari.

Sulle prime Terrore alla tredicesima ora vede una rapace biondona far arrabbiare il marito, debole di cuore, fino al fatale infarto. Sbarazzatasi del cadavere in un laghetto, scopriamo che la bella Louise è ospite di un castello in Irlanda, dove la famiglia del marito si è riunita per partecipare alla commemorazione annuale della scomparsa di una sorellina, annegata nel laghetto di cui sopra. Parallelamente alle trame di Louise per persuadere la suocera a cambiare testamento e per nascondere la morte di suo marito, si mette in azione un misterioso assassino armato di ascia, la cui prima vittima sarà proprio Louise in una progressiva catena di orrori, omicidi e decapitazioni.
Il modello di Psycho è evidente e praticamente dichiarato, con citazione più o meno diretta nella magistrale sequenza del primo omicidio. Se Hitchcock mostrava una Janet Leigh “falsa protagonista” che muore dopo mezz’ora spiazzando le attese dello spettatore riguardo ai suoi sviluppi di racconto (il furto di denaro), Coppola esordisce puntando gran parte delle responsabilità narrative sulle brame di Louise e sui suoi stratagemmi per occultare la morte del marito e plagiare la suocera, per poi farla macellare barbaramente dall’assassino in riva al lago a metà del percorso.
Le similitudini tra le due situazioni cinematografiche sono numerose, ma anche saggiamente rielaborate in senso personale: donna/atto criminale/nudità/acqua/omicidio punitivo/arma da taglio. Là un coltello, qui un’ascia. Là la doccia, qui un laghetto. In entrambi i casi, una donna rea e nuda. In entrambi i casi, una psicosi omicida determinata da un contesto familiar-materno oppressivo e venato dalla follia.
Dopo la morte di Louise, il film segue uno svolgimento ancora da Psycho camuffato, in cui l’indagine è condotta da un elemento esterno (per Hitchcock il detective di Martin Balsam: per Coppola il medico di famiglia interpretato da Patrick Magee) per giungere a uno scioglimento in ambito di psicosi e senso di colpa. Non ultimo, in entrambi i film appaiono corpi falsi o impagliati a profilarsi come feticci carichi di amore/odio: la ragione per cui l’omicida di Coppola ha realizzato e conservato una bambola di cera somigliante a Kathleen è assai simile al motivo che spinge Norman Bates a tenersi la madre impagliata in casa.

Tuttavia, Coppola personalizza la richiesta di Roger Corman (film a basso budget in aria di Psycho) enfatizzando innanzitutto due elementi: il contesto da racconto gotico anglosassone e un uso più evidente e spregiudicato di toni grotteschi. Da un lato, Coppola insiste sull’ambientazione perturbante in un castello irlandese dalle tipiche ali misteriose, dove è meglio non accedere e dove conseguentemente si vuole accedere ad ogni costo; dall’altro, il racconto si apre a una più ampia contestualizzazione familiare, in cui la “dementia” del titolo originale permea tutto il nucleo come una tara pericolosa da cui è impossibile sfuggire, con beffarde e ghignanti sottolineature grottesche ben rimarcate tra l’altro dall’uso del commento musicale.
Forzando notevolmente la mano interpretativa, Coppola sembra mostrare già la propensione al racconto di un nucleo familiare cupamente claustrofobico, dove il rito ai limiti del demoniaco (in qualche modo la madre vuol “riportare in vita” la piccola Kathleen una volta all’anno) tiene legati tutti i componenti secondo relazioni nevrotiche e avverse all’intrusione di elementi estranei: Il Padrino e la sua claustrofobia nevrotico-familiare.
Non dobbiamo comunque dimenticarci che siamo in un contesto low-budget e su commissione, in cui certo Coppola resta responsabile dello script secondo un’ottica di autore totale, ma con netta preponderanza dello spettacolo funzionale a un uso rapido e vorace, un film dopo l’altro al drive-in, inserito in un consueto “double bill”. Per cui dedurre eccessivi tratti di scelte autoriali si traduce in un’operazione spesso rischiosa.

È da rintracciare forse la mano più personale di Coppola nell’impaginazione formale, in cui si sposano in modo perfettamente simbiotico la tendenza all’eccesso barocco dell’autore e la medesima tendenza insita in molto cinema a basso budget di largo consumo. I contrasti forti della fotografia in bianco e nero ai limiti dell’espressionismo, l’uso enfatico della musica, l’efferatezza manierata delle esplosioni di violenza, le insistenze su inquietanti riproduzioni artificiali di corpi umani (fanno capolino anche dei terrificanti pupazzetti alla Profondo rosso), si riconducono in modo coerente all’anima eccessiva di un autore capace in seguito di enormi visioni, in cui l’eccedenza di suono e immagine assume essa stessa sostanza e significato. È un tratto ravvisabile in molte sequenze realizzate sul crinale dell’entusiasmante virtuosismo. Basti pensare ai brani di ripresa subacquea (l’incipit e la discesa nel laghetto di Louise) in cui alla perizia tecnica si sposa quel ghigno beffardo che solca una distanza tra l’autore e la materia narrata, e dove più che mai le scelte narrative si caricano di consapevoli o intuiti significati psichici: immergersi in acqua è sprofondare negli abissi di un rapporto tormentoso con la psiche e la figura materna.
In un contesto produttivamente povero, insomma, si gettano le basi per un cinema fortemente radicato nella ricerca formale e nella salvifica idea di regia. Qui non ci sono ricchi finanziamenti, e per salvarsi l’anima l’autore Coppola non può che dare sfogo alla sua inventiva audiovisiva. Più avanti, sarà proprio la sua immaginazione eccessiva a cercare di fare violenza alla Hollywood classica e sontuosa, per piegarla alla propria visione.
Del basso budget Terrore alla tredicesima ora pare conservare anche il disinteresse per la coerenza narrativa: da metà in poi a nessuno dei personaggi interessa più che fine ha fatto il fratello che muore d’infarto nell’incipit, e il racconto si sposta su tutt’altro. In realtà già nei suoi esordi Coppola sembra fare a pugni con la grammatica hollywoodiana e le sue ferree regole narrative, pur restandoci dentro. Arcaico e moderno, classico e innovativo. Un po’ per necessità, un po’ per ispirazione personale.

Extra
Trailer originale, manifesti e locandine originali. Il film è in lingua originale con sottotitoli italiani.
Info
La scheda di Terrore alla tredicesima ora sul sito di CG Entertainment.

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