Nonno scatenato

Nonno scatenato

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Robert De Niro abbandona i suoi residui freni inibitori e si concede in Nonno scatenato una farsa demenziale e boccaccesca, il cui obiettivo è quello di tener lontana il più possibile la morte.

Mi piaccion le sbarbine

Jason sta per sposarsi con la figlia del suo capo e diventare così socio nello studio legale del suocero. Quando però il puritano Jason cade nella trappola del nonno Dick, che lo costringe ad accompagnarlo a Daytona per le vacanze di primavera, le sue nozze vengono messe seriamente a rischio. [sinossi]

È esercizio inutile, quanto del resto ozioso, cercare di tenere distinti i codici di alto e basso nel cinema americano, almeno in quello che cerca di tenere fede alla sua tradizione, magari osando sempre un po’ di più. Così chi rimpiange il De Niro attore d’autore per Scorsese, Coppola e compagnia, dovrebbe sempre ricordare che un attore non può ripetere se stesso e che piuttosto deve poter indossare mille volti, puntando sempre a riconfigurare il suo “personaggio”. E poi l’attore è per sua natura un guitto, rappresentante di una categoria sociale un tempo rifiutata dalla società, e anche se ora quei guitti sono diventati delle star strapagate e riverite, si resta – o si dovrebbe restare – pur sempre dei paria.
De Niro deve esserselo ricordato per il ruolo folle, demenziale e boccaccesco che interpreta in Nonno scatenato, diretto da Dan Mazer, regista britannico che non a caso ha co-scritto e anche prodotto alcuni delle irriverenti commedie con protagonista Sacha Baron Cohen, da Borat a Brüno, passando per Il dittatore (ma non ci risulta che abbia messo mano a Grimsby – Attenti a quell’altro, ed è forse per questo che ci è sembrato il film meno riuscito della filmografia di Baron Cohen?). La demenzialità assoluta di Nonno scatenato, spinta fino all’estremo e anche oltre, è per certi aspetti simile a quella che abbiamo saputo apprezzare nei titoli sopracitati, con la differenza che qui viene declinata apposta per De Niro. E cosa può esservi al centro del discorso per un attore di settantatré anni se non la vecchiaia e la paura della morte? Nonno scatenato perciò ruota in maniera sin troppo palese – ma non per questo inefficace, anzi – intorno a questa tema, dotandosi di quella che potremmo definire una disperata e pecoreccia vitalità.

Il giorno successivo al funerale della moglie, infatti, Dick – questo il nome del personaggio interpretato da De Niro – parte per la sua villa in campagna con il nipote (Zac Efron), ufficialmente per andarsi a riposare e, magari, per elaborare il lutto. In realtà, l’obiettivo del viaggio è ben altro: trovare una ragazza con cui fare sesso, dopo ben quindici anni di inattività. Da qui in poi parte una ridda di situazioni carnascialesche in cui il nipote cerca a fatica di trattenere il nonno, finendo però per essere sopraffatto dalla sua esuberanza: prima lo becca mentre si masturba davanti a un porno, poi lo vede rimorchiare basito due giocatrici di golf, quindi un paio di ragazze (accompagnate da un gay) in una dining-room, e così via, con situazioni che si fanno via via più estreme, tra risse, simulazioni di coiti e di eiaculazioni, sfide di virilità, immancabili riferimenti alla guerra in Vietnam, svasticazzi (che sta per svatiche a forma fallica), spring break fuori controllo, ecc.

Non è la prima volta che il cinema americano ci mostra come la demenzialità possa diventare un codice perverso attraverso cui guardare il mondo, come non è la prima volta – anche in tempi recenti – che assistiamo a sgangherati buddy movie on the road (si pensi solo a Parto col folle con Robert Downey jr. e Zach Galifianakis), ma non c’è dubbio che in questo caso il ribaltamento carnevalesco – che è anche, naturalmente, un ribaltamento generazionale, visto che è l’anziano a trainare il giovane – appare particolarmente azzeccato, tanto che l’anticonformismo sfacciato di Nonno scatenato assurge nel finale a dimensioni quasi epiche, quantomeno nel momento in cui parodia palesemente il conformismo anni ’50 dell’era Eisenhower e si inventa un matrimonio amorale degno quasi dei fratelli Marx.

In tutto questo De Niro e Zac Efron duettano con notevole auto-ironia e si lasciano andare alle peggiori nefandezze (una particolarmente divertente – e molto simile alle gag à la Baron Cohen – vede Efron alle prese con un bambino su una spiaggia). Su tutto, però, aleggia la morte, sia quella che vediamo nell’incipit di Nonno scatenato, della moglie di De Niro, sia quella che viene prefigurata al momento dell’incontro con un vecchio amico del nonno in questione, interpretato nientemeno che da Danny Glover. Qui l’incubo della malattia, della vecchiaia e della morte si fa più concreto e l’unico modo per allontanare il tutto non può che essere un nuovo ennesimo sberleffo, un po’ nello spirito di Amici miei, nel caso specifico segnalato da un atto di sodomia finemente ricamato.
E allora perché condannare il nostro protagonista o, ancora, perché condannare De Niro per le sue spregiudicate volgarità? Finché si vive, per quel che poco che resta, l’unico obiettivo – come insegnava il medico al giovane Allen in Io e Annie – è cercare di godercela.

Info
Il trailer di Nonno scatenato su Youtube.
Il sito ufficiale di Nonno scatenato.
La pagina facebook di Nonno scatenato.
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