Le cose che verranno – L’avenir

Le cose che verranno – L’avenir

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Presentato in concorso alla Berlinale 2016, Le cose che verranno – L’avenir, il quinto lungometraggio di Mia Hansen-Løve che vuole segnare un distacco dal tema della giovinezza. La felicità, la serenità, il passare degli anni, le tappe inesorabili della vita sono esplorate attraverso le vicende umane, nel corso di tanti anni, di una donna che si avvicina alla sessantina.

I libri con la parola “morte” nel titolo

Nathalie, di mezza età, è un’insegnante di filosofia. Scrive e pubblica i suoi scritti per una piccola casa editrice. Ama il suo lavoro e la sua materia. Con il marito e i figli conduce una tranquilla esistenza. Ma una serie di eventi inaspettati cambierà tutto e Nathalie sarà obbligata a reinventarsi una vita. [sinossi]

«Mi regalavi solo libri con la parola “morte” nel titolo». Così apostrofava l’Annie di Io & Annie l’ex-compagno. E allo stesso modo Nathalie, il bellissimo ritratto femminile realizzato da Isabelle Huppert, è perennemente vista con libri di filosofia in mano, uno dei quali, verso la fine del film, si intitola proprio “La morte”. Il collegamento con l’universo alleniano viene molto facile (peraltro Un’altra donna del regista newyorkese aveva come protagonista ancora una professoressa di filosofia), nel narcisismo intellettuale, ma senza la stessa ironia, nell’atmosfera radical chic che pervade Le cose che verranno – L’avenir di Mia Hansen-Løve, regista enfant prodige del cinema francese, osannata dall’intellighenzia d’oltralpe. Regista che evidentemente vede in Nathalie un’estensione di se stessa più avanti negli anni.
Chi è Nathalie? Un’intellettuale francese uscita sicuramente da qualche école normale supérieure. Crede nel suo lavoro di insegnante tanto come in quello di saggista. Vive di filosofia, di studio, di arte maieutica nei confronti dei suoi allievi, con i quali prosegue le lezioni dalle aule ai prati all’aperto. Non sopporta però i movimenti di contestazione studentesca, li considera un intralcio alle lezioni. Non ha quell’atteggiamento da “vivi e lascia vivere” del professor Dominici/Alain Delon de La prima notte di quiete.
È in questo una donna disillusa, che ha perso quella voglia di cambiare il mondo di quando si è giovani, per chiudersi nella sua filosofia. È stata per qualche anno comunista, vero, ma in fondo quando era una moda.
Sopratutto Nathalie è una persona nevrotica, stressata, capace di gettare via d’istinto un mazzo di fiori nella spazzatura, salvo poi ripensarci e riprendere la sacca che li conteneva. Una donna sempre in movimento, che non si ferma mai, e noi con lei.

Con Le cose che verranno – L’avenir, presentato in concorso alla Berlinale 2016, Mia Hansen-Løve costruisce un film compulsivo, senza pause, con ellissi a volte anche di lunghi periodi, strutturalmente snervante. E non è una semplice angoscia metropolitana. Anche nei tanti momenti del film in ambienti naturali, che alternano le luci della città, Nathalie si porta dietro il suo mondo, le sue letture, la sua sfera intellettuale. La vediamo subito su un battello, intenta a correggere i compiti dei suoi studenti. La vedremo su uno scoglio davanti a un saggio, mentre gli amici fanno il bagno in un torrente.
Questo stesso suo dinamismo, questo non fermarsi mai, più che la sua filosofia, sembra in qualche modo fornirle un antidoto alle prove che la vita le mette di fronte. Il marito che se va con un’altra donna, l’anziana madre allettata, portata in un ospizio dove finisce i suoi giorni. In generale la senescenza, lo sfiorimento. Sono le tappe della vita. Mentre tra gli ambienti naturali del film compaiono spesso paesaggi di fango, di secca, di bassa marea. La fluttuazione della vita, che prevede però che ogni china possa essere risalita. Ma a una serenità ritrovata sembra ci si arrivi non tanto con Schopenhauer, quanto con le fusa della gatta nera di nome Pandora, che apparteneva alla madre. Con la riscoperta dei piaceri genuini della vita, la colazione abbondante, la neve che cade. E soprattutto una nipotina, il diventare nonna. E il film si chiude con una ninna nanna.
Facile facile però, con un’atmosfera da amaro Averna, il gusto pieno della vita.

Info
La scheda di L’avenir sul sito della Berlinale.
Il trailer di L’avenir su Youtube.
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1 Commento

  1. Giampiero 15/02/2016
    Rispondi

    Buongiorno Roberto, oggi non riuscivo a visualizzare il tuo commento, di cui mi avevano avvisato. Mi spiace per l’equivoco, ma nella frase incriminata riportavo semplicemente una frase della stessa protagonista. Lei ha idee di destra e a un certo punto ammette con rammarico di essere stata da giovane per tre anni comunista, “quando lo erano tutti”. Se errore ho fatto è semplicemente non aver usato il virgolettato.

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