The Transparent Woman

The Transparent Woman

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Domiziano Cristopharo continua a seguire traiettorie completamente personali, cercando nuove angolazioni all’angoscia. In The Transparent Woman mescola fiaba nera e cinema classico, eros e (ovviamente) thanatos. Con Roberta Gemma e Arian Levanael.

Dietro la porta chiusa

Anna è una donna che è riuscita a costruirsi una propria indipendenza nonostante sia cieca. Con suo marito Carlo vende l’appartamento per trasferirsi nella vecchia casa di campagna in cui l’uomo è cresciuto. Anna si sente molto sola, visto che Carlo è fuori tutto il giorno per lavoro. Una strana sensazione la avvolge: e se qualcosa o qualcuno abitasse tra quelle vecchie mura, insieme a loro? [sinossi]

Nel microcosmo del cinema indipendente italiano, distante da qualsiasi forma di sovvenzionamento statale o di distribuzione in sala, una figura come quella di Domiziano Cristopharo assume proporzioni quasi totemiche. Da quando esordì, con House of Flesh Mannequins (2009), Cristopharo ha dimostrato di muoversi al di fuori di qualsiasi cliché, inseguendo traiettorie completamente personali, e cercando nuove angolazioni alla messa in quadro del concetto di angoscia. Un modo di far cinema artigianale, nel senso più puro e alto del termine, in cui è l’idea a dominare di fronte a qualsiasi ristrettezza economica. Un modo di far cinema che non trova sulla sua strada solo estimatori: i film di Cristopharo generano spesso una polemica, tutta interna al sottobosco indipendente, che travalica la discussione sul valore in sé e per sé di ciò che prende forma sullo schermo. Anche per questo, con ogni probabilità, il regista romano ha scelto di diradare la sua presenza ai festival italiani.
Un destino che ha visto come protagonista anche The Transparent Woman, che dopo l’apparizione al mercato di Cannes alla ricerca di potenziali acquirenti ha avuto la sua prima mondiale in Quebec, all’Horror Fest di Montréal, dove era stata programmata anche una piccola retrospettiva parziale dei lavori di Cristopharo (Phantasmagoria, P.O.E. 3 e Red Krokodil). Una fuga dall’Italia che certifica, al di là di tutto, la difficile situazione produttiva e distributiva della cinematografia nazionale. Cristopharo non è infatti solo un regista dedito all’autoproduzione, ma ha anche tentato di organizzare dal basso una factory incentrata sull’orrore, e su tutto ciò che lo circonda. Non è certo un caso che il suo nome spunti fuori tanto in Fantasticherie di un passeggiatore solitario di Paolo Gaudio (nel quale si dedica alla recitazione) quanto in E.N.D., zombie-movie collettivo che ha diretto insieme a Federico Greco, Luca Alessandro e Allegra Berardoni.

Il rischio più grande, immediato, che corre The Transparent Woman nel suo contatto con il mondo cinefilo e degli addetti ai lavori, è quello di essere etichettato per una pura questione di casting. La protagonista scelta da Cristopharo è infatti Roberta Gemma, stella del panorama porno internazionale: un ritorno di fiamma, visto che i due avevano già collaborato all’epoca di House of Flesh Mannequins, Bloody Sin e Hyde’s Secret Nightmare. Nel tumultuoso rapporto tra il mondo del cinema e la branca del settore pornografico – in cui si nascondono anche non poche distonie del sistema – molti approfitteranno per scagliarsi con durezza contro The Transparent Woman, “colpevole” di aver cercato un punto di fusione, un amplesso (è proprio il caso di dirlo) tra due aspetti paralleli ma che con troppa facilità vengono contrapposti, neanche fossero emblema di due eserciti schierati e pronti alla battaglia.
Roberta Gemma, al contrario, accetta di mettersi una volta di più in gioco, e lo fa dimostrando non solo una professionalità apprezzabile, ma anche e soprattutto una capacità interpretativa sempre più convincente. Dovendo reggere pressoché da sola il peso dell’intero film – l’unico altro protagonista in scena, eccezion fatta per una comparsata, è Arian Levanael, altro habitué dei set di Cristopharo – Gemma dà sfogo a una sensualità che deve combattere con un’angoscia sottile, persistente, puramente atmosferica.

È qui, nel mood allestito da Cristopharo (che, nella totale economia dei mezzi, si occupa in prima persona sia della fotografia che del montaggio), che The Transparent Woman sfodera le sue carte migliori. La narrazione non è costruita per colpi di scena e climax emotivi, per quanto anche questi non manchino, ma procede sottopelle, silente e incessante. L’angoscia si stratifica, senza mai cedere all’orrore duro e puro ma agguantando alle spalle lo spettatore. La maturazione registica di Cristopharo è sempre più evidente, come la sua capacità di costruire un immaginario composito potendo contare su pochi elementi scenici. Come sempre accade nei film del regista, l’orrore non è tanto in quel che si palesa sullo schermo, ma piuttosto nelle sensazioni e nei percorsi mentali dei suoi protagonisti: ennesimo dramma dell’anima, The Transparent Woman assume le forme della fiaba nera per cercare di dare vita all’immobile, all’inanimato.
La casa di campagna è già un personaggio, forse il più compiuto e completo, quello di cui lo spettatore conosce memorie e desideri. In questo senso il film sembra trovare punti di contatto con alcuni classici del cinema hollywoodiano, come Dietro la porta chiusa di Fritz Lang e Rebecca, la prima moglie di Alfred Hitchcock (che, con la sequenza dell’ingresso nella stanza di Rebecca, ispirò l’idea alla base del film di Lang). Un cinema d’immagine e atmosfera, di luce e suono, in cui il deliquio onirico non abbandona mai la terracea crudeltà dell’umano. Proprio l’utilizzo del sonoro, in The Transparent Woman, rappresenta uno dei punti di forza più evidenti: un suono liquido, quasi avanguardistico nella sua demolizione della logica più basica a favore di una ricerca continua dell’emozione e del senso della fonica. Cristopharo concettualizza il suono, eliminando l’aspetto più direttamente “naturale” e lavorando su echi, reiterazioni, simbolismi uditivi.
Sarebbe affascinante trovare uno spazio consono a un’opera così fuori dai canoni nel sistema distributivo italiano. Affascinante e giusto, forse persino doveroso. Ma è una battaglia logorante e stanca, della quale non si vede la fine…

Info
Il trailer di The Transparent Woman.

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