Slow West

Slow West

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Il regista scozzese John Maclean esordisce nel lungometraggio con Slow West, che rilegge un genere tipicamente americano, il western, attraverso lo sguardo dello straniero, dietro e davanti la macchina da presa.

Chi va piano…

Un giovane scozzese residente negli Stati Uniti intraprende un lungo viaggio per ritrovare la propria amata. Lungo il cammino si imbatterà in diversi ostacoli, aiutato da un cacciatore di taglie… [sinossi]

Chi ha avuto modo di vedere Pitch Black Heist, splendido cortometraggio in bianco e nero con protagonisti Michael Fassbender e Liam Cunningham che giocava sulle convenzioni dello heist movie e sull’uso del suono, avrà già potuto apprezzare il talento del regista scozzese John Maclean, che ritrova Fassbender – presente anche nel suo corto Man on a Bicycle – per Slow West, un’opera prima che rilegge i miti americani in un’ottica da outsider. La frontiera americana è stata infatti ricreata interamente in Nuova Zelanda, con alcune scene girate in Scozia (paese d’origine del personaggio principale), mentre i personaggi sono o stranieri o comunque interpretati da attori non-americani: l’irlandese Fassbender, gli australiani Kodi Smit-McPhee (The Road) e Ben Mendelsohn (Animal Kingdom), lo scozzese Rory McCann (il Mastino ne Il trono di spade) e la neozelandese Caren Pistorius.

Ne risulta un film che, pur essendo profondamente ancorato nell’iconografia cinematografica statunitense, si muove con un passo più europeo (come indica già il titolo), privilegiando il verbo e i personaggi all’azione. L’operazione è pervasa da un pessimismo cosmico intriso di humour nero, che a tratti ricorda la reinterpretazione del western effettuata dai fratelli Coen ne Il Grinta. E se l’esordiente Maclean non è ancora al livello di tale duo per quanto concerne la scrittura (comunque molto solida), tuttavia riesce a compensare con un’ottima gestione dello spazio e una buona creazione di un’atmosfera brutalmente poetica e crepuscolare, fino ad una conclusione perfettamente coerente con la visione del cineasta e le convenzioni del genere.

Una particolare menzione la meritano anche gli interpreti, provenienti da ambienti disparati ed ottimamente riuniti in questa America d’altri tempi: il giovane Smit-McPhee continua a dimostrare una maturità attoriale che dovrebbe portargli fortuna in progetti futuri, mentre Mendelsohn si riconferma una delle migliori “facce da schiaffi” del cinema in lingua inglese di oggi, con quel suo carisma un po’ rozzo. E poi c’è Fassbender, con un ottimo esempio di understatement da star del cinema classico. Un punto di forza notevole per una pellicola che, purtroppo, rischia di finire in una sorta di dimenticatoio: per quanto ben accolto al Sundance, Slow West è poi uscito negli USA contemporaneamente al cinema (in poche sale) e in video on demand, sintomo di una certa mancanza di fiducia dei distributori in qualsiasi potenziale commerciale del film, cosa accaduta anche nel caso di Contagious (nonostante la presenza di Arnold Schwarzenegger). Destino ingrato per un’opera affascinante che merita tutt’altra visibilità.

Info
La scheda di Slow West sul sito del Neuchâtel International Fantastic Film Festival.
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